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    » 14/01/2016, 00.00

    CINA-VATICANO

    La campagna di “sinicizzazione” per garantire il monopolio del potere al Partito comunista cinese

    Xie Qircan

    Dopo il “sogno” cinese, ora è la volta del patriottismo accrescendo lo studio dei classici e Confucio. In passato il Partito ha odiato Confucio e oggi è lontano dalle virtù tradizionali, annegato nella corruzione. La forte campagna contro l’occidente e il Natale: nei centri commerciali si sono proibiti i canti natalizi. Controlli alle chiese. Ridurre le religioni a strumento degli interessi del Partito. Come nella Rivoluzione culturale.

    Pechino (AsiaNews) - A fine settembre 2015, per commemorare il 2565mo anniversario della nascita di Confucio a Pechino, il presidente cinese Xi Jinping ha sottolineato che la cultura è l'anima di una nazione. "Se un Paese o nazione – ha detto - non apprezzano il pensiero e la cultura, se perdono la loro anima, non importa quale Paese o nazione sia, non potranno rimanere forti né affrontare le sfide del futuro".

    Da diverso tempo, la tanto vantata campagna del "sogno" cinese, guidata da Xi Jinping, ha ceduto il passo ad un’altra, una che è tipica dei regimi dittatoriali, destinata a far tacere le masse con nuove ed eccitanti proposte per il popolo. Ora è il turno della "sinicizzazione" che sta lentamente prendendo piede, e ha come scopo di controllare le menti delle persone nel puro stile della Rivoluzione culturale del decennio 1966-1976.

    All'interno di questo quadro di sinicizzazione, il presidente Xi si è alleato con il confucianesimo e la cultura tradizionale cinese, come unici mezzi per mantenere in vita certi valori e punti di riferimento che da decenni i cinesi non vedono nel Partito Comunista, un tempo nemico acerrimo di Confucio. Ma i paradossi sono all'ordine del giorno e l'agrodolce, per usare un termine culinario in Cina, si mescola nel medesimo piatto anche con gusti opposti.

    Nel novembre 2014 il presidente Xi ha visitato il Tempio di Confucio a Qufu, e non ha nascosto la sua ammirazione per gli Analecta e i Dialoghi del grande saggio. Nel mese di maggio 2015, Xi ha visitato l'Università di Pechino, dove ha pronunciato un discorso elogiando gli sforzi degli studiosi confuciani e personalità di fama, esaltando il loro contributo alla società. In un’altra occasione, un discorso all’Università Normale di Pechino, il 9 Settembre 2013, aveva espresso la sua preoccupazione per la rimozione di poesie cinesi classiche e saggi dai libri di testo scolastici. "I Classici -  aveva detto -dovrebbero essere assimilati nelle menti degli studenti perché producano i "geni" della cultura cinese".  Da allora scuole e università hanno fatto a gara per includere lo studio dei classici nei programmi scolastici. Così, le autorità educative di Pechino hanno annunciato che avrebbero aggiunto più poesie classiche cinesi nei libri di testo a partire da settembre 2015.

    Sullo sfondo di questo appello vi è il disagio del governo cinese per la tendenza ad una certa “adorazione” per tutto ciò che è occidentale, almeno per le nuove generazioni in Cina. L'impatto sul mondo delle religioni è stato immediato. Pochi giorni prima del Natale 2014, sono state diramate forti linee guida per i vari livelli accademici delle università in Cina, per vietare le manifestazioni festive di chiaro sapore occidentale e natalizio. A Yuci (Shanxi), dove c'è una forte presenza di università, nonché a Xian (Shaanxi), le regole erano chiare, con la conseguenza che alcuni studenti temono ormai di festeggiare il Natale con aspetti occidentali.

    Allo stesso modo, lo scorso Natale, nei grandi centri commerciali hanno vietato la musica natalizia, e la presenza della polizia in molte chiese ha dato conferma di una preoccupazione che va oltre le semplici canzoncine natalizie. L'influenza della cultura occidentale ha il suo impatto sulla Cina attuale soprattutto nella mancanza di riferimento al Partito Comunista come faro e veicolo di valori, in una società in cui girotondi di vasta corruzione e il culto del denaro sembrano prendere l'iniziativa. Garantire “altri valori” alla società è la base per la nuova campagna  di "sinicizzazione".

    Ma le cose vanno anche oltre. Dietro a questa campagna, che torna e ritorna in alcuni specifici periodi dell'anno, come Natale o l'anniversario di Confucio, continuando ad insistere sullo stesso tasto, ci sono altri sintomi preoccupanti. Dal 12 ottobre al 3 dicembre del 2015, l'università di Zhengzhou (Henan, nella Cina centrale), ha dato un corso di indottrinamento al fine di promuovere la decantata "sinicizzazione" alla sfera religiosa. A tal fine, l'Università di Zhengzhou, capitale dell’Henan centrale, ha organizzato un corso di due mesi, per spiegare la storia delle religioni in Cina e il loro ruolo nella società. Organizzato dal dipartimento per gli affari religiosi del governo, cinque docenti universitari hanno insegnato un corso intensivo con particolare attenzione al ruolo della religione durante la dinastia Qing. Nelle classi, composte da più di 50 partecipanti, tra cui quattro laici, tre suore e tre sacerdoti cattolici, i docenti hanno insistito sulla religione e il rispetto della cultura cinese, e il ruolo della religione nella società.

    Senza esitazione, gli insegnanti si sono lanciati in attacchi contro la religione cattolica, mostrando tutte le sue “deficienze” in tale campo, secondo la loro interpretazione. Hanno anche avuto il coraggio di dire che l'aumento di fedeli protestanti è dovuta alla loro apertura verso la sinicizzazione e al loro adattamento alla cultura locale, al contrario dei cattolici, che si aggrappavano alle credenze straniere, estranee alla cultura locale. La lezione era chiara: la sinicizzazione coinvolge non solo l'apprezzamento della propria cultura, ma il fatto che la religione – grazie a questa  strategia – deve servire gli interessi del socialismo cinese.

    Ai due mesi di "indottrinamento", finanziati dal governo, che ha coperto tutte le spese dei partecipanti alloggiati nel campus, si accedeva previa iscrizione. I partecipanti facevano parte delle cinque religioni ufficialmente riconosciute: buddismo, taoismo, islam, cattolicesimo e protestantesimo. Alla fine, i partecipanti dovevano sottoporsi a un esame finale.

    Ora si tratta di sapere se questa iniziativa si diffonderà in altre province. Sembra che essa sia una tattica per preparare una prossima riunione ad alto livello all'interno della Chiesa cattolica in Cina, organizzata dal governo. Non si conoscono ancora le date precise, ma si sa che lo stesso presidente Xi Jinping potrebbe parteciparvi. La campagna di "sinicizzazione" potrebbe avere conseguenze più che preoccupanti per il futuro del cattolicesimo. Di per sé, il patriottismo è una veste che influenza facilmente la società cinese. Ma in questo caso, il suo scopo non è altro che cercare di piegare i cuori delle masse agli interessi del partito, che è solo e sempre quello di mantenere sotto stretto controllo la mente delle persone: uno stile praticato con maestria dal Partito Comunista dai tempi di Mao fino ad oggi.    

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