01/07/2017, 09.23
INDIA-USA
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L’abbraccio fra Modi e Trump per frenare l’espansione della Cina

di Luca Galantini

L’amicizia è incanalata in un’alleanza militare, nonostante la concorrenza economica. Il timore dell’asse Pakistan-Cina e lo sviluppo della Nuova Via della Seta. Washington venderà armi a Delhi e gli Usa produrranno gli F-16 in India.

Milano (AsiaNews) - Il primo incontro alla Casa Bianca tra il presidente Usa Donald Trump ed il Primo ministro indiano Narendra Modi si è svolto tra calorosi abbracci e strette di mano.

L’immagine massmediatica di amichevole clima di collaborazione tra i leaders della prima potenza mondiale e della più grande democrazia in Asia non deve però trarre  in inganno: per quanto i due Stati abbiano parecchi  punti di contatto, altrettanti sono i temi su cui Usa ed India ad oggi non sono in accordo, a partire dalle rispettive politiche economiche fortemente concorrenziali in tema di sfruttamento del know-how di alta tecnologia, a cui sono legati i visti di immigrazione per i lavoratori specializzati indiani nella Silicon Valley; in materia di barriere fiscali protezionistiche che fanno pendere la bilancia commerciale dell’import-export a favore dell’India; in relazione al rispetto degli accordi sul clima di Parigi da cui gli Usa intendono staccarsi.

Tuttavia, rispetto a queste centrali questioni di politica economica, nel corso del vertice tra Trump e Modi si è accertata una intesa molto determinata in materia di cooperazione militare e di politica estera di difesa.

Usa ed India hanno un comune interesse nell’Asia centrale ed in Estremo oriente, ossia cinturare e limitare la crescente influenza della Repubblica popolare cinese, che attraverso lo strategico programma di investimenti economico finanziario Obor (One belt one road, detta anche la Nuova Via della Seta), si è candidata ad assumere la leadership strategica del continente asiatico in proiezione internazionale.

I risultati degli accordi stipulati dai due leaders vanno esattamente nel senso del rafforzamento di una partnership politico-militare che miri ad isolare la Cina ed i suoi potenziali alleati all’interno del programma Obor, Pakistan in primis.

Il rafforzamento delle capacità militari e di difesa dell’India è stato così l’oggetto dei principali accordi sul tavolo perseguiti dalle due amministrazioni.

L’India ha diverse concrete ragioni per temere la capacità espansiva cinese: tra i progetti già avviati entro la Silk Road figura il corridoio economico tra Cina e Pakistan (Cpec) che congiungerà  i due Paesi, assicurando alla Cina un accesso diretto sul mar Arabico attraverso il porto di Gwadar, che è al contempo una importante base navale pakistana. L’India teme che l’accordo Cina-Pakistan  permetta l’istallazione di stazioni permanenti di controllo sull’attività della marina indiana, nel solco dell’obiettivo di Pechino di avere un monopolio di  controllo delle vie di comunicazione marittime e di contenere l’influenza indiana nel Pacifico.

Ancora Delhi  ha già manifestato tutta la sua contrarietà al transito del corridoio di trasporto sino-pakistano per il territorio del Kashmir, da decenni oggetto di aspra contesa militare tra i governi indiano e pakistano, i cui rapporti ora sono ulteriormente esacerbati.

Da parte sua, il Presidente Trump ha assicurato l’appoggio USA all’India nella lotta alle infiltrazioni terroristiche islamiste provenienti dal Pakistan, Paese che guarda con sempre maggiore attenzione alla Cina come partner privilegiato e che ha da sempre una ambigua relazione con le organizzaizoni terroristiche di ispirazione islamista.

E’ stato concluso un accordo per la vendita alle Forze armate indiane di 20 droni di sorveglianza militare per il controllo della navigazione marittima, per un importo di 2 miliardi di dollari: si osservi che l’India è il primo ed unico Paese che non sia membro della Nato ad ottenere la vendita di questi ultratecnologici strumenti militari.

Ancora, l’Amministrazione Usa mira ad ottenere l’appalto per la produzione in India dei potenti ed ancora aggiornati caccia F-16 destinati ad armare l’aviazione militare indiana, mentre il Pentagono ha autorizzato la vendita del gigantesco velivolo da trasporto militare Boeing C-17 al governo di Delhi.

In più, entro la fine dell’estate sarà dato il via ad una delle più grandi manovre di esercitazione militare navale nell’Oceano Indiano, a cui parteciperanno congiuntamente le marine USA, indiana e del Giappone, il principale alleato di Washington in Estremo Oriente.

Il Primo Ministro indiano Modi ha espressamente ringraziato il Presidente Trump per l’impegno comune nel rafforzamento della capacità militare e di sicurezza indiana, sottolineando come l’obiettivo comune strategico sia quello di garantire l’equilibrio e la pace degli assetti politici della regione indo-pacifica.

Non deve stupire se all’interno di questo quadro di cooperazione militare, durante l’incontro con il premier Modi, il presidente Trump abbia avuto parole di durissima condanna del regime nordcoreano di Kim Jong-un, nel segno di una ulteriore escalation dei tesissimi rapporti in atto tra i due Paesi: “Il regime nordcoreano è la fonte di enormi problemi ed è qualcosa di cui sarà necessario occuparsi e servirà probabilmente occuparsene in modo rapido”.

In verità non è sfuggito agli analisti come questo messaggio sia indirizzato alla Cina, oggi l’unico ed ultimo “patron” del governo dittatoriale di Pyongyang:  sebbene Pechino appaia il convitato di pietra di questo temibile gioco a scacchi per la supremazia in Asia, è acclarato che stia cercando, con l’accordo della Russia, di mettere a punto una road-map con l’obiettivo di denuclearizzare la penisola coreana ed avviare un dialogo politico-diplomatico senza precondizioni tra i due Stati coreani, inducendo la riottosa Corea del Nord a più miti consigli.

La questione nordcoreana resta quindi un elemento di forte instabilità e pericolo  nel quadrante dell’Estremo Oriente, con forti ripercussioni anche sugli assetti diplomatici degli accordi militari Usa-India: non va mai dimenticato, infatti, che la Cina gioca un ruolo decisivo negli equilibri locali e, in sostanza, globali dell’Asia, e questa partita sta coinvolgendo sempre più global players, dagli Usa all’India, agli stessi Paesi arabi.

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