10/02/2015, 00.00
MALAYSIA
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Kuala Lumpur, confermata la condanna per sodomia contro il leader dell'opposizione Anwar Ibrahim

Respinta l’istanza di appello presentata dal politico. In primo grado i giudici gli avevano comminato una pena di cinque anni. Una vicenda politica e giudiziaria che dura da oltre 17 anni, contro l’unico uomo in grado di contrastare l’egemonia governativa. Attivisti parlano di “persecuzione politica”, per il portavoce dell’esecutivo è un “processo giusto”.

Kuala Lumpur (AsiaNews/Agenzie) - Un tribunale malaysiano ha confermato la condanna per sodomia a carico del leader dell'opposizione Anwar Ibrahim, respingendo l'istanza di appello contro il verdetto di primo grado e gettando nuove ombre sulla sua carriera politica. La Corte federale ha rigettato la richiesta di revisione della precedente sentenza del marzo scorso, che lo ha riconosciuto colpevole di aver praticato atti sessuali con un giovane aiutante, Mohamad Saiful Bukhari Azlan, condannandolo a cinque anni di galera. La sodomia è illegale nel Paese asiatico a maggioranza musulmana, anche se finora poche persone sono state incriminate (e punite) per questo reato. 

La storia politica e giudiziaria di Anwar Ibrahim è caratterizzata da un'intricata vicenda di accuse e prigionia, che dura da oltre 17 anni; il 67enne leader malaysiano ha sempre respinto con forza i capi di imputazione, bollandoli come espedienti del governo per eliminarlo dalla scena politica. Egli era stato condannato nel marzo scorso, con una sentenza che aveva ribaltato un precedente giudizio di proscioglimento con formula piena. Il governo si era opposto, aprendo un nuovo procedimento che si era concluso con cinque anni di galera in primo grado, confermati oggi. 

Anwar Ibrahim è stato vice-premier fino al 1998, quando ha dovuto lasciare in seguito alle accuse di corruzione e sodomia, illegale in Malaysia anche fra adulti consenzienti. Imprigionato in concomitanza con la crisi dei mercati finanziari asiatici di fine millennio, egli ha trascorso sei anni in carcere.

Rilasciato nel 2004, il leader dell'opposizione è tornato alla politica attiva e alle elezioni del 2008 ha conquistato consensi in una fetta consistente dell'elettorato, soprattutto fra i malaysiani di origine cinese e indiana. Egli infatti, pur avendo un passato di islamico integralista, ha sostenuto la battaglia dei cattolici sull'uso della parola "Allah" e promuove una campagna - opposta a quella governativa - che unisce la maggioranza malay alle minoranze etnico-religiose. 

Analisti ed esperti di politica locale spiegano che Anwar guida una coalizione formata da tre partiti ed è l'unico uomo in grado di contrastare l'egemonia della leadership politica al potere a Kuala Lumpur. Il Barisan Nasional è al comando dal 1957, ma nelle ultime elezioni del maggio 2013 ha ottenuto il peggior risultato della sua storia. 

Il giudice capo Arifin Zakat ha parlato di "prove schiaccianti" sulla colpevolezza di Anwar Ibrahim e ha confermato i cinque anni di carcere. Centinaia di sostenitori all'esterno del tribunale hanno protestato a gran voce ala lettura della sentenza. Attivisti e movimenti pro diritti umani, fra i quali Human Rights Watch (Hrw) accusano il premier Najib Razak e l'esecutivo di perpetrare una "persecuzione di natura politica" nei riguardi di Anwar; un portavoce del governo parla di "processo giusto", al termine di una valutazione "obiettiva e bilanciata" delle prove. 

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