22 Ottobre 2017
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est


  • » 28/09/2017, 11.36

    IRAQ

    Nel Kurdistan accerchiato, la festa con la bandiera vaticana, giapponese e turca (Video)

    Pierre Balanian

    Dopo l’Iran, da domani anche la Turchia sospende i voli da e per Erbil e Suleymaniyeh. I pochi posti disponibili raggiungono cifre vertiginose. Confini curdi controllati dall’esercito irakeno e da soldati iraniani e turchi. La Siria promette autonomia ai curdi siriani.

    Duhok (AsiaNews) All’indomani del referendum per l’indipendenza, il Kuridistan irakeno si trova ad affrontare la crescente minaccia di un isolamento internazionale. In queste ore le autorità di Erbil hanno diffuso i dati ufficiali della tornata consultiva: il 92,73% dei votanti hanno detto “sì” allo Stato autonomo, confermando le prime indiscrezioni filtrate alla chiusura dei seggi. Mentre la popolazione curda celebra il voto e il presidente Massud Barzani rilancia il dialogo con Baghdad, l’aviazione turca ha bombardato ieri pomeriggio un “obiettivo” situato nel Kurdistan irakeno, uccidendo 13 presunto membri del Pkk (Il Partito curdo dei lavoratori, organizzazione “terrorista” secondo Ankara). Una prima rappresaglia militare, unita alle minacce di strangolamento economico di Erdogan.
    Di seguito, il reportage dell’inviato di AsiaNews.

     

    Dinanzi alle minacce sempre più pressanti di uno strangolamento economico del Kurdistan iracheno, centinaiai di persone sono scese in piazza ieri sera a Duhok per gridare in curdo “Davlet! Davlet! (Stato! Stato!)”. Un’ aspra e sottointesa critica a Massoud Barzani - da 26 anni presidente della Regione autonoma con i due ultimi anni senza mandato -  che ha fatto intendere di non voler dichiarare l’indipendenza nonostante la schiacciante vittoria del si al Referendum svolto il 25 settembre scorso. Mentre i venti di guerra soffiano da tutti i lati, i curdi sfidano la paura con canti nazionalisti e fuochi di artificio. In questa maifestazione oltre alla bandiera israeliana diventata ormai simbolo dell’appoggio straniero all’indipendenza del Kurdistan, è apparsa per la prima volta anche la bandiera gialla e bianca della Santa Sede. Assieme ad essa, altre bandiere di Paesi simpatizzanti e favorevoli ai curdi fra i quali quella del Giappone e perfino una bandiera turca! La Turchia è la prima in lista fra i Paesi decisi a punire il Kurdistan per aver sanscito un referendum che il presidente turco Erdogan ha classificato di “tradimento”.

    Con il passare delle ore il cielo del Kurdistan si scurisce sempre di più e rischia di diventare per una seconda volta una No-Fly-Zone ma stavolta per volere del governo centrale di Baghdad. Il parlamento iracheno ha infatto legiferato che, come detta la costituzione, tutti i confini terresti e aerei devono ritornare ad essere sotto il controllo della Polizia doganale e dell’esercito del governo iracheno unito. Al Kurdistan è stato dato un ultimatum di tre giorni per consegnare gli aeroporti di Erbil e Suleymanieh, pena la chiusura di ogni attività aerea. L’ultimatum scade domani alle 18.00. Trovare posti nei prosssimi voli che precedono l’inizio delle sanzioni è diventato arduo mentre il prezzo dei posti di quelli ancora liberi sono lievitati in modo vertiginoso.

    Fra i primi Paesi ad accontentare Baghdad vi è l’Iran. Ancor prima della scadenza dell’ultimatum, da Teheran non partono né atterrano voli da e per Erbil e Suleymaniyeh. Ieri pomeriggio truppe dell’esercito iracheno e iraniano hanno perlustrato insieme i confini nord-occidentali permettendo ai soldati iracheni di restare nella parte iraniana e prendere il controllo di ogni ingresso e uscita dal Kurdistan. Teheran ha annunciato ieri di riconoscere solo il governo iracheno come “unica autorità competente del controllo dei confini” fra il Kurdistan e l’Iran.  Lo stesso, senza annunciarlo,  ha fatto la Turchia lasciando al confine nord i soldati iracheni che hanno partecipato fino al 26 ad esercitazioni congiunte sul confino turco iracheno. Ankara ha anche annunciato che interromperà i voli da e per Erbil e Suleymanieh a partire delle ore 18.00  di domani.

    Ormai le intenzioni di accerchiare il Kurdistan almeno economicamente per ora ed isolarlo dal resto del mondo sono chiare per tutti.

