02/04/2005, 00.00
VATICANO - ASIA
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L'Asia del papa: una piccola Chiesa e un grande destino

di Bernardo Cervellera

Roma (AsiaNews) - L'Asia con le sue comunità cattoliche che spesso non arrivano nemmeno all'1% della popolazione, è per molti "la periferia" della Chiesa. Per Giovanni Paolo II essa è invece la sfida più importante per la Chiesa del terzo millennio. Ricordando il suo viaggio del '95 a Manila, nel suo libro "Alzatevi, andiamo", egli esclama: "A Manila avevo davanti tutta l'Asia. Quanti cristiani! E quanti milioni di persone che, in quel continente, ancora non conoscono Cristo! Ripongo una grandissima speranza nella dinamica della Chiesa delle Filippine e della Corea. L'Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!" (pag. 57).

Spinto da questa visione, il papa ha percorso il continente asiatico, dal Medio oriente, all'Asia del sud (Pakistan, India, Bangladesh) il sud est asiatico (Thailandia e Filippine), l'estremo oriente (Corea del Sud e Giappone).

Abitata dai due terzi della popolazione mondiale, con il 50% di giovani, l'Asia è il continente del futuro. Ma l'Asia è anche un concentrato di contraddizioni: antiche tradizioni religiose si incontrano con le società più avveniristiche e atee; le tigri più ruggenti del capitalismo mondiale vivono affianco (e anche collaborando) con gli ultimi rimasugli di comunismo. Tutte queste contraddizioni creano in Asia miliardi di vittime: minoranze emarginate, poveri nelle periferie, fuoricasta disprezzati. In più, le tradizioni religiose intrecciate profondamente con le culture e gli Stati, fanno guardare il cristianesimo come una religione straniera. Dentro questo intreccio di tensioni il papa ha messo Gesù Cristo e la dignità dell'uomo asiatico al centro del dibattito sugli sviluppi del continente.

Il papa abituato alle grandi folle, è stato incurante  del rischio di trovarsi di fronte a piccoli gruppi di cristiani (come è avvenuto in India nel '99, quando estremisti indù, minacciando attentati, hanno spaventato i possibili partecipanti) e ha visitato Paesi dove la Chiesa è una sparuta minoranza. Di fronte a tutti egli ha rivendicato che "Gesù Cristo è asiatico!". E con grande stupore di tutti le masse gli hanno risposto: folle in Pakistan, folle in India, folle e gioia perfino a Tokyo (1981), dove i cattolici erano solo 400 mila su una popolazione di più di 100 milioni. Per giorni e giorni i giornali giapponesi hanno pubblicato edizioni speciali sul papa polacco. In un incontro con bambini di 6-7 anni e con la cantante Agnes Chang ha perfino inscenato una danza comune. L'Asia della compostezza e del ritualismo, del distacco e del silenzio si è accorta che c'è un uomo di Dio che sorride, che esprime i propri sentimenti, attento alle persone, che accarezza e abbraccia.

Giovanni Paolo II ha sempre manifestato un enorme rispetto per tutte le religioni. Fra tutti gli incontri, è rimasto famoso il suo visitare in totale silenzio e a piedi scalzi il supremo patriarca buddista a Bangkok. Ma nel profondo rispetto, egli ha sempre chiesto che le religioni collaborino insieme per la pace e ha domandato "libertà di fede e di culto" per i cristiani. In un contenente scosso da fondamentalismi e da divieti a convertirsi, come l'India, egli ha gridato: "Nessuno tema la Chiesa!".

Nella visione di Giovanni Paolo II (e della Chiesa) Gesù Cristo è il culmine e il compimento delle attese religiose dell'umanità. Per questo, accanto a una grande apertura verso le religioni, egli ha pure sempre sottolineato l'urgenza di un annuncio cristiano senza timore. E per rafforzare i cristiani in questo compito è stato il primo papa a canonizzare dei martiri asiatici, proponendoli alla Chiesa universale:  Andrea Kim (Corea); Lorenzo Ruiz (Filippine); i martiri vietnamiti; i martiri cinesi.

Nell'intento di avvicinare sempre più il Cristo e la fede alle culture dell'Asia Giovanni Paolo II ha imparato frasi in hindi, in filippino, in cinese e ha perfino imparato a leggere la messa in coreano e in giapponese.

Questa "localizzazione" va di pari passo con la spinta alla missione. In un mondo asiatico legato alle proprie tradizioni e spesso chiuse, egli ha chiesto ai cattolici di impegnarsi per l'evangelizzazione del continente e del mondo. L'esperienza più forte in questo senso è stata la veglia con i giovani a Manila nel 1995, dove si è tenuto l'incontro mondiale che ha radunato più gente in assoluto: 5 milioni. Ai giovani radunati al Luneta Park ha chiesto di essere gli evangelizzatori del terzo millennio. Decine di essi, dopo l'incontro col papa, hanno deciso di farsi sacerdoti. Alla Chiesa spesso appesantita da strutture e amministrazioni ponderose (scuole, università, ospedali, ecc..) il Papa ha proposto l'esempio di Madre Teresa, da lui incontrata nel primo viaggio in India (1986) e beatificata a tempo di record nel 2003.

Grazie a questa spinta, la Chiesa dell'Asia ha – a differenza dell'Europa e dell'America – un aumento di vocazioni dell'1-2% ogni anno e una crescita dei cattolici intorno al 5% all'anno.

Resta da parlare della Cina, un paese che il papa avrebbe tanto desiderato visitare e verso cui ha sempre manifestato attenzione e stima, pur chiedendo sempre una totale libertà religiosa: "Nessuno stato, nessun gruppo – ha detto nell'esortazione apostolica Ecclesia in Asia – ha il diritto di controllare… le convinzioni religiose di una persona". Ne parliamo in un articolo a parte.

Qui vale la pena concludere con un ricordo del suo penultimo viaggio in Asia, quello in Kazakhstan, a pochi giorni dall'attentato delle Torri Gemelle. Sfidando le paure internazionali e del suo stesso seguito, Giovanni Paolo II ha bollato il terrorismo islamico come una "profanazione del nome di Dio della dignità dell'uomo" e ha chiesto a tutte le religioni di esprimere una ferma condanna contro la violenza, come strada per affermare i diritti dell'uomo.

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