10/03/2021, 14.35
MALAYSIA - ISLAM
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Kuala Lumpur, l'Alta corte autorizza l’uso di Allah per i cristiani

Una controversia in atto da decenni e una battaglia legale durata oltre 10 anni. Per i giudici il ministero degli Interni ha oltrepassato le competenze e ha emanato una norma contraria alla Costituzione. La libertà religiosa “deve essere tutelata anche nel contesto di situazioni che coinvolgono l’ordine pubblico”.

Kuala Lumpur (AsiaNews) - Dopo una battaglia legale durata oltre 10 anni, con una sentenza l’Alta corte ha stabilito oggi che i cristiani del Paese possono usare la parola “Allah” per identificare Dio nelle preghiere, nei testi e nella pratica religiosa. Il verdetto annulla un bando in vigore da tempo e mette la parola fine a una controversia in atto da oltre 30 anni, con il governo a fianco dell’ala fondamentalista islamica nel sostenere il divieto. 

Il tribunale ha sancito l’uso di tre parole nelle pubblicazioni cristiane per scopo educativo: Kaabah (il santuario sacro per l’Islam alla Mecca), Baitullah (casa di Dio) e Solat (preghiera). A 13 anni dall’inizio della controversia in tribunale, il giudice Nor Bee Ariffin ha riconosciuto alla signora Jill Ireland Lawrence Bill, cristiana originaria di Sarawakian, il diritto costituzionale di usare la parola “Allah” per le pratiche religiose. 

Il confronto nelle aule di giustizia è iniziato dopo che nel 2008, mentre la donna rientrava dall’Indonesia, il governo ha confiscato otto compact disc con finalità educative in un aeroporto del Paese. Nel 2014 la Corte ha dichiarato illegittimo il sequestro e il materiale è stato restituito a Lawrence Bill l’anno successivo, restando in sospeso la questione relativa all’utilizzo della parola controversa. 

La sentenza, prevista in un primo momento per il 2018, ha subito diversi rinvii mentre le parti cercavano - invano - un accordo extragiudiziale, prima della pausa delle udienze imposta dalla pandemia di coronavirus. Essa dovrebbe anche annullare una circolare del ministero degli Interni che proibiva l’uso di “Allah” ai cristiani “per questioni di ordine pubblico”. Per il giudice il dicastero avrebbe oltrepassato le proprie competenze emanando una norma contraria ai dettami della Costituzione. “La libertà religiosa - spiega il giudice - deve essere tutelata anche nel contesto di situazioni che coinvolgono l’ordine pubblico”.

Il governo non ha sinora chiarito se intende ricorrere in appello contro la sentenza. Nel corso della vicenda si sono verificati episodi controversi, come il sequestro di 300 Bibbie nel gennaio 2014, e la sentenza della Corte di appello dell’ottobre 2013 che ha impedito al settimanale cattolico Herald Malaysia di usare la parola “Allah” per definire il Dio cristiano. In Malaysia, nazione di oltre 28 milioni di abitanti in larga maggioranza musulmani (60%), i cristiani sono la terza confessione religiosa (dietro ai buddisti) con un numero di fedeli superiore ai 2,6 milioni; la pubblicazione di un dizionario latino-malese vecchio di 400 anni dimostra come, sin dall'inizio, il termine "Allah" era usato per definire Dio nella Bibbia in lingua locale

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