04/03/2021, 14.18
CINA
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L’Anp a Pechino: debito, demografia, Hong Kong e Taiwan

Si apre domani la sessione annuale dell’Assemblea nazionale  del popolo, che approverà il nuovo piano quinquennale. Debito pubblico schizzato al 270,1% del Pil. La popolazione è prossima a raggiungere il suo picco. Riforma elettorale “restrittiva” per Hong Kong. Attenzione ai toni usati verso Taipei. Docente cinese: la Cina deve prendere esempio dall'ascesa degli Usa.

Pechino (AsiaNews) – Esplosione del debito; calo demografico; Hong Kong e Taiwan. Sono questi i temi caldi che secondo gli osservatori domineranno la sessione annuale dell’Assemblea nazionale del popolo (Anp), che si apre domani nella capitale.

Insieme alla Conferenza politica consultiva del popolo cinese, che ha aperto i lavori oggi, la Anp è chiamata a formalizzare decisioni già prese dal presidente Xi Jinping e dalla leadership del Partito comunista cinese. I circa 3mila parlamentari saranno chiamati ad approvare il 14° piano economico quinquennale e quello per i prossimi 15 anni, già definiti in ottobre dal 5° Plenum del 19° Comitato centrale del Pcc.

L’obiettivo di Xi è di raddoppiare il prodotto interno lordo della Cina e quello pro-capite entro il 2035, così da scalzare gli Usa come prima economia mondiale. Gli analisti si aspettano che il regime cinese usi le “due sessioni” (Lianghui) per promuovere i successi nella lotta alla pandemia da Covid-19 e accrescere la fiducia della popolazione.

Gli ingenti investimenti pubblici per favorire la ripresa economica hanno portato però a una preoccupante crescita del debito pubblico. Esso è passato dal 246% del Pil nel 2019 al 270,1% nel 2020. Il problema maggiore è rappresentato dai governi provinciali, che hanno  accumulato debiti per 26mila miliardi di yuan (4mila miliardi di dollari): più del doppio del Pil dell’Italia, nona economia mondiale. È probabile che all’Anp venga presentato un piano di uscita dalla politica degli stimoli.

Nel medio-lungo periodo la demografia non potrà aiutare Pechino. Secondo proiezioni del governo, nel 2027 la popolazione cinese sarà superata da quella indiana. Entro 5 anni la Cina perderà 35 milioni di adulti in età di lavoro. Alla fine del 2025 i cinesi con più di 60 anni, e quindi in età di pensione, supereranno i 300 milioni: più del 20% degli abitanti. Ciò significa un peso maggiore per le casse pubbliche e per le famiglie con anziani a carico.

Per gli esperti, la Cina ha poche possibilità di rovesciare il trend negativo. Parte della leadership cinese chiede di risolvere il problema demografico abolendo i limiti al numero di figli per coppia (due dopo l’abolizione nel 2015 della politica del “figlio unico”). Alcuni fanno notare  però che per le famiglie cinesi è diventato sempre più costoso allevare figli. 

Nel suo intervento di domani, il premier Li Keqiang dovrebbe anche illustrare il progetto di riforma elettorale per Hong Kong. Dopo l’adozione della legge sulla sicurezza nazionale in giugno, la mossa di Pechino è vista come un ulteriore tentativo di ridurre gli spazi democratici nell’ex colonia britannica, teatro dal 2019 di ripetute proteste del movimento pro-democrazia. Al riguardo, oggi la Corte di West Kowloon ha rinviato in custodia cautelare 47 personalità democratiche accusate di sovversione: Essi sarebbero colpevoli di aver organizzato o preso parte in luglio a elezioni primarie per selezionare i candidati pro-democrazia alle parlamentari di settembre (poi rinviate).

In base alle bozze di riforma che starebbero circolando, nella migliore delle ipotesi i partiti filo-democratici potrebbero ottenere al massimo 20 seggi su 70 al Legco (il Parlamento cittadino). Non solo, analisti osservano che le autorità potrebbero escludere i candidati democratici prima del voto o dopo essere stati eletti.

Su Taiwan l’attenzione è rivolta a quali termini Li farà ricorso per delineare il quadro delle relazioni con Taipei, che Pechino considera una “provincia ribelle”. La questione è se egli continuerà a parlare di “riunificazione pacifica” o userà toni più aggressivi. Per gli esperti, il fallimento della formula “un Paese, due sistemi” a Hong Kong potrebbe spingere la leadership cinese a pensare che essa non è valida nemmeno per l’isola.

Jia Qingguo, preside della Scuola di studi internazionali all’università di Pechino, invita il governo cinese a concentrarsi sulla propria “ascesa pacifica” e a lasciar perdere le rivendicazioni territoriali: l’unico modo per mettere fine alle crescenti accuse di “espansionismo” nella regione. Egli sostiene che la Cina dovrebbe prendere esempio dalla storia degli Usa. Alla fine del 1800 Washington ha iniziato la propria scalata al ruolo di superpotenza mondiale senza muovere guerra alla Gran Bretagna, ma promuovendo la politica della “porta aperta” per aprire i mercati esteri.

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