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    » 28/04/2011, 00.00

    INDIA

    L’India ha molto da imparare da Giovanni Paolo II

    Cedric Prakash

    L’impegno di papa Wojtyla per i poveri, gli emarginati, le donne e a favore della vita in ogni sua forma è valido più che mai nell’India di oggi. E la Chiesa deve battersi contro le “strutture di peccato”.

    Ahmedabad (AsiaNews) – Cedric Prakash, sj, è direttore di Prashant, Centro dei gesuiti per diritti umani, giustizia e pace, di Ahmedabad. Ha scritto per AsiaNews questo commento sull’eredità di Giovanni Paolo II per la Chiesa indiana e l’India.

    E’ davvero significativo che Giovanni Paolo II sia beatificato il 1mo maggio 2011, giorno universalmente riconosciuto come la Giornata mondiale del lavoro! La coincidenza, casuale o intenzionale, in parecchi modi sottolinea ciò che Giovanni Paolo II ha reso evidente in tutta la sua vita.

    Dal momento in cui ha scritto la sua enciclica “Laborem exercens” (Sul lavoro umano), un documento che ha aperto una strada nel settembre 1981, fino alla fine del suo pontificato, nell’aprile 2005, Giovanni Paolo II ha sempre messo in luce con forza la dottrina sociale della Chiesa; e la necessità e l’importanza per ogni cristiano di rispondere alle realtà che affliggono il mondo.

    Nel 1987 la sua enciclica “Sollicitudo Rei Socialis” (La preoccupazione per le questioni sociali) ha fatto appello a una solidarietà molto chiara con i poveri, un’opzione che ogni essere umano deve avere nei loro confronti.

    Il 1mo maggio 1991 ha promulgato la sua enciclica “Centesimus Annus” (sul 100mo anniversario della “Rerum Novarum” di papa Leone XIII). Così, esattamente venti anni fa, con parole chiare, ha riaffermato la relazione fra la dignità umana e i diritti umani.

    Ogni anno il suo messaggio per il 1mo gennaio, un giorno a cui ha voluto dare il nome di “Giornata mondiale per la pace” ha sottolineato la relazione fra i diritti umani, la giustizia e la pace, e ricordando le parole di Paolo VI ha sempre riaffermato: “Se vuoi la pace, lavora per la giustizia”.

    Quale impatto allora ha il messaggio sociale di Giovanni Paolo II per noi cristiani nell’India di oggi? Se si fa un’analisi accurata dei suoi insegnamenti, si trova una chiara preferenza per i poveri, gli sfruttati e quelli a cui sono negati i diritti umani fondamentali. L’India per molti è in pieno “boom”, ma la dura realtà è che ampi settori del nostro popolo, in particolare i poveri e gli emarginati (dalit, adivasi e altri gruppi vulnerabili) non hanno accesso a cose fondamentali per l’esistenza.

    Giovanni Paolo II ha chiesto che ci fosse una risposta coordinata per alleviare le sofferenze di chi ha di meno. La Chiesa, pensava, deve essere visibile, parlare chiaro e rispondere ai loro bisogni. Ha affermato la necessità di distruggere “le strutture di peccato” che impediscono costantemente lo sviluppo dei poveri. In India siamo ancora al livello di “fare la carità”.

    I suoi messaggi sulla pace erano legati intrinsecamente alla libertà e alla giustizia. Nel 2004 il suo messaggio ha messo in evidenza i quattro pilastri   della “Pacem in Terris” di Giovanni XXIII: verità, giustizia, amore e libertà. Ha condannato i guerrafondai, e l’uso crescente delle armi in tutto il mondo.

    Il bilancio per la difesa in India cresce rapidamente e questo va a scapito dei settori di investimento sociale come educazione, salute, e sviluppo rurale; settori che darebbero beneficio ai poveri del Paese.

    Giovanni Paolo II ha preso anche posizione nel campo della libertà religiosa, Nel 1986, il suo documento “Ecclesia in Asia” ha irritato molti, in India. Quando per esempio ha affermato che la gente dovrebbe essere libera di abbracciare la religione che preferisce. Comunque, parecchi dei suoi critici di allora erano incapaci di accettare anche la sua condanna di “un sottosviluppo disumanizzante, uno sviluppo eccessivo che tende a ridurre la persona a un’unità economica in una rete di consumi sempre più oppressiva”.

    Qualche lezione per noi in India!

    Naturalmente ha sempre preso posizione con i lavoratori. E’ stato di grande aiuto nel liberare il suo Paese, la Polonia, dalle grinfie del totalitarismo, appoggiando apertamente il movimento dei lavoratori laggiù. E’ una lezione per la Chiesa indiana, che prenda posizione e accompagni nel nostro paese, oggi, il movimento del popolo.

    Giovanni Paolo II era anche considerato un papa “pro-life”. Le sue forti prese di posizione sull’aborto e l’eutanasia sono di grande rilievo per un Paese che non solo è nel travaglio di una discussione su questi temi, ma in cui ampi settori della popolazione sembrano accettare “l’inevitabile”.

    Soprattutto, è stato un difensore della causa e dei diritti delle donne, e della loro dignità. Ha detto e ripetuto costantemente che uomo e donna sono creati eguali, nell’immagine e nella somiglianza a Dio. In molti dei suoi insegnamenti ha sottolineato l’importanza di Maria come modello, e ha chiesto a tutti di imitarla. Un’altra lezione per l’India di oggi!

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