28/11/2009, 00.00
COREA DEL NORD
Invia ad un amico

La stretta di Pyongyang: a morte anche chi ruba del riso

di Joseph Yun Li-sun
Il regime stalinista di Kim Jong-il ha cambiato il codice penale interno. A causa della fame aumentano i furti di generi alimentari; per fermarli, si uccidono i ladri.

Seoul (AsiaNews) – Il regime nordcoreano ha cambiato in maniera radicale il proprio codice penale, che oggi prevede la pena di morte anche per chi ruba mezzo sacco di riso. Lo denunciano alcuni esuli dal Nord rifugiati nella parte meridionale della penisola, che parlano di un clima di terrore che aumenta ogni giorno che passa.

In realtà, la Corte suprema del governo guidato da Kim Jong-il non ha cambiato gli articoli penali: ha pubblicato – dandogli valore di legge – un “addendum” che prevede “nuove pene aggiuntive per reati già punibili secondo il codice ordinario”. Ad esempio il contrabbando o la falsificazione di valuta, che fino allo scorso era punito con una reclusione di dieci anni, oggi porta direttamente al patibolo. L’addendum risale al 2007, ma la sua esistenza è stata resa pubblica soltanto nei giorni scorsi.

Questo perché, sostengono i dissidenti, il governo non era convinto della necessità di metterlo in vigore. Dopo le carestie dell’ultimo anno, e soprattutto dopo la stretta internazionale agli aiuti umanitari derivata dai test nucleari di Pyongyang, sono però aumentati in maniera drammatica i crimini commessi sul territorio. Le statistiche interne, spiega un interlocutore anonimo per motivi di sicurezza, “parlano di un aumento del 40%, ma non tengono conto del fatto che oramai anche rubare una ciotola di riso è considerato crimine grave”.

Sempre per cercare di scoraggiare il “crimine”, il governo nordcoreano ha deciso di moltiplicare le esecuzioni pubbliche, a cui la popolazione è costretta ad assistere dagli agenti di pubblica sicurezza. Inoltre, le aggiunte penali prevedono che – in caso di reato flagrante – la sentenza di morte “può essere praticata anche senza regolare processo”.

Il professor Park Jung-won, dell’Università sudcoreana di Kookmin, spiega: “Questi cambiamenti servono a preservare, tramite il diritto, la possibilità di punire non soltanto i crimini peggiori ma anche quelli ordinari. In questo modo, le autorità nordcoreane possono anche sbarazzarsi di coloro che, fino ad oggi, erano cittadini normali. Non serve più un processo, basta alzare il dito contro qualcuno”.

Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Cristiano condannato a morte, politici Usa scrivono all’Onu
14/07/2007
Nel regime dei Kim “vivono ancora dei cristiani. E sono stimati”
24/05/2011
Corea, card. Cheong: "Impensabile una visita del Papa finchè continua la repressione nel Nord"
28/02/2006
Seoul invia cibo a Pyongyang, fra le proteste dei suoi abitanti
28/02/2005
Kim Jong-un sarebbe in coma: la sorella alla guida del Paese
24/08/2020 08:59