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  • » 12/12/2017, 09.04

    RUSSIA-SIRIA

    La vittoria della Russia in Siria; Ilarion per il ritorno dei profughi cristiani

    Vladimir Rozanskij

    Per Putin la lotta contro l’Isis è conclusa e ordina il ritiro di una parte delle truppe. Le critiche delle potenze occidentali all’intervento russo. L’unità dei cristiani ortodossi, protestanti e cattolici per il ritorno dei rifugiati in patria. Anche i musulmani russi pronti all’aiuto per la ricostruzione.

    Mosca (AsiaNews) - La fine delle operazioni militari contro l’Isis in Siria deve ancora essere portata a compimento, e non è ancora semplice trarne tutte le conclusioni, sia per quanto riguarda i pericoli del terrorismo mondiale, sia per i rapporti di forza tra gli alleati nella guerra contro il fondamentalismo islamico.

    Ieri, nella sua prima visita in Siria, il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato un parziale ritiro delle sue truppe, che hanno “completato in modo brillante” il loro compito con la vittoria sullo Stato islamico. Parlando dalla base russa di Hmeimim, nella provincia di Latakia, Putin ha sottolineato che la base russa avrebbe continuato a funzionare E I russi avrebbero ribattuto ad ogni nuovo attacco dei militanti islamisti. “Se i terroristi rialzano la testa – ha detto – infliggeremo loro dei colpi che non hanno ancora sperimentato”.

    L’intervento russo in Siria, iniziato nel 2015 su invito del leader Bashar Assad, ha ottenuto – attraverso raid aerei – la sconfitta dei miliziani dello Stato islamico e di altri gruppi islamisti nemici di Assad e del governo siriano.

    L’intervento russo ha spinto una coalizione a guida Usa intervenuta in Siria – ma non invitata da Assad – a essere efficace nella lotta contro l’Isis e a non avere come primo scopo la cacciata di Assad dal potere. La visita di Putin in Siria è la prima dal 2010. Egli si è poi recato in Turchia e in Egitto, rafforzando un’alleanza geopolitica che di fatto rende sempre più debole l’influenza Usa nel Medio oriente.

    In ogni caso, la Russia cerca di rivendicare con forza il proprio ruolo decisivo nell’azione siriana, anche rispondendo alle critiche dei partner internazionali.

    Chi ha vinto

    Un alto funzionario del Ministero degli Esteri russo, Marija Zakharova (foto 2), ha voluto ribadire in una dichiarazione rivolta agli alleati occidentali il successo delle operazioni russe, confrontandole con le “conquiste” occidentali in Medio Oriente e Asia centrale negli anni precedenti. La Zakharova ha commentato in questo modo le affermazioni del capo della diplomazia francese, Jean-Yves Le Drian, che ha sostenuto la tesi per cui la Russia si sarebbe “appropriata” della vittoria contro l’IS in Siria. “I partner occidentali da qualche giorno vanno dichiarando che la loro coalizione, e non la Russia, avrebbero raggiunto la vittoria in Siria”, ha scritto Zakharova sulla sua pagina Facebook, due giorni fa, “Signori, fatela finita! Le vostre conquiste sono l’Iraq, la Libia e l’Afghanistan, vantatevi di quelle”. Le Drian aveva affermato che le armate russe, più che impegnarsi a liberare il territorio siriano, si sarebbero occupate della difesa degli interessi del presidente Bashar Assad.

    La sorte dei profughi cristiani

    La situazione in Siria è stata commentata anche dal metropolita Ilarion (Alfeev), capo del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca (foto 3), che ha lanciato la proposta alle altre Chiese di unire le forze per far tornare in Siria i profughi cristiani. Per questo sarà necessario ricostruire le infrastrutture abitative e le stesse chiese, offrendo a tutte le confessioni cristiane del mondo una grande occasione di unirsi nel servizio ai fratelli.

     “Noi siamo in contatto con la Chiesa antiochena”, ha rilevato il metropolita intervenendo sul canale Russia-24, “sappiamo quali chiese sono state distrutte, profanate, e hanno bisogno di restauri e ricostruzioni. Abbiamo contatti diretti anche con la Chiesa ortodossa siriana, mentre gli Anglicani a loro volta sono in contatto con alcune comunità cristiane in Iraq. Quanto più sapremo comunicare tra noi su questi problemi, scambiandoci le informazioni e realizzando progetti comuni, tanto più saremo in grado di risolvere il problema del ritorno dei cristiani in quei luoghi, da cui sono stati cacciati per la guerra”.

    Ilarion ha osservato che per un vero programma di ricostruzione delle chiese non sarà sufficiente l’intervento statale, e solo le Chiese in comunione tra loro possono davvero comprendere ciò che è necessario ai cristiani siriani, permettendo così il loro ritorno a casa. “Noi sappiamo che attualmente in Libano si trovano circa due milioni di profughi dalla Siria. Moltissimi sono anche in altri Paesi, anche in Europa e in America. Quelli che stanno più vicini ai propri luoghi nativi sono pronti a tornare, se si riuscirà a ripristinare delle normali condizioni di vita e di professione della propria fede”, ha concluso il metropolita Ilarion.

    I profughi musulmani

    Anche il presidente dell’Unione Spirituale dei musulmani di Russia, il mufti Albir Krganov, ha commentato le conseguenze della guerra in Siria, che si è protratta per quasi sette anni lasciando enormi perdite umane. “In questi anni terribili il popolo siriano, i nostri fratelli di fede musulmana, hanno perduto quasi 500mila persone, che lottavano per la propria patria… La Siria ha vissuto giorni tremendi, e grazie al sostegno del nostro Paese, si è finalmente liberata dalla tenebra dei terroristi pseudo-religiosi. Come è noto, la guerra ha distrutto un Paese una volta in piena fioritura, come un giardino, e noi abbiamo il dovere di continuare ad aiutarlo”, ha dichiarato il mufti di Russia intervenendo a un concerto di beneficenza per la Siria.

    Krganov ha infatti preso parte a una serata di festa del “Madlid” in onore del compleanno del profeta Maometto, a cui è intervenuto anche il ministro per gli affari religiosi della Siria, Abdusattar As-Said, che ha espresso la sua “enorme riconoscenza” alla Russia e personalmente al suo presidente Vladimir Putin.

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