    Una settimana fa il Kurdistan era in situazione di forza per trattare con Baghdad.  Dopo aver sostenuto  il referendum, si trova ora in posizione di debolezza e, in ritardo, cerca di fare timidi passi indietro acettando la presenza di osservatori del governo negli aeroporti di Erbil e Suleymaniyeh, pur rifiutando di consegnarli.

    La Turchia minaccia di voler chiudere anche l’oleodotto attraverso il quale il Kurdistan esporta il suo greggio, quasi a realizzare la promessa di Erdogan di “affamare i curdi”. Queste “minacce turche” hanno spinto la Siria a sfruttare un’irripetibile occasione. Ieri Damasco ha annunciato di essere pronta a riconoscere l’autonomia ai curdi siriani, una volta finita la guerra contro Daesh. Agli osservatori, questa mossa pare un invito ad Erbil ad esportare almeno il gas destinato ai russi attraverso l’unico sbocco rimasto, dalla Siria fino al Mediterraneo.

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    30/09/2017 10:24:00 IRAQ
    Voli sospesi in Kurdistan. Allo studio una mediazione dell’Onu

    Per punire il Kurdistan che ha osato lanciare il referendum sull’indipendenza, da ieri tutti i voli da e per Erbil e Suleymaniyeh sono cancellati. All’embargo aderiscono Iran, Turchia, Qatar, Giordania, Libano ed Egitto. Per andare all’estero vi sono solo voli locali strapieni per Baghdad. Non si ferma il commercio del petrolio verso la Turchia. Cresce l’ira dei curdi verso gli arabi iracheni.



    25/09/2017 14:56:00 IRAQ
    Il referendum del Kurdistan fra aria di festa e timori

    Fin dalle prime ore del giorno la gente si è riversata alle urne. Moschee e chiese partecipano all’aria festosa, coi canti del muezzin e le campane a distesa. Il Kurdistan è un Paese di tolleranza e di convivenza. I timori dei turkmeni di Kirkuk e le minacce della Turchia. L’appoggio della lobby israeliana, invisa agli arabi irakeni e a sciiti.



    21/09/2017 11:12:00 IRAQ
    Il referendum sul Kurdistan fa paura a cristiani, yazidi e turkmeni

    Nella regione si moltiplicano le feste per l’indipendenza del Kurdistan e per spingere la popolazione a votare “sì” al referendum. Ma diversi cristiani sono preoccupati per le tensioni con Baghdad e per il lievitare dei partiti islamici curdi. Yazidi e turkmeni minacciati. La proposta Usa di aggiornare il referendum e aprire tre anni di trattative in vista dell’indipendenza del Kurdistan. Almeno 50mila soldati ammassati al confine.



    27/09/2017 09:01:00 IRAQ - IRAN - TURCHIA
    Barzani: vittoria schiacciante del “sì” al referendum. Ankara e Teheran contro Erbil

    Al voto ha partecipato il 78% degli aventi diritto, su un totale di 5,3 milioni di elettori registrati. I favorevoli sarebbero circa il 90%, ma si attendono i risultati ufficiali. Baghdad avoca il controllo degli aeroporti del Kurdistan. Erdogan minaccia di affamare i curdi e pavento il rischio di “conflitto etnico”. L’Iran teme il “caos politico” e l’alleanza curdo-israeliana. 

     



    17/10/2017 12:33:00 IRAQ
    L’esercito irakeno strappa ai curdi due centri petroliferi alla periferia di Kirkuk

    Presi i centri di Bay Hassan e Havana, dal 2014 in mano a Erbil. Ogni giorno producono 250mila barili e garantivano il 40% delle esportazioni della regione autonoma. Il sostegno turco a Baghdad e l’appello alla calma e al dialogo degli Stati Uniti. Intellettuali curdi: gli elettori al referendum “imbrogliati da false promesse”. 

     





    In evidenza

    MYANMAR
    Non solo Rohingya: la persecuzione delle minoranze cristiane in Myanmar



    La sofferenza di Kachin, Chin e Naga. La discriminazione su basi religiose è in certi casi addirittura istituzionalizzata. I cristiani sono visti come espressione di una fede straniera ed in contrasto con la visione nazionalista. Per anni il regime militare ha introdotto feroci misure discriminatorie.


    VATICANO - ASIA
    Il mondo ha urgenza della missione della Chiesa

    Bernardo Cervellera

    Ottobre è un mese consacrato al risveglio della missione fra i cristiani. Nel mondo c’è indifferenza o inimicizia verso Dio e la Chiesa. Le religioni sono considerate la fonte di tutte le guerre. Il cristianesimo è l’incontro con una Persona, che cambia la vita del fedele e lo mette al servizio delle ferite del mondo, lacerato da frustrazioni e guerre fratricide. L’esempio del patriarca di Baghdad e del presidente della Corea del Sud.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®