31/08/2018, 08.51
CINA
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L’Onu ‘inquieta’ per le detenzioni di massa di uiguri nello Xinjiang

La loro prigionia motivata da operazione di controterrorismo è solo “un pretesto”. Criticata anche la legislazione cinese, troppo vaga su “terrorismo”, “separatismo” e estremismo”. Prigioni e ospedali psichiatrici contengono un milione di prigionieri uiguri. Molti di loro muoiono per le condizioni in cui versano e per le torture. Sinicizzazione e sospetti verso tutte le religioni.

New York (AsiaNews) – L’Onu afferma di essere “inquieta” per i rapporti ricevuti sulle detenzioni di massa di uiguri nello Xinjiang e chiede la loro liberazione. Per L’organismo internazionale, la loro prigionia, motivata da operazione di controterrorismo è solo “un pretesto”.

All’inizio del mese, i membri del Comitato Onu per l’eliminazione delle discriminazioni razziali hanno ricevuto varie testimonianze che mostrano come Pechino “abbia trasformato la regione autonoma degli uiguri in qualcosa di simile a un campo di detenzione di massa”.

Il Comitato ha diffuso ieri le sue osservazioni, criticando “l’ampia definizione di terrorismo e le vaghe referenze all’estremismo, insieme a una non chiara definizione di separatismo presente nella legislazione cinese”.

Da decenni la popolazione etnica dello Xinjiang, i turcofoni uiguri, musulmani, sono sottomessi a una colonizzazione forzata di tipo militare e amministrativo. La loro repressione sociale e religiosa, è motivata da Pechino con la lotta al “terrorismo” e al “separatismo”. Nello Xinjiang esistono sparuti gruppi di indipendentisti, ma la maggioranza della popolazione vorrebbe solo una maggiore autonomia. Per tutta risposta, da alcuni anni la politica di Pechino verso gli uiguri è divenuta ancora più aspra in controlli, registrazione del proprio Dna, sequestro dei passaporti, divieti ai giovani di frequentare le moschee e di seguire i digiuni islamici.

Diverse testimonianze hanno rivelato l’esistenza di prigioni dove sono ammucchiati decine di migliaia di uiguri. A causa della sovrappopolazione e delle torture, si segnalano anche dei morti.

Secondo associazioni di uiguri all’estero, dall’aprile 2017, circa un milione di persone sono detenute per “estremismo religioso”.

Da parte sua, Pechino nega le accuse dell’Onu, ma ammette che “coloro che sono ingannati dall’estremismo religioso… vengono assistiti con un trasferimento e la rieducazione”.

Il governo cinese sospetta a priori ogni religione come capace di terrorismo, separatismo e estremismo, come si vede dai nuovi regolamenti varati lo scorso febbraio. Nei confronti dei musulmani, Pechino teme che le comunità cinesi vengano influenzate dall’estremismo islamico di predicatori sauditi, pakistani, afghani.

Nel mese scorso, Pechino ha provocato tensioni anche con la tranquilla comunità musulmana Hui, nel Ningxia, con la pretesa di “sinicizzare” l’architettura islamica, eliminando minareti e cupole dalla Grande moschea di Weizhou.

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