09/03/2013, 00.00
PAKISTAN

Lahore, bruciate oltre 100 case di cristiani per un’accusa di blasfemia

Jibran Khan
Il gesto è avvenuto dopo un litigio tra un giovane cristiano e un barbiere islamico: il musulmano ha insultato il cristianesimo e poi ha denunciato il ragazzo per blasfemia. La folla ha saccheggiato, preso a sassate, gettato acido e poi messo al rogo le abitazioni dell’insediamento cristiano. Imam locale: “Troveremo il cristiano e lo uccideremo”.

Lahore (AsiaNews) - Questa mattina una folla inferocita ha dato fuoco a oltre 100 case dell'insediamento cristiano Joseph Colony, vicino a Badami Bah (Lahore). Gli abitanti della colonia sono stati costretti a fuggire e almeno 35 persone sono rimaste ferite. L'attacco è nato da un'accusa di blasfemia registrata contro uno dei residenti dell'insediamento, Sawan Masih, che nel pomeriggio di ieri ha avuto un alterco con un musulmano.

Secondo la ricostruzione dei fatti, il 26enne cristiano si era recato da un barbiere islamico per tagliarsi i capelli, ma il proprietario del negozio, Imran Shahid, si è rifiutato di servirlo. Tra i due è nata un'accesa discussione, e il musulmano avrebbe usato parole offensive sul cristianesimo.

Insieme ad altre persone, Shahid è poi andato alla vicina stazione di polizia: il gruppo ha registrato contro Masih un'accusa di blasfemia (art.295C), sostenendo che il giovane era ubriaco e aveva insultato il profeta Maometto. Poco dopo, le forze dell'ordine hanno arrestato il cristiano. La pena massima prevista da tale legge è l'ergastolo.

L'ira della comunità islamica non si è placata, e stamani un nutrito gruppo di persone ha saccheggiato la Joseph Colony, per poi dare fuoco alle case. "Stavamo lavorando come ogni giorno - racconta ad AsiaNews Salamat Masih, un abitante dell'insediamento - quando abbiamo iniziato a sentire dei rumori, e all'improvviso un muro di gente è piombato nella colonia. Hanno gettato acido e preso a sassate le nostre case, poi hanno appiccato il fuoco. Le autorità sono intervenute solo quando tutto era distrutto". L'imam locale ha dichiarato che Sawan sarà ucciso non appena trovato.

Le associazioni per i diritti umani Masihi Foundation e Life for All sono sul posto per aiutare le vittime. Per mons. Rufin Anthony, vescovo di Islamabad-Rawalpindi, "è molto triste vedere che le minoranze in Pakistan non sono al sicuro e sono prese di mira per la loro religione. Dobbiamo assolutamente lavorare per l'armonia nazionale". 

 

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