30/01/2009, 00.00
VATICANO - ISRAELE
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La vicenda del vescovo negazionista non frena il dialogo tra cattolici ed ebrei

Per il direttore del Gran rabbinato di Israele è “importante, molto bella e molto seria'' la lettera con cui il Vaticano chiede di continuare il dialogo. Il Jerusalem Post intervista Padre Jaeger: la vicenda di Williamson “non può avere la possibilità di influire in alcun modo sul fraterno dialogo e la calorosa amicizia tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico”.
Gerusalemme (AsiaNews) - “Chi nega il fatto della Shoah non sa nulla né del mistero di Dio, né della Croce di Cristo. Tanto più è grave, quindi, se la negazione viene dalla bocca di un sacerdote o di un vescovo, cioè di un ministro cristiano, sia unito o no con la Chiesa cattolica”. Sono le parole che Padre Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede, ha scritto nel suo editoriale pubblicato il 30 gennaio sul sito della Radio Vaticana.
 
Si tratta dell’ultimo capitolo delle polemiche seguite alle dichiarazioni negazioniste di mons. Richard Williamson, il vescovo lefebvriano cui la Santa Sede ha deciso di rimettere la scomunica latae sententiae insieme ad altri tre presuli della Fraternità San Pio X, consacrati nel 1988 senza mandato pontificio.
 
La vicenda ha generato tensioni e fraintendimenti tra la Santa Sede ed il mondo ebraico. La notizia dell’intervista rilasciata da mons. Williamson ad una televisione svedese e trasmessa il 21 gennaio, tre giorni prima della rimozione della scomunica, ha portato il Gran rabbinato di Gerusalemme a decidere di posticipare l’incontro con la Pontificia commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo, prevista per dal 2 al 4 marzo a Roma. In una lettera del 27 gennaio inviata al card. Walter Kasper, presidente della commissione vaticana, l’organismo religioso di Gerusalemme chiedeva anche alla Santa Sede gesti di chiarificazioni dopo le dichiarazioni del vescovo lefebvriano. L’intervento del Papa nell’udienza di mercoledì 28 e le sue affermazioni di “piena e indiscutibile solidarietà con i nostri fratelli destinatari della Prima Alleanza” hanno posto un freno alle polemiche.
 
Il 29 gennaio il Gran rabbinato ha ricevuto una lettera di risposta della Santa Sede, a firma del card. Kasper, che il direttore generale dell’organismo ebraico, Oded Wiener, ha definito “importante, molto bella e molto seria''. “Nella sua lettera il cardinale Kasper ribadisce l'importanza che la Chiesa annette al dialogo con noi - ha detto Wiener - e chiede che l'incontro fissato per l'inizio di marzo abbia luogo nella data prestabilita''.
 
Nell’attesa che il Gran rabbinato risponda, si registrano anche alcuni tentativi di affrontare la controversia oltre i toni polemici che hanno spesso caratterizzato la discussione degli ultimi giorni.
 
Pubblichiamo di seguito la traduzione dell’intervista a padre David Maria Jaeger (ofm) pubblicata il 29 gennaio sul sito del quotidiano israeliano, Jerusalem Post, nelle pagine di Rosner’s Domain, una sezione di approfondimenti curata dall’omonimo giornalista.
 
Padre David-Maria Jaeger è stato sacerdote della Chiesa di St. John Neumann ad Autsin nel Texas e ha lavorato presso il locale tribunale diocesano; è inoltre membro della Delegazione della Santa Sede nella Commissione bilaterale permanente tra la Santa Sede e lo stato di Israele. Nato da famiglia ebrea a Tel Aviv (Israele), padre Jaeger è l’unico sacerdote della Chiesa cattolica romana nato in Israele. È un docente di diritto canonico (professore di legge ecclesiastica) a Roma.
 
Gli ho mandato cinque domande sulla crisi in corso nella relazioni tra cattolici ed ebrei.
 
Dal punto di vista ebraico, questo è un atto quasi incomprensibile: come e perché il Vaticano ha voluto togliere la scomunica ad una persona che nega l’Olocausto?
È chiaro che nessuno in Vaticano era nemmeno lontanamente conscio delle assurde e offensive opinioni e dichiarazioni del signor Williamson su questo tema. Questo non è per nulla sorprendente, dato che l’orribile e piccolo mondo sommerso dei negatori dell’Olocausto come chi afferma l’assurdità che la terra è piatta, non è seguito da nessuno eccetto che dai diretti interessati e da chi attualmente si dedica allo studio del fenomeno di queste frange.
 
Questa decisione è il risultato della “mancanza di adeguate consultazione” come alcuni osservatori credono?
Dato che l’orribile e piccolo mondo sommerso dei negatori dell’Olocausto è al di là dell’orizzonte della gente comune, è improbabile che una qualsiasi normale consultazione si sia resa conto di questo. Bisogna tenere presente che il signor Williamson non era e non è candidato a nessun compito o promozione della Chiesa, infatti in nessun modo è riconosciuto come sacerdote cattolico; non è stato affatto riammesso nella Chiesa ma solo una delle numerose sanzioni legali sotto cui egli si trovava secondo il codice della Chiesa è stata rimossa, mentre le altre restano ancora più che valide.
 
Cito un virgolettato dal Washington Post: “Questo aumenta ogni tipo di domanda sulla consistenza dell’auto-comprensione della Chiesa” ha detto George Weigel, autore di numerosi libri su Benedetto e Giovanni Paolo II. “Come può contribuire all’unità della Chiesa se essi sono riconciliati [senza abbracciare le posizioni della Chiesa sulla libertà religiosa e l’antisemitismo]? Questo veramente può disfare buona parte dei risultati del periodo di Giovanni Paolo e Benedetto se non è ben compreso”. Cosa dice di questo tema?
Il professor George Weigel è un mio amico, e uno dei più importanti commentatori di temi che riguardano al Chiesa, e io penso sempre che le sue opinioni richiedano particolare attenzione.
 
Papa Benedetto ha riaffermato la sua “piena e indiscutibile solidarietà con gli ebri – ma è discutibile agli occhi di molti ebrei. Cosa può essere fatto per riparare a questo danno, e come pensa che questo problema possa influire nei mesi ed anni a venire?
Non credo che qualsiasi persona ragionevole e di buona volontà avrà motivo di dubitare la totale e piena solidarietà del Papa verso gli ebrei, secondo la linea dal suo amato predecessore.
 
Il direttore generale del Rabbinato d’Israele, Oded Weiner, ha scritto al Vaticano che “senza una pubblica scusa e ritrattazione, sarà difficili continuare il dialogo” tra il rabbinato e la Commissione della Santa Sede per le relazioni religiose con gli ebrei. Avverrà questa pubblica scusa, e se no, pensa che questo dialogo possa ancora continuare?
Il fatto che una persona marginale, che non può essere considerata un sacerdote cattolico e neppure un cattolico a pieno titolo, abiuri e ritratti (come di certo dovrebbe se mai vuole essere accettato con rispetto nella società) non può avere la possibilità di influire in alcun modo sul fraterno dialogo e la calorosa amicizia tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico.
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