09/05/2011, 00.00
CINA
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La vera rivoluzione dei gelsomini è liberarsi di Mao Zedong

di Bernardo Cervellera
In Cina ci sarà libertà quando si potrà criticare liberamente il Grande timoniere. Ma a tutt'oggi è impossibile studiare con obbiettività il periodo maoista, i disastri del Grande balzo in avanti e della Rivoluzione culturale. Vi è una spaccatura e un conflitto nella leadership: Wen Jiabao domanda riforme politiche; Bo Xilai costringe studenti, operai e impiegati a cantare le glorie del Partito e di Mao Zedong.
Roma (AsiaNews) – Da settimane il regime cinese continua ad arrestare e far sparire nelle sue prigioni attivisti per i diritti umani e avvocati “colpevoli” di difendere persone che hanno subito ingiustizie quali sequestri di case o terreni, violazione della libertà religiosa, arresti immotivati. La repressione è legata in apparenza al timore che anche in Cina possa scoppiare una “rivoluzione dei gelsomini”, simile a quella che sta avvenendo in molti regimi autocratici in Nordafrica e Medio oriente. Poche settimane fa è bastato un annuncio anonimo su internet che invitava la popolazione a “passeggiare” in qualche piazza delle città cinesi per scatenare una repressione a tutto campo.
Ma secondo Harry Wu, fondatore della Laogai Foundation, che denuncia le violenze dei campi di concentramento in Cina, una “rivoluzione dei gelsomini” sarà impossibile in Cina “finché non si potrà criticare Mao Zedong in modo radicale”. E questo può avvenire solo in “un conflitto all’interno della leadership”.
 
Harry Wu è in Italia in questi giorni per l’incontro della Laogai Fundation –Italia, focalizzato quest’anno sulla piaga degli aborti e delle sterilizzazioni forzate causate dalla legge sul figlio unico.  In margine al convegno, durante una conversazione, Harry Wu – che ha subito 19 anni in un laogai (campo di concentramento e di lavori forzati) – ha spiegato che in Cina è quasi impossibile far nascere una rivoluzione dal basso. Per Wu né i contadini, relegati nelle campagne o schiavizzati nelle città come lavoratori migranti, né gli abitanti delle città, che ricercano il benessere, sono pronti a rovesciare il regime, sebbene lottino e manifestino per migliorare la loro situazione. Vi sono poi gli intellettuali [come quelli di Carta 08], che spingono verso una società democratica e fanno proposte politiche, ma la loro forza è molto piccola.
Per Harry Wu il cambiamento del regime può avvenire  solo dall’alto, dalla stessa leadership e avverrà solo quando si potrà criticare Mao in modo radicale.
 
Il mito del Grande timoniere è ancora forte nel Paese, anche se Deng Xiaoping, alla sua morte ha detto che le idee di Mao erano criticabili “al 30%”. Ancora oggi è però impossibile avere una visione critica della politica di Mao Zedong e studiare in modo obbiettivo il suo periodo storico. Ancora oggi egli è visto come il liberatore della Cina dalle invasioni straniere e come colui che ha fatto rialzare il Paese. Ma per diversi studiosi la sua politica è stata falsa e disastrosa. Mao si è sempre vantato di aver sconfitto l’invasione giapponese, ma gli stessi storici nipponici affermano che Mao non ha mai combattuto contro di loro, come ha invece fatto Chang Kai-shek.
 
Vi è stata poi la disastrosa politica del Grande Balzo in avanti che ha avuto come conseguenza anni di carestia nelle campagne e la morte per fame di almeno 35 milioni di cinesi. Quindi è venuta la Rivoluzione culturale e la guerra civile, che ha fatto anch’essa milioni di morti… Senza contare le campagne e le purghe contro tutti i nemici “del popolo”, cioè in realtà contro tutti coloro che gli facevano ombra.
 
Eppure ancora troppo pochi mettono in dubbio la sua qualità di “padre della patria” e il suo ritratto pende trionfante dalle mura della città proibita su piazza Tiananmen.
 
Anni fa uno studioso ha domandato che il mausoleo di Mao venisse trasferito dalla piazza Tiananmen, ma non vi è stato alcun seguito. In compenso, alcuni mesi fa, sulla piazza Tiananmen, dalla parte opposta al mausoleo di Mao, è apparsa una statua di Confucio. Ma dopo qualche mese la statua è stata rimossa.
 
Secondo Harry Wu questo è il segno di un conflitto all’interno della leadership, fra maoisti a oltranza e riformisti “confuciani”, fra coloro che vogliono affermare il monopolio del Partito comunista e chi vorrebbe garantirsi il potere con “il servizio al popolo”.
 
Che vi sia un conflitto all’interno del Politburo è evidente anche da un altro elemento: diverse volte l’anno scorso e in questi mesi, il premier Wen Jiabao ha affermato in alcuni discorsi e interviste che è urgente per la Cina attuare alcune riforme politiche. Ma tali proposte sono state emarginate dai media ufficiali. E l’ultimo suo appello alle riforme è avvenuto proprio mentre la polizia reprimeva e arrestava gli attivisti della “rivoluzione dei gelsomini”.
 
È vero che Wen non ha mai specificato quali riforme politiche egli abbia in mente e per alcuni egli sta solo salvando la faccia di fronte al volto sempre più sanguinario del suo Partito. Ma è anche vero che all’interno della leadership vi sono personalità come Bo Xilai, segretario del partito a Chongqing, e probabile successore di Wen nel 2013. In questi mesi Bo ha rilanciato la cultura “rossa” legata a Mao Zedong, ritornando ad esaltare la Rivoluzione culturale e le glorie del Grande timoniere: ogni scuola, università, industria, ufficio radio, televisione deve diffondere i canti che esaltano il Partito, proprio come ai tempi di Mao Zedong.
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