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» 21/05/2007 11:03
PAKISTAN
Lahore, più di cento testimoni, anche musulmani, a favore del cristiano “blasfemo”
di Qaiser Felix
Fra i testimoni, il presidente musulmano dell’Unione commercianti di Samanabad, che ha ammesso di essere stato provocato da “alcuni sobillatori” che presentavano l’84enne Walter Fazal Khan come blasfemo. Nel frattempo, i cristiani di Charsadda chiedono preghiere per la loro spaventosa situazione.

Lahore (AsiaNews) – Oltre cento fra musulmani e cristiani hanno testimoniato a favore di Walter Fazal Khan, cristiano di 84 anni arrestato per blasfemia, ed hanno chiesto la sua liberazione al sovrintendente generale di Lahore. Secondo i testimoni, Khan è vittima di una congiura tesa dal suo autista per rubare i suoi terreni.
 
Proprio quest’ultimo aveva dichiarato agli agenti di aver visto il suo datore di lavoro mentre bruciava alcune pagine del Corano. Nonostante l’assenza di prove, la polizia aveva arrestato l’anziano cristiano, in base al disposto dell’art. 295-b del codice penale pakistano, la famigerata legge sulla blasfemia, che punisce con il carcere o con la pena di morte chi dissacra Maometto o i testi sacri dell’Islam.
 
La famiglia dell’uomo e diversi gruppi civili che lo conoscono avevano definito l’accaduto, sin dal primo momento