16/10/2017, 08.59
IRAQ

Kirkuk, scontri fra esercito irakeno e curdi. Timori per un nuovo conflitto

Scambi di artiglieria e razzi fra i due fronti nella mattinata di oggi alla periferia sud della città. Baghdad vuole riassumere il controllo di importanti pozzi petroliferi, di una base militare e dell’aeroporto. Dall’area proviene il 40% del petrolio esportato dalla regione autonoma del Kurdistan. 

 

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - Nella mattinata di oggi si sono registrati pesanti scontri alla periferia sud di Kirkuk fra l’esercito irakeno e le milizie curde. Le violenze fra i due fronti, finora alleati nell’offensiva contro lo Stato islamico (SI, ex Isis), sono divampate all’indomani di una “importante operazione” lanciata da Baghdad per riprendere il controllo di una base militare e dei pozzi petroliferi della zona. 

In precedenza la televisione di Stato irakena aveva annunciato che le truppe governative avevano riconquistato “numerose zone” della provincia di Kirkuk, strappandole al controllo dei Peshmerga (i combattenti curdi) “senza combattere”. Tuttavia, fonti militari di Erbil e Baghdad riferiscono di scambi di artiglieria e di razzi Katyusha a sud del capoluogo. 

In un intervento alla tv di Stato il Primo Ministro irakeno Haider al-Abadi ha precisato di non voler “fare guerra ai cittadini curdi”. Egli ha però “dato ordine alle forze armate di riassumere il controllo della sicurezza a Kirkuk”. 

Le truppe dell’esercito irakeno, spiega una nota governativa, hanno il compito di “mettere in sicurezza le basi e le strutture governative nella provincia di Kirkuk”. Il loro obiettivo è quello di riprendere i centri militari e i campi petroliferi, finiti nelle mani dei Peshmerga nel 2014, all’inizio della guerra contro i miliziani dello Stato islamico. 

Testimoni locali riferiscono di numerosi feriti fra i curdi. Diversi combattenti sarebbero stati ricoverati negli ospedali di Kirkuk. 

Il 25 settembre scorso la regione autonoma nel nord dell’Iraq ha tenuto un referendum per l’indipendenza, che si è chiuso con una schiacciante vittoria dei favorevoli (oltre 90% di sì). Il voto si è svolto anche nel territorio conteso di Kirkuk. Baghdad ha dichiarato che il referendum - svolto a dispetto dell’opposizione regionale e internazionale, fatta eccezione per Israele - è illegale. 

Hemin Hawrami, portavoce del presidente curdo Massoud Barzani, conferma che i Peshmerga “si sono ritirati da Tal Al-Ward”, zona della periferia sud-est di Kirkuk. I miliziani hanno anche abbandonato l’area industriale alla periferia della città “senza combattere”. 

La crisi fra Erbil e Baghdad preoccupa le cancellerie internazionali ed è alto il rischio di un nuovo conflitto nella regione. Ieri mattina il Consiglio di sicurezza irakeno ha definito una “dichiarazione di guerra” la presenza nell’area di “combattenti che non appartengono alle forze regolari di Kirkuk”. Fra questi vi sarebbero anche i membri del Partito curdo dei lavoratori, il Pkk, gruppo attivo in Turchia e considerato “terrorista e fuorilegge” da Ankara. 

I vertici dell’esercito irakeno hanno chiarito di non voler “entrare” a Kirkuk e “strappare” il controllo città. L’obiettivo è quello di riprendere “postazioni militari” e “infrastrutture” strategiche e sotto il loro controllo prima dell’ascesa dell’Isis nella zona. 

I curdi controllano la città di Kirkuk e tre importanti centri petroliferi nella provincia, all’interno dei quali si producono fino a 250mila barili al giorno. Un volume pari al 40% del totale delle esportazioni provenienti della regione autonoma del Kurdistan irakeno. Insieme ai pozzi petroliferi, Baghdad preme per riprendere il controllo di una base militare e dell’aeroporto internazionale.

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