01/04/2011, 00.00
VATICANO - CINA

L’ira del card. Zen sul “dialogo a tutti i costi” di p. Heyndrickx e Propaganda Fide

di Card. Joseph Zen Zekiun, sdb
Lo “stato disastroso” della Chiesa in Cina è causato dalla politica di Pechino, ma anche dalla politica vaticana, troppo simile alla fallimentare Ostpolitik del card. Casaroli. Attuare il dialogo, ma senza svendere la nostra fede. Rischio di scisma per quei vescovi che sono “entusiasti” nell’ubbidire al regime. Uno spirito di penitenza e conversione per tutti.
Hong Kong (AsiaNews) – La Chiesa in Cina è in uno “stato disastroso” a causa della durezza del regime, ma anche perché un “triumvirato” (il Prefetto di Propaganda Fide, un suo minutante, e il p. Jeroom Heyndrickx, missionario di Scheut, loro consigliere) continuano a spingere il Vaticano al compromesso con il regime cinese, sul modello della Ostpolitik del card. Casaroli. È questo atteggiamento che ha portato molti vescovi della Chiesa ufficiale a partecipare all’ordinazione illecita di Chengde (20/11/2010 Chengde: otto vescovi uniti al papa partecipano all’ordinazione illecita) e all’Assemblea nazionale dei rappresentanti cattolici (09/12/2010 L’Assemblea patriottica cinese vota la sua leadership. Un grave danno per la Chiesa), in netta disubbidienza con le indicazioni di Benedetto XVI. Secondo il vescovo emerito di Hong Kong, è necessario che la Santa Sede dia indicazioni precise alla Chiesa in Cina per evitare una situazione di scisma, in cui molti vescovi ufficiali ubbidiscono “entusiasti” al governo cinese e non al papa.
 
Il card. Zen svolge le sue argomentazioni nello scritto che ci ha fatto giungere, in risposta a una riflessione di p. Jeroom Heyndrickx, pubblicato nel n. 16 di marzo 2011 della Ferdinand Verbiest Update. In essa, il sacerdote belga, esperto della Chiesa in Cina, sottolinea il fatto che nonostante “lo schiaffo” al papa con l’ordinazione di Chengde e con l’Assemblea di Pechino, occorre proseguire con il dialogo con il governo cinese e non giudicare in modo pesante i vescovi, non lasciandosi trascinare da “fraintendimenti” sulla loro fedeltà “nonostante le molte violazioni alle leggi canoniche”. (cfr. Verbiest Update 16 - March 2011)
Ecco quanto scrive il card. Joseph Zen.
 
 
 
Risposta del Cardinale Zen al N. 16 dell Ferdinand Verbiest Update
 
Come già altre volte, il Padre Jeroom Heyndrickx sceglie tra i Papi e li contrappone gli uni agli altri. In questo caso, contrappone Papa Paolo VI a Papa Pio XI, in quanto Papa Paolo sarebbe per il dialogo, mentre Pio XI amava il confronto.
 
Il dialogo
 
Voglio ricordare al buon Padre Heyndrickx che c’è dialogo e dialogo: una cosa è quando un Papa parla a tutti sul grande principio del dialogo, un’ altra cosa è quando un Papa parla a coloro che stavano uccidendo crudelmente i suoi figli.
 
Venendo al caso nostro, mi domando: Dobbiamo cercare parole dolci per parlare a coloro che hanno dato uno schiaffo al nostro amato Santo Padre? Che cosa hanno significato i fatti di fine novembre ed inizio dicembre se non uno schiaffo al Papa?
 
Il dialogo è certamente la via maestra, ma purtroppo qualcuno ha sbattuto la porta del dialogo in faccia all’interlocutore fin troppo conciliante.
 
Ostpolitik
 
Il Padre Heyndrickx è entusiasta della Ostpolitik del Cardinale Casaroli ed afferma che il Papa Paolo VI lo aveva fortemente sostenuto. Non so quanto Papa Paolo VI avesse appoggiato la politica di Casaroli per l’Europa Est, ma so, da persona autorevolissima, che quando Giovanni Paolo II divenne Papa, disse “Basta!” a quella politica.
 
Il Cardinale Casaroli ed i suoi seguaci si illudevano di aver operato miracoli, perseguendo una politica di compromesso ad oltranza, in realtà hanno fatto pace, sì, con i Governi totalitari, ma causando un disastroso indebolimento della Chiesa. Basta ascoltare qualche ecclesiastico di quei paesi. Uno di essi mi racconta che un giorno il Cardinale Wyzinsky è andato a Roma a dire a qualche ufficiale della Curia Romana perché togliessero le mani dalla Chiesa di Polonia.
 
