04/08/2008, 00.00
FILIPPINE
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La Corte suprema filippina blocca l’accordo di pace fra Milf e governo

di Santosh Digal
La decisione presa per placare l’ondata di protesta nel Paese, in larga parte contrario all'ampliamento della regione autonoma musulmana nel Mindanao, con un territorio ben più vasto rispetto a quello controllato oggi dai ribelli islamici. Una scelta osteggiata sia dai cristiani che dai musulmani.

Zamboanga (AsiaNews) – La Corte suprema delle Filippine ha ordinato lo stop alla firma dell’accordo fra il governo e le truppe del Fronte islamico Moro (Milf) in seguito all’ondata di protesta che si è levata nel Paese.

Questa mattina migliaia di cristiani e musulmani del Mindanao, nel sud delle Filippine, hanno marciato per contestare l’intesa preliminare fra governo e ribelli del Fronte islamico Moro (Milf), che avrebbe sancito i confini di una zona autonoma a maggioranza musulmana nella regione. Le parti erano pronte a firmare il trattato durante un vertice in programma domani, martedì 5 agosto, in Malaysia fra rappresentanti governativi e leader del Milf; entrambi i fronti avrebbero dovuto sottoscrivere il memorandum of agreement (Moa), un documento all’interno del quale venivano stabiliti i territori della regione autonoma musulmana del Mindanao (Armm). La Corte suprema, per placare la sollevazione popolare e calmare le acque, ha imposto il blocco agli accordi in base ai quali l’esecutivo sperava di porre fine alla decennale guerra fra esercito e truppe ribelli islamiche.

Il mese scorso le due parti avevano convenuto un allargamento dell’attuale regione autonoma musulmana – composta da sei province – con l’annessione di altri 712 villaggi. Gli abitanti dovevano quindi essere chiamati a ratificare la decisione attraverso un referendum popolare, ma alcune alte cariche della regione avevano paventato il rischio concreto di brogli.

I cattolici del Paese avevano espresso “preoccupazione” in vista dell’accordo fra Milf e governo: essi paventavano il rischio di un escalation delle violenze settarie con l’accrescere dell’influenza islamica nella zona ed avevano annunciato la volontà di ostacolare la firma del trattato. Il sindaco di Zamboanga City ha guidato una protesta (v. foto) alla quale hanno preso parte oltre 3mila persone, mentre l’arcivescovo Romulo Valles ha affermato il netto rifiuto alla nascita della regione autonoma musulmana. Molti negozi della città hanno interrotto l’attività, ricordando di essere stati vittima in passato di attacchi bomba da parte dei ribelli del Milf. Il fronte unito si batte contro l’annessione di Zamboanga City nell’Armm.

Il governo aveva difeso la propria scelta, sostenendo che essa era fatta per il bene del Mindanao e di tutto il Paese, attirando le critiche di Ismail Kiram, erede del sultanato del Sulu – provincia filippina da sempre roccaforte dell’estremismo islamico – il quale ha sottolineato “l’insensatezza” della scelta governativa, che avrebbe finito per “consegnare nelle mani dei ribelli musulmani territori che da tempo immemore sono parte del sultanato”.

Mindanao resta al centro della contesa politico-religiosa nelle Filippine: il governo nazionale e gli Stati Uniti d’America ritengono fondamentale il cessate il fuoco per trasformare l’area in un crocevia economico e commerciale, ma le divisioni confessionali sembrano ancora lontane dall’essere risolte.

 

 

 

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