15/03/2006, 00.00
LIBANO-SIRIA-ONU
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La commissione Onu sull'assassinio di Hariri vedrà Assad

L'annuncio è contenuto nel rapporto che il responsabile dell'inchiesta presenta domani al Consiglio di sicurezza. Il documento omette particolari per non nuocere all'indagine, per la quale si riconosce maggiore collaborazione di Damasco. Ma appaiono confermati gli indizi sulle responsabilità siriane.

Beirut (AsiaNews) - Una migliore cooperazione con la Siria, compresa la possibilità di sentire il presidente Assad, una migliore comprensione dei meccanismi dell'attentato che il 14 febbraio dell'anno scorso costò la vita all'ex premier libanese Rafic Hariri e ad altre 22 persone e "progressi" nell'individuazione dei mandanti, degli esecutori dell'attentato e di coloro che "lo hanno permesso". Tutti "molto professionali". Sono questi gli elementi di maggior spicco del rapporto che il responsabile della commissione d'inchiesta dell'Onu, Serge Brammertz, presenterà domani al Consiglio di sicurezza, ampi stralci del quale sono stati resi noti già oggi.

Nelle 25 pagine del "Terzo rapporto della Commissione d'inchiesta", il giudice belga scrive più volte di non voler rendere noti fatti, nomi e particolari che potrebbero nuocere all'indagine, pur rendendosi conto dei "limiti" che tale atteggiamento potrà porre alle decisioni del Consiglio di sicurezza. Ciò può spiegare i giudizi di parziale delusione emersi dagli ambienti diplomatici libanesi ed il consenso col quale, invece, il documento è stato ufficialmente accolto a Damasco. Il vice ministro degli Esteri Fayssal Mekdad, citato dal quotidiano filo-governativo Al-Thawra, ha infatti definito "realistico" il rapporto, aggiungendo che è stato scritto con molta "professionalità".

In realtà, a leggere il testo, nulla allontana i sospetti che il predecessore di Brammertz, il tedesco Detlev Mehlis, aveva lanciato su Damasco, a parte il riconoscimento della maggiore disponibilità e l'annuncio che il mese prossimo il capo della Commissione vedrà Bachar el-Assad ed il vicepresidente Farouk el-Chareh. Ma, ad esempio, nega la necessità di un accordo particolare con la Siria per la prosecuzione dell'inchiesta, una delle richieste che la Siria aveva avanzato già a Mehlis. Il rapporto di Brammertz fa poi espresso riferimento ad un esame che continua sul ruolo della setta Ahbache, "gruppo libanese che ha dei legami storici forti con le autorità siriane", si leggeva nel precedete rapporto Mehlis, che riferiva di telefonate fatte da uno dei membri del gruppo dal luogo dell'attentato e dirette al presidente filosiriano Lahoud ed al capo dei servizi militari libanesi, ora in carcere. Della necessità di approfondire "la questione di alcune conversazioni telefoniche" parla anche il rapporto Brammertz.

La Commissione "è più vicina attualmente alla comprensione globale del modo nel quale l'attentato è stato preparato, come coloro che hanno partecipato al crimine hanno svolto il loro compito, quali erano questi compiti prima, durante e dopo l'attacco ed il modus operandi globale usato da coloro che hanno commesso il delitto". Si stanno esaminando, e si sono ottenuti "risultati significativi", sulle comunicazioni avvenute quel giorno, compresa una "apparente interferenza" che capitò proprio nella rete delle telecomunicazioni. "Progressi" la Commissione dice di aver realizzato anche nell'identificazione di coloro che "erano sul campo", ma non fornisce particolari.

Esiste poi, secondo il rapporto, un gruppo che "ha agito" e che va situato "tra coloro che hanno ordinato l'attentato e coloro che l'hanno portato a termine, cioè color che hanno permesso di commettere il delitto". Quanto a chi ha ordinato l'attentato, il rapporto parla della necessità di approfondire, tra l'altro, il ruolo della banca libanese al-Madina e di un fondo dell'ex direttore della sicurezza generale.
Al momento, infine, "è troppo presto" per avallare la presunzione secondo la quale i 14 casi di attentati avvenuti negli ultimi tempi in Libano sarebbero legati tra loro o con il caso Hariri.

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