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» 21/02/2006
INDONESIA
L'Indonesia vuole diminuire il potere delle forze armate sulla società civile

Si vuole garantire maggior rispetto della democrazia, dei diritti umani, della competizione politica ed eliminare il coinvolgimento dei militari in affari economici. Ma non  è chiaro come ottenerlo ed evitare un indebolimento dell'esercito.



Jakarta (AsiaNews/Agenzie) - L'Indonesia vuole trasformare il suo esercito in una moderna forza di difesa ed eliminare il coinvolgimento dei militari nella vita politica. E' l'impegno del nuovo comandante in capo, ma gli esperti ammoniscono sulle difficoltà.

I militari - ha promesso il maresciallo Joko Suyanto, da ieri capo delle forze armate - staranno fuori dalla politica e rispetteranno la democrazia e i diritti umani; ma la strada è lunga. Per decenni i militari, sotto l'autoritario ex presidente Suharto, hanno avuto enorme influenza sulle vicende politiche, sono stati coinvolti con uomini d'affari dai guadagni di provenienza poco chiara e sono stati accusati di violazioni dei diritti umani.

"La partecipazione dei militari ad affari leciti e illeciti, dalle linee aeree al taglio di alberi, si ramifica - dice Bob Lowry, analista del settore - in quasi ogni ambito dell'economia del Paese e porta ricchi guadagni ai singoli comandanti". "E' poco probabile - aggiunge - che il presidente Susilo Bambang Yudhoyono, egli stesso ex generale dell'esercito, voglia privare i militari della loro maggior fonte di guadagno. Se vuole essere rieletto, non deve farsi nuovi nemici".

Se pure si volesse smantellare questo giro d'affari, che copre almeno il 70%  delle spese militari - concorda Riza Sihbudi, analista dell'Istituto indonesiano delle scienze - ci vorrebbe almeno un decennio e si dovrebbe trovare un'alternativa fonte di reddito per questi generali.

Per pagare in modo adeguato le truppe, sarebbe necessario - osserva Juwono Sudarsono, ministro della Difesa - almeno raddoppiare l'attuale budget di 2,5 miliardi di dollari Usa.

Inoltre i militari sono accusati di gravi violazioni di diritti, quali l'uccisione di un quarto della popolazione di Timor est e di migliaia di persone in Papua e in Aceh. Per Suyanto sarà difficile portare questi casi davanti a un tribunale - osserva Sihbudi - perché lui proviene dell'aviazione, ma la gran parte degli accusati appartiene all'esercito.

Le forze armate debbono, per di più, restare efficienti. Anche dopo la pace in Aceh, permane alto il rischio che nel Malukus e nel Sulawesi scoppino nuovi scontri tra cristiani e musulmani. Le risorse sono state indebolite dal lungo embargo all'acquisto di armi, conseguente ai massacri a Timor est e terminato solo lo scorso anno. Invece - osserva ancora Lowry -  né il ministero della Difesa né gli stessi militari si preoccupano dell'efficienza delle forze armate per fronteggiare future minacce. (PB)


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