18/01/2017, 13.02
EGITTO - ARABIA SAUDITA
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La Corte annulla la cessione delle isole ai sauditi. Esultano i nazionalisti

L’Alta corte amministrativa ha stabilito che Tiran e Sanafir sono due isole egiziane. Alla lettura del verdetto in aula si è scatenata una festa, abbracci fra gli avvocati e i patrioti presenti. Cresce la distanza fra il Cairo e Riyadh, un tempo alleati. L’Egitto si avvicina sempre più alle posizioni russe, siriane e iraniane nella regione mediorientale.

 

Il Cairo (AsiaNews) - L’Alta corte amministrativa si è pronunciata sulla questione delle due isole del mar Rosso, Tiran e Sanafir, che il presidente al-Sisi aveva promesso di cedere all’Arabia Saudita durante l’ultima visita ufficiale del monarca in Egitto, lo scorso anno. Alla lettura del verdetto di annullamento il 16 gennaio scorso, con un testo ricco più di versetti poetici e nazionalistici che frasi giuridiche, si è scatenata una vera e propria festa, con abbracci fra gli avvocati e i molti patrioti presenti, che hanno intonato il coro “Biladi, biladi biladi” (La mia Patria). 

Lacrime di gioia e scene di giubilo, che ricordano momenti e celebrazioni di orgoglio nazionale che appaiono eccessivi per due lembi di terra desertici, perduti in mezzo al mare e disabitati. 

Uno dei due avvocati difensori della “sovranità” egiziana sulle isole Tiran e Sanafir ha persino parlato di “vittoria dell’Egitto”, prima di uscire dall’aula dove era atteso da un’immensa folla accorsa per conoscere il verdetto. Assieme ai presenti, egli è uscito dal tribunale gridando “l’Egitto è egiziano” e “Allah Akhbar”, con echi ripetuti di tutti i presenti, in quella che poi si è trasformata in una manifestazione spontanea di popolo. 

Nei giorni precedenti l’udienza, il presidente egiziano Abd al-Fattah al-Sisi - duramente condannato quando decise di cedere le due isole in questione a Riyadh - aveva giustificato il suo dietrofront affermando che sua madre gli aveva chiesto di “non dare ciò che non era proprietà sua”. 

Le sentenza emessa, e divenuta subito popolare, dimostra la volontà popolare contraria al cedimento di qualsiasi lembo di territorio persino a Paesi tradizionalmente amici (e arabi) come il regno saudita. Una nazione, peraltro, che ha sostenuto per lunghi decenni sia a livello economico che politico l’Egitto sunnita. 

I sentimenti popolari sono stati usati in modo abile dai rivali del presidente egiziano durante i mesi scorsi; gli oppositori hanno sfruttato lo scontento dell’opinione pubblica in merito alla questione delle due isole per lanciare accuse di “tradimento” e “collaborazionismo” non in modo diretto verso il presidente, ma colpendo il suo establishment. 

In un momento delicato, nel quale si attendono molte sorprese in Arabia Saudita per il futuro prossimo, con scenari catastrofici che ipotizzano addirittura un terremoto all’interno della famiglia reale e delle strutture stesse del Paese, la stampa egiziana ha contribuito a rilanciare tali scenari. In questi giorni sono apparsi in televisione perfino servizi filmati che parlavano di piani israeliani miranti a occupare le isole di Tiran e Sanafir non appena fossero state consegnate a Riyadh. 

Grazie a questa sentenza, il presidente al-Sisi toglie il terreno da sotto i piedi ai suoi rivali privandoli di una scusa per un attacco sottile. Tuttavia, la vicenda apre una finestra sempre più ampia di malcontento verso il regno saudita. I rapporti si stanno deteriorando sempre più, mentre il Cairo si avvicina con crescente progressione verso le posizioni russe, siriane e iraniane nella regione mediorientale.(PB)

 

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