29/11/2018, 08.22
CINA-VATICANO
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L’accordo sino-vaticano, un nuovo accordo di Monaco

di Rock

L’accordo firmato fra Cina e Santa Sede ricorda l’accordo di pace che Hitler firmò con Gran Bretagna e Francia, per nulla onorato, che diede il tempo al dittatore nazista di invadere la Cecoslovacchia e preparare la Seconda guerra mondiale. Non è possibile “ignorare le sofferenze e calpestare il sangue dei martiri, nel nome dei successi diplomatici”. Da un professore di storia.

Pechino (AsiaNews) – Anche se “l’intenzione appare buona”, un accordo “che manchi di giustizia finirà solo per nuocere agli altri”. Non è possibile “ignorare le sofferenze e calpestare il sangue dei martiri, nel nome dei successi diplomatici”. Sono alcune delle espressioni che Rock, l’autore di questa riflessione mette a conclusione di questo suo commento sull’accordo fra Cina e Santa Sede. Per Rock - pseudonimo di un laico cinese, professore di storia - tale accordo ricorda da vicino l’accordo di Monaco del 1938, con cui Hitler promise la pace a Gran Bretagna e Francia, rigettandolo poi nei fatti con l’invasione della Cecoslovacchia e l’innesco della Seconda guerra mondiale. Rock ricorda il coraggio di Pio XI, unico leader in Europa che denunciò i crimini della Germania nazista. Egli chiede di non lasciare solo al Salvatore “la responsabilità di prendersi cura del gregge”.

 

La firma dell'Accordo Cina-Vaticano si è finalmente realizzata dopo un lungo dibattito. Dopo la firma dell'accordo lo scorso settembre, non sono stati ancora rivelati i dettagli, ma l’impatto sulla Chiesa cinese è difficile da descrivere per quanto è grande. Oltre al riconoscimento di 8 vescovi illeciti (incluso uno già morto) e il riconoscimento della diocesi di Chengde, del resto non si sa nulla. Ne consegue una certa difficoltà di insegnamento. Questa situazione ricorda eventi simili nella storia, meritevoli di una riflessione all’interno della Chiesa.

Nel 1932, il partito nazista guidato da Hitler prese il potere in Germania e immediatamente lanciò un piano per preparare l’esercito per conquistare l'Europa. La prima cosa fu rompere il Trattato di Versailles sancito alla fine della Prima guerra mondiale, e un piccolo Stato immediatamente confinante divenne l’obiettivo principale. Dopo l'annessione dell'Austria nel marzo del 1938, fu la volta della Cecoslovacchia, con l’invasione del Sudetenland con il pretesto dell’umiliazione dei tedeschi presenti in quella regione[1]. Il governo cecoslovacco, senza paura per questa minaccia, non esitò a proteggere il Paese.

Ma in quel momento, le potenze europee fautrici del Trattato di Versailles, il Regno Unito e la Francia, si fecero avanti per mediare: il primo ministro britannico Chamberlain comunicò a Hitler che sperava di negoziare di persona e concludere un accordo di pace. Dopo numerose consultazioni tra Gran Bretagna e Francia e la Germania nazista, l'accordo fu firmato a Monaco il 29 settembre 1938, senza però nessun rappresentante della Repubblica Ceca. A scapito della sovranità della Cecoslovacchia, la Gran Bretagna e la Francia raggiunsero la cosiddetta promessa di pace di Hitler. Sotto la pressione della Gran Bretagna e della Francia, la Cecoslovacchia si arrese a rinunciare alla regione dei Sudeti. In concreto però, questo fatto segnò l’inizio della fine di quel Paese.

Dopo la firma dell'accordo, il primo ministro britannico Chamberlain tornò a Londra. All'aeroporto, di fronte ai giornalisti e al popolo britannico, si mostrò soddisfatto e trionfante per l’accordo di pace stipulato con Hitler, dicendo: "Ho portato la pace per un'intera generazione!". Ma il Primo ministro Churchill rispose che il trattato di Monaco era una "resa completa" dei Paesi democratici occidentali alle forze armate naziste, "una vergognosa sconfitta, senza guerra, della Gran Bretagna". Di fatto, mentre l'inchiostro dell'accordo di Monaco non si era ancora asciugato, Hitler strappò la promessa e occupò l'intera Cecoslovacchia. Gli scioperi in Polonia del 1939 diedero inizio alla Seconda guerra mondiale. La Francia fu sconfitta nel 1940 e anche il Regno Unito fu decimato sotto l'indiscriminato bombardamento dei nazisti. Chamberlain, che sosteneva di aver portato la pace per un'intera generazione, si dimise e le sue parole dopo l’accordo di Monaco divennero presto una burla. L’analisi di Churchill dell’accordo divenne un classico: "Se tra guerra e vergogna scegli la vergogna, la guerra è solo rimandata".

Vale la pena ricordare che mentre le potenze europee trovarono un compromesso con i nazisti, papa Pio XI non ebbe paura dei nazisti. Il 21 marzo 1937 (Domenica delle Palme), con l'enciclica "Mit brennender Sorge", il papa denunciò l'oppressione della Germania nazista sulla Chiesa, invitando i cattolici a resistere al razzismo e al culto nazionalistico (che vanno contro i valori morali e di fede della Chiesa), a rimanere fedeli a Gesù Cristo e a condannare le atrocità naziste contro i cattolici e le altre Chiese. Nel documento si ricordano anche i crimini della Germania nazista e le violazioni degli accordi politici e religiosi, ma allo stesso tempo si richiama la certezza della presenza del Buon Pastore, che sempre difende il suo gregge.

Qualsiasi accordo che manchi di giustizia finirà solo per nuocere agli altri. Anche se inizialmente l’intenzione appare buona, bisogna valutare correttamente e chiaramente le conseguenze sul piano oggettivo. È vero che la Chiesa predica la benevolenza, ma questo non significa che si possano ignorare le sofferenze e calpestare il sangue dei martiri, nel nome dei successi diplomatici! La storia è uno specchio che riflette chiaramente l'ascesa e la caduta dei Paesi nel mondo! La storia dell’umanità deve essere maestra per la Chiesa, un luogo dove imparare, soprattutto a non ripetere gli stessi errori! Altrimenti davvero si scarica solo sul Salvatore la responsabilità di prendersi cura del gregge!

 


[1] Sudetenland, in ceco e slovacco Sudety, in polacco Kraj Sudetów, è il termine tedesco con cui si indicano i territori germanofoni ai bordi settentrionali, meridionali e orientali dell'attuale Repubblica Ceca.

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