22/10/2005, 00.00
Cina – Vaticano
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L'Associazione Patriottica "apre" sul Sinodo, ma in Cina vi è silenzio stampa

Roma (AsiaNews) – La lettera del vescovo di Fengxiang al papa e al Sinodo sta creando ondate di imbarazzo e  correzioni di rotta nella politica vaticana in Cina. Ma sul Sinodo vi è totale silenzio stampa.

Il 18 ottobre scorso il card. Angelo Sodano ha letto all'assemblea sinodale una lettera che mons. Luca Li Jingfeng ha scritto a Benedetto XVI per ringraziarlo di averlo invitato al Sinodo come membro, insieme ad altri 3 vescovi della Chiesa cinese, ufficiali e non ufficiali. Nel messaggio mons. Li esprimeva il suo dolore per non poter partecipare al Sinodo e auspicava un miglioramento dei rapporti diplomatici fra Pechino e Santa Sede. Come si sa, il governo cinese non ha permesso a nessuno dei 4 prelati di raggiungere Roma.

La notizia della lettera del vescovo  e quella che il papa si accinge a scrivere a tutti i 4 invitati è subito rimbalzata nei media internazionali. Il 19 ottobre mons. Li è stato chiamato dall'Ufficio affari religiosi dello Shaanxi che gli ha chiesto copia della lettera inviata al papa. Essendo l'originale in latino, l'Ufficio ha chiesto una traduzione in cinese. La traduzione è stata inviata a Pechino. In altri tempi una lettera al papa sarebbe stata considerata una lettera a un capo di stato straniero e quindi guardata con sospetto e il vescovo accusato di tradimento o di spionaggio internazionale.

Invece, il giorno dopo, Liu Bainian, vice-presidente dell'Associazione Patriottica (AP), ha dichiarato "normale" il fatto che il vescovo abbia scritto al papa. Il suo parere è stato diffuso attraverso il canale televisivo Fengguang weishi (Phoenix TV) con base ad Hong Kong.

Va detto che a settembre, quando il Vaticano ha reso pubblico l'invito ai 4 vescovi cinesi, Liu e la sua segreteria hanno definito "scortese" e "senza rispetto verso i cattolici cinesi" il gesto di Benedetto XVI, riaffermando che ogni contatto con i prelati cinesi doveva passare attraverso l'AP.

Nella dichiarazione televisiva, Liu ha detto di essere "contento" per la lettera del vescovo e di quella del papa, anche se precisa che "il saluto del papa non [sarà rivolto]solo a lui [mons. Li], ma a tutti i vescovi della Cina".

Liu si dice "contento" anche per l'invito rivolto da Benedetto XVI ai 4 vescovi: "Questo gesto del papa – egli ha dichiarato – esprime la grande cura che il papa ha nel voler migliorare i rapporti diplomatici fra Cina e Vaticano".

Secondo personalità cattoliche della Cina, il cambiamento di tono da parte del vice-presidente dell'AP, è un segno di allineamento di Liu alla politica del governo che vuole un rapporto meno conflittuale e più aperto con il Vaticano.

In Vaticano, si domandano perché il governo, con tante buone intenzioni, non ha dato il permesso ai vescovi di partecipare al Sinodo. Molti cattolici cinesi si interrogano sul perchè un evento come il Sinodo sull'eucaristia, non abbia il minimo spazio nei media cinesi: nessun giornale, o televisione ne ha parlato.

Personalità cattoliche di Hong Kong fanno notare che forse il governo, più che essere aperto ai rapporti diplomatici, vuole soltanto evitare un rapporto conflittuale e un'umiliazione internazionale. Dopo quella subita per l'assenza della Cina ai funerali di Giovanni Paolo II, a Pechino si teme che la lettera del papa ai vescovi cinesi critichi il governo per la mancanza di libertà religiosa.

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