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» 06/08/2012
IRAN - SIRIA
L'Iran chiede aiuto a Turchia e Qatar per i 48 pellegrini catturati dai ribelli siriani
Per Teheran i 48 sono pellegrini, fra cui vi sono donne e bambini. Per i ribelli essi sono Guardie rivoluzionarie mandate dall'Iran in ricognizione, e in un video mostrano soltanto gli uomini. Rischi di acuire il conflitto fra sunniti e sciiti. Il primo ministro siriano si rifugia in Giordania.

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - L'Iran ha chiesto a Turchia e Qatar di aiutare il rilascio di 48 iraniani catturati dai ribelli in Siria. Questi li considerano membri delle Guardie rivoluzionarie; l'Iran afferma che essi sono solo dei pellegrini.

La denuncia del loro rapimento è venuta due giorni fa dalla TV iraniana: il gruppo di fedeli sciiti sarebbe stato preso da un autobus mentre si essi recavano in visita alla moschea di Sayyeda Zeinab, a pochi chilometri dal luogo del rapimento.

Secondo i ribelli essi sono Guardie rivoluzionarie che andavano a Damasco per svolgere delle ricognizioni. Ieri in un video (v. foto), un gruppo ha rivendicato il rapimento, accusando Teheran di sostenere Bashar el Assad. Ma il colonnello Malik al Kurdi, vicecomandante del Free Syrian Army si è dissociato dall'azione, dicendo che i ribelli avevano compiuto il rapimento senza nemmeno comunicarlo loro.

L'ambasciata iraniana a Damasco precisa che il gruppo di pellegrini viaggiava per conto suo, in un tour privato e che fra loro vi sono donne e bambini. Il video diffuso ieri sera mostra invece solo uomini catturati e i loro documenti iraniani.

L'incidente rischia di fomentare ancora di più un conflitto fra sunniti e sciiti e aumentare lo scontro fra i Paesi amici di Assad e chi sostiene i ribelli.

Turchia e Qatar sono accusati da Teheran di sostenere il Free Syrian Army e l'opposizione per far cadere Assad. Ad ogni modo, secondo l'agenzia di Stato iraniana, il ministro turco degli esteri, Ahmet Dautoglu e quello del Qatar, Sheikh Hamad Bin Jassim Bin Jabr, si sono detti disponibili a cercare il rilascio dei pellegrini.

Intanto, mentre l'esercito siriano si prepara con circa 20mila soldati all'attacco finale su Aleppo per sgominare i ribelli, giunge oggi notizia che il primo ministro siriano, Riad Hijab, è fuggito in Giordania insieme alla famiglia. La televisione siriana aveva annunciato che egli era stato dimesso. Hijab, sunnita e uno dei leader del Baath, nominato lo scorso 23 giugno da Assad, ha annunciato di essersi unito all'opposizione "a causa dei crimini di guerra e del genocidio" commessi dal regime.


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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