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    » 25/07/2013, 00.00

    HONG KONG

    La Chiesa di Hong Kong chiede il suffragio universale. O sarà disobbedienza civile



    Con un appello urgente “al governo e a tutte le parti in causa”, la diocesi del Territorio invita i rappresentanti dell’esecutivo a non ritardare più il dibattito sull’introduzione del sistema “un uomo, un voto”. Questo “deve entrare in vigore per le elezioni del nuovo Capo dell’Esecutivo”, previste per il 2017. Altrimenti, alla luce della Dottrina sociale della Chiesa e della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la popolazione potrà intraprendere azioni di disobbedienza civile pacifiche e non violente. Il testo completo del documento.

    Hong Kong (AsiaNews) - Il governo "e tutti coloro che hanno un ruolo" nella questione della riforma democratica di Hong Kong "devono aprire subito un dialogo aperto e onesto fra le parti in causa, mirato a ottenere una vera democrazia nel Territorio attraverso il sistema del suffragio universale. Altrimenti la disobbedienza civile sarà giustificata". È il senso di un lungo documento pubblicato oggi dalla diocesi cattolica locale sul Kung Kao Po, settimanale della Chiesa in lingua cinese e sul Sunday Examiner, il settimanale in lingua inglese.

    Nel testo si fa riferimento non soltanto alla Dottrina sociale e alla Gaudium et Spes, ma anche alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite: "Ogni popolo ha il diritto/dovere di scegliere i propri governanti". Inoltre, il movimento "Occupy Central" - nato con lo scopo di mettere pressione attraverso proteste pacifiche all'esecutivo e ottenere così la democrazia - ha una sua legittimità: "Se non si risponde alle richieste presentate con i metodi consueti, è giusto scegliere altre strade". Il suffragio universale per Hong Kong, mai concesso durante il periodo coloniale sotto gli inglesi, dal 1997 è bloccato dalla Cina, che non vuole perdere il controllo sul territorio.  Di seguito il testo completo (traduzione in italiano a cura di AsiaNews).

    Nei mesi scorsi è aumentato il timore che non si potrà avere a Hong Kong un "vero suffragio universale" per l'elezione del Capo dell'Esecutivo nel 2017. In particolare, molti temono che l'articolo 45 della Basic Law venga interpretato in maniera restrittiva o usato in altro modo per introdurre una "commissione nominatrice" che sia "ampiamente rappresentativa" soltanto nel nome e non nella realtà, e che venga lanciato un "metodo per scegliere il Capo dell'Esecutivo" che dichiari di essere (ma che in realtà non sarà) "realmente ispirato alle procedure democratiche".

    Sembra che il movimento "Occupy Central", organizzato da alcune personalità locali come forma di "disobbedienza civile", sia nato proprio come conseguenza di questi timori e di altre preoccupazioni ad essi correlate, che devono essere prese in considerazione in maniera seria e responsabile dalle autorità e da tutti coloro che hanno un ruolo nel futuro di Hong Kong.

    Dato che una forma democratica di governo è essenziale per il benessere della società di Hong Kong, la Diocesi cattolica chiede al governo di iniziare senza ulteriori ritardi delle consultazioni formali sul modello appropriato di riforma elettorale, e invita con forza tutti coloro che partecipano alla vita politica del Territorio a entrare in queste consultazioni, mantenendo un dialogo onesto e sincero l'uno con l'altro e cercando in maniera attiva delle soluzioni che possano contribuire a eliminare tutte le radici profonde che hanno causato la disobbedienza civile, sino a ottenere il suffragio universale.

    Il 19 febbraio 2012, nei settimanali diocesani Kung Kao Po e Sunday Examiner e in tre giornali locali, la Diocesi cattolica di Hong Kong ha pubblicato una dichiarazione per esprimere le proprie aspettative per il nuovo governo della Regione amministrativa speciale di Hong Kong. In quel documento, le parole del defunto Papa Giovanni Paolo II - citate dalla sua enciclica "Centesimus Annus" del primo maggio 1991 - hanno dato voce alle aspirazioni non solo della Chiesa cattolica di Hong Kong, ma di tutte le persone di buona volontà: "La Chiesa apprezza il sistema della democrazia, in quanto assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati la possibilità sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico, ove ciò risulti opportuno" (n. 46).

    Di fatto, un appello forte agli Stati per l'introduzione di una forma democratica di governo era stato già espresso dall'articolo 21 della Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite: "La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione".

    La Chiesa cattolica, nella Costituzione pastorale "Gaudium et Spes" del 7 dicembre 1965 elaborata durante il Concilio Vaticano II, dichiara che "la scelta del regime politico e la nomina dei governanti sono lasciati alla libera decisione dei cittadini". Lo stesso documento aggiunge: "È pienamente conforme alla natura umana che si trovino strutture giuridico-politiche che sempre meglio offrano a tutti i cittadini, senza alcuna discriminazione, la possibilità effettiva di partecipare liberamente e attivamente sia alla elaborazione dei fondamenti giuridici della comunità politica, sia al governo degli affari pubblici, sia alla determinazione del campo d'azione e dei limiti dei differenti organismi, sia alla elezione dei governanti" (n. 75).

