20/11/2018, 10.46
VATICANO – RUSSIA
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La diplomazia della bellezza (Foto)

di Stefano Caprio

Si apre in Vaticano una mostra eccezionale di dipinti, 54 opere fra le più famose dell’arte russa. Un nuovo passo avanti – dopo l’incontro tra papa Francesco e il patriarca Kirill – verso una nuova amicizia fra le due Chiese.

Roma (AsiaNews) – Un’eccezionale mostra di dipinti russi (Pilgrimage of Russian Art. From Dionysius to Malevich) si è aperta oggi 20 novembre in Vaticano, nel Braccio di Carlo Magno dei Musei Vaticani che accede direttamente a piazza S. Pietro. Sono esposte 54 opere tra le più famose dell’arte russa, che rimarranno a disposizione dei visitatori fino al prossimo 16 febbraio 2019. La mostra è la risposta russa all’iniziativa del 2016, quando i Musei Vaticani portarono a Mosca 42 quadri di straordinario valore (Roma Aeterna. I capolavori della Pinacoteca Vaticana. Bellini, Raffaello, Caravaggio).

L’esposizione di Mosca ebbe un travolgente successo di pubblico, e la mostra dei quadri della Galleria Tretjakov a Roma merita altrettanta attenzione. Il significato artistico e culturale è di assoluta evidenza: oltre a una selezione di antiche icone, si possono ammirare alcuni dei più famosi quadri della cultura russa dell’Ottocento e inizio Novecento, di autori come Kramskoj, Perov, Ge, Nesterov, Vrubel’, Petrov-Vodkin, Kandinskij, per finire con il celebre Quadrato Nero di Malevich, l’opera che nel 1915 inaugurò l’intera corrente astrattista dell’arte contemporanea.

Non può nemmeno sfuggire il significato storico e diplomatico della mostra stessa, che si inserisce in una lunga serie di iniziative degli ultimi anni. La mostra vaticana a Mosca, nell’autunno del 2016, fu il primo segnale del “disgelo” tra Roma e Mosca, dopo lo storico abbraccio di febbraio dello stesso anno tra papa Francesco e il patriarca Kirill all’aeroporto dell’Avana e la precedente visita di Putin in Vaticano.

Il secondo grande evento, l’anno successivo, fu il pellegrinaggio della reliquia di S. Nicola di Bari, che radunò enormi folle di pellegrini russi in una riscoperta delle comuni radici cristiane. Da allora, si succedono senza sosta incontri, conferenze, mostre e scambi culturali a tutti i livelli: accademico, devozionale, ecclesiastico e popolare, soprattutto umanitario e caritativo, per indicare la via possibile dell’unità dei cristiani e dei popoli.

Il patriarcato di Mosca, in particolare, intende affermare il principio per cui l’ecumenismo del terzo millennio non deve cercare intese dogmatiche o unioni formali tra la Chiese locali, ma riconoscere la dignità e l’importanza di ciascuna di esse attraverso la riscoperta della storia e della cultura. Tale criterio è stato accettato con entusiasmo dalla Santa Sede, che mette in campo le sue forze migliori nelle tante iniziative.

Al contrario, l’amicizia dello spirito e dell’arte è stato clamorosamente smentita, nelle ultime settimane, dalla crisi totale che ha portato alla divisione tra Mosca e Costantinopoli sulla questione dell’autonomia della Chiesa di Kiev. I vicini sembrano non capirsi più, proprio mentre i lontani si stanno riavvicinando: la geografia del cristianesimo universale si sta profondamente modificando, e ad oggi la Chiesa più vicina agli ortodossi russi sembra proprio essere quella cattolica romana.

Proprio la mostra del Braccio di Carlo Magno può fornire alcune spiegazioni a questo strano fenomeno, evidenziando le radici culturali molto particolari della spiritualità russa. Si tratta infatti dell’accostamento tra lo stile bizantino delle antiche icone, a cui i russi sanno dare una forza espressiva sconosciuta ai greci, e la genialità tutta di tipo “occidentale” dei pittori russi moderni, che ritrovano in forme nuove proprio le radici spirituali dell’eredità “orientale”.

I curatori della mostra, tra i più autorevoli storici dell’arte di Russia, hanno fatto scelte particolarmente significative, affiancando la “Trinità” di Paisij e la “Trojka” di Perov, le icone del Battesimo e della Trasfigurazione con le apparizioni del “Cristo al popolo” di Ivanov (il quadro, dipinto a Roma, fu chiamato dallo zar Nicola I il “manifesto dell’anima russa”), il “Cavallo Rosso” di Petrov-Vodkin con il cavallo di San Giorgio martire e altri spunti, il più clamoroso dei quali è l’accostamento tra una grande icona del Giudizio Universale e il “Quadrato Nero” di Malevich, dove la scomparsa di ogni forma suggerisce la profondità inattingibile del divino.

La Russia è unione di Oriente e Occidente, e provoca entrambi i mondi a ritrovare la propria vera identità: al di là dei conflitti e delle contraddizioni della storia, nel genio degli artisti si può vedere una via per il nuovo inizio del mondo cristiano, nuova speranza per l’umanità intera.

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