Padre Heyndrickx cerca di tirare dalla sua parte Papa Giovanni Paolo II, lodando la sua moderazione, ma dimentica il fatto che è stato proprio Papa Giovanni Paolo II a dare il via per la canonizzazione dei martiri in Cina, sapendo benissimo che avrebbe suscitato le ire di Pechino e, come Padre Heyndrickx stesso riconosce, il Papa non ha chiesto scusa per tale canonizzazione.
 
Ma veniamo alla nostra Chiesa in Cina oggi.
 
La Chiesa in Cina
 
La nostra Chiesa in Cina è stata ridotta ad uno stato disastroso proprio perché in questi ultimi anni qualcuno ha ciecamente e cocciutamente perseguito quella stessa politica dell’Ostpolitik contro la direzione data da Papa Benedetto nella sua Lettera alla Chiesa in Cina del 2007 e contro l’opinione della stragrande maggioranza della Commissione che il Papa ha istituito per dare consigli su come aiutare la Chiesa in Cina.
 
Il dialogo ed il compromesso sono necessari. Ma c’è una linea di fondo. Non possiamo, per compiacere il Governo di Pechino, rinunciare alla nostra fede ed alla nostra essenziale disciplina ecclesiastica.
 
Papa Benedetto nel 2007 ha giudicato che era venuto il momento della chiarezza. E la Commissione per la Cina ha creduto che fossimo arrivati al fondo del compromesso e bisognasse fermarci. Ma il triumvirato – Prefetto della CEP, un minutante della stessa, ed il Padre Heyndrickx – credono di saperla più lunga di tutti noi.
 
Certo, la Chiesa della Polonia era forte e coraggiosa. Non così la nostra Chiesa in Cina. Ed il coraggio non se lo può dare chi non ce l’ha. I nostri vescovi avevano bisogno di essere spronati al coraggio. Invece qualcuno ha sempre mostrato loro una errata compassione che ha finito per sprofondarli sempre di più nella melma della schiavitù.
 
Qualcuno ha detto a quei nostri fratelli: “Noi comprendiamo le vostre difficoltà.” Il che vuol dire “Noi vi comprendiamo, anche se per la pressione a cui siete soggetti obbedite agli ordini del Governo.” Ma in questo caso, obbedire al Governo vuol dire mancare gravemente alla fedeltà dovuta al Papa ed alla comunione con la Chiesa universale!
 
Dopo l’ordinazione di Chengde e l’Ottava Assemblea, qualche vescovo coinvolto ha chiesto perdono ai suoi sacerdoti. Qualche altro ha pianto amaramente. Ma ci sono altri, che, come dice Padre Heyndrickx, sono entusiasti della attuale situazione. Questi temo che non siano più dei nostri. È solo la bontà del Papa a non chiamare scismatica la presente Chiesa ufficiale in Cina che ha dichiarato solennemente di volere essere una Chiesa indipendente con ordinazioni episcopali senza il mandato pontificio.
 
Alla ricerca dei colpevoli
 
Il Padre Heyndrickx comodamente scarica la responsabilità su non meglio specificati “elementi conservatori del Partito Comunista Cinese”. Certamente il Partito è responsabile. Ma tutti vedono anche che il grande artefice è stato il Sig. Liu Bai Nian, il quale è riuscito a mettere a capo della Associazione Patriottica e della Conferenza Episcopale due vescovi a lui succubi, e ora, anche come Presidente Onorario, va al lavoro diligentemente ogni giorno.
 
Non capisco perché quando si parla di disobbedienze e di meritati castighi, il Padre Heyndrickx debba tirare in ballo anche la comunità non ufficiale. Quali sono gli atti che giustificano la messa alla pari di questi nostri fratelli perseguitati con quegli altri onorati ed esaltati dal Governo?
 
Tra quei “politici che cercano di dividere la Chiesa” e quelli “fuori della Cina che si affrettano a giudicare”, si trova evidentemente il sottoscritto. Questi ha il torto di aver indetto una riunione di preghiera in spirito di penitenza e conversione. Ci tengo a precisare, però, che tutti noi eravamo esplicitamente inclusi tra quelli che hanno bisogno di pentirsi e convertirsi.
 
Mentre discutiamo su chi siano i colpevoli, tutto resta fermo ed i fedeli in Cina aspettano invano delle chiarificazioni su come deve essere ancora la nostra Chiesa. Ogni giorno che passa è un eternità per i loro dolori. Quando finalmente il Signore esaudirà le loro suppliche?
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