    I cittadini hanno dunque il diritto, e in alcuni periodi il dovere, di esprimere le proprie critiche corrette e presentare delle raccomandazioni correlate a ciò che sembra sbagliato e dannoso per la dignità della persona e il bene della comunità (cfr. Catechismo della Chiesa cattolica). Questi diritti e doveri sono parte della nostra responsabilità civica e sono del tutto compatibili con il rispetto dovuto all'autorità civile, che esiste per servire il bene comune (ibidem).

    In genere, il governo e i tribunali sono i principali strumenti legali a disposizione dei cittadini che vogliano esprimere scontento, richiedere un cambiamento e/o presentare dei reclami. Tuttavia, se una richiesta persistente di correggere una seria ingiustizia non ottiene alcuna risposta positiva, o se il ricorso legale non è disponibile, o se le strutture politiche non democratiche non permettono l'accesso effettivo agli strumenti ordinari di riforma o di reclamo, allora possono emergere delle situazioni eccezionali in cui la "disobbedienza civile", entro certi limiti, è giustificata.

    Per sua stessa natura, la "disobbedienza civile" si intende non violenta. Ma questo concetto, per quanto importante possa essere, non è di per se stesso sufficiente. Nel caso del movimento "Occupy Centrale", sembra essere accettato dai suoi sostenitori che esistano altri fattori - e altre contingenze - che devono essere prese in considerazione. Fra queste, ad esempio, quando il governo lancerà le consultazioni formali e quali meccanismi e procedure di nomina intende presentare, in modo che possano essere approvate o giudicate incompatibili con la Basic Law.

    Se la "disobbedienza civile" - nella forma di "Occupy Central" o in qualunque altra forma -  sia giustificata è una questione che deve essere considerata caso per caso. Dal punto di vista della Diocesi, in linea con la Dottrina sociale della Chiesa sulla responsabilità civile, le condizioni che giustificano la "disobbedienza civile" sono molto strette. In generale - nel contesto di una società come quella di Hong Kong che apprezza i valori di giustizia, pace e libertà in un vero stato di diritto - un atto di disobbedienza civile deve essere compiuto non soltanto in maniera pacifica e non violenta, ma deve essere anche un atto di coscienza che mira a prevenire o rimuovere una grave ingiustizia e/o una violazione dei diritti fondamentali.

    Fra le altre condizioni ci sono: tutte le parti in causa devono continuare a compiere ogni sforzo per ottenere un dialogo razionale; tutti gli altri metodi di reclamo devono essere stati espletati; l'atto di disobbedienza civile deve essere una risposta corretta e proporzionata all'ingiustizia che cerca e spera di prevenire o rimuovere.

    La Diocesi cattolica di Hong Kong ritiene che l'ingiusta esclusione da un processo di selezione e partecipazione politica nella scelta dei governanti e dei rappresentanti di un governo civile sia senza dubbio una grave ingiustizia e una violazione ai diritti fondamentali, che merita di essere affrontata senza ulteriori ritardi. Di conseguenza, in linea con la sua dichiarazione dello scorso febbraio, la Diocesi chiede alle autorità con un senso crescente di urgenza di pianificare e raggiungere i seguenti punti:

    1)      Il Capo dell'Esecutivo dovrebbe essere eletto in maniera diretta attraverso il suffragio universale nel 2017 (sulla base del sistema "un uomo, un voto").

    2)     Anche tutti gli altri membri della legislatura dovrebbero essere eletti in maniera diversa - attraverso il suffragio universale e sulla base dei comitati di quartiere entro e non oltre il 2020. Le functional constituencies [le corporazioni, "grandi elettori" dell'attuale sistema elettorale ndt] dovrebbero essere abolite.

    3)     Tutti i membri dei District Boards [i "mini-governi" dei vari Distretti del Territorio ndt] dovrebbero essere eletti in maniera diretta attraverso il sistema "un uomo, un voto" dai cittadini di ogni Distretto.

    4)     Il meccanismo e le procedure per nominare i candidati alle elezioni per il ruolo di Capo dell'Esecutivo devono essere realmente democratiche, in modo da facilitare il diritto dei cittadini a scegliere i propri leader e realizzare in pieno il principio del suffragio universale.

    La Diocesi cattolica di Hong Kong presenta questo appello urgente affinché si instauri un dialogo onesto e venga intrapresa un'azione responsabile nella speranza che, attraverso gli sforzi e la collaborazione di tutti, la Regione amministrativa speciale di Hong Kong sia in grado di costruire un sistema di governo davvero democratico, corretto e responsabile. Questo è un fattore essenziale per mantenere la giustizia e la pace.

     

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