21/02/2014, 00.00
MALAYSIA - ISLAM
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La vicenda “Allah” e l’attacco alla libertà religiosa non portano voti al governo malaysiano

È quanto emerge da uno studio condotto da Umcedel, su un campione pari al 10% degli elettori del distretto di Kajang. Il mese prossimo sono in programma le elezioni suppletive ed è battaglia fra coalizione di maggioranza e opposizione. Da mesi il governo cerca il voto islamista. Anwar Ibrahim a fianco dei cristiani per la libertà di culto.

Kuala Lumpur (AsiaNews/Agenzie) - La controversia fra governo malaysiano e il settimanale cattolico Herald Malaysia sull'uso della parola "Allah" per i non musulmani, non si tramuterà in un aumento dei voti per la coalizione di maggioranza Barisan Nasional (Bn). È quanto emerge da una ricerca effettuata dalla Universiti Malaya Centre for Elections and Democracy (Umcedel), in un campione rappresentativo di abitanti di Kajang, distretto dello Stato di Selangor, poco distante dalla capitale Kuala Lumpur, che il mese prossimo è chiamato alle urne per le elezioni suppletive. Ben oltre la metà degli interpellati (il 55%) è convinto che la vicenda non porterà maggiori consensi al premier Najib Razak e il partito Umno (United Malays National Organisation); il dato aumenta fino al 60% se riferito ai musulmani di etnia Malay. Inoltre, per l'85% degli abitanti dei villaggi sparsi attorno alle principali città il "caso Allah" non serve a fare incetta di voti nell'elettorato. 

I risultati di questa indagine, certo non esaustiva ma rappresentativa, sono un vero e proprio schiaffo in faccia all'esecutivo, al partito Umno e alla sezione locale di Selangor, che da tempo cavalcano la vicenda "Allah" per conquistare voti fra la frangia islamista. Nel mirino del partito di governo i cristiani della parte orientale del Paese, che da secoli usano il nome nella versione locale della Bibbia e p. Lawrence Andrew, direttore del settimanale cattolico, che combatte da tempo una battaglia in tribunale per difendere i diritti della minoranza religiosa. 

Al contempo, gli intervistati hanno sottolineato che i temi di maggior interesse per la popolazione sono l'alto tasso di criminalità, il costo crescente della vita e i prezzi delle abitazioni, che hanno raggiunto quote insostenibili. Su questi aspetti dovrebbe concentrarsi l'opera del governo e su questi argomenti, aggiungono i cittadini, si dovrebbero focalizzare le campagne elettorali, non su vicende pretestuose e prive di risvolti pratici. Alla ricerca hanno partecipato quasi 600 persone, pari al 10% del totale dei votanti del distretto elettorale di Kajang. 

Al contempo, per il 69% degli interpellati il costo crescente della vita e l'inefficacia delle risposte governative saranno un punto a favore per il partito di opposizione Pakatan Rakyat, guidato da Anwar Ibrahim. Peraltro lo stesso Ibrahim è finito nel mirino di uno degli alti funzionari del partito di governo Umno, colpevole di aver parlato a difesa dei cristiani e della libertà religiosa in una chiesa di Kajang. Reezal Merican Naina Merican giudica la mossa del leader dell'opposizione un "tentativo disperato" per riconquistare terreno e vincere alle elezioni suppletive che si terranno nel distretto il 23 marzo prossimo. E invita l'avversario politico a rivolgersi agli studiosi di legge islamica, gli "unici" in grado di "capire davvero" la vicenda "Allah". 

Le affermazioni dell'esponente del partito di governo fanno riferimento all'intervento fatto da Anwar Ibrahim lo scorso 16 febbraio alla chiesa della Sacra famiglia a Kajang, al termine delle celebrazioni della domenica. Rivolgendosi a una folla di oltre mille persone, egli ha sottolineato che "se Allah è il Signore di tutto l'universo", non vi possono essere "limiti" sull'uso del suo nome. 

La controversia è divampata in tutta la sua portata nel 2008, quando il governo ha minacciato di revocare il permesso di pubblicazione all'Herald Malaysia, il più importante giornale cattolico. In risposta, i vertici della Chiesa hanno citato in giudizio l'esecutivo per violazione dei diritti costituzionali. Nel 2009 la decisione del Tribunale di primo grado (Alta corte) dà ragione ai cattolici. La sentenza semina shock e ira fra i musulmani, che considerano la parola di pertinenza esclusiva dell'islam. Nel Paese si scatena un'ondata di violenze, con attacchi mirati contro chiese e luoghi di culto cristiani. Per arginare la deriva estremista, il governo decide di ricorrere in appello. In Malaysia, nazione di oltre 28 milioni di abitanti in larga maggioranza musulmani (60%), i cristiani sono la terza confessione religiosa (dietro ai buddisti) con un numero di fedeli superiore ai 2,6 milioni; la pubblicazione di un dizionario latino-malese vecchio di 400 anni dimostra come, sin dall'inizio, il termine "Allah" era usato per definire Dio nella Bibbia in lingua locale

 

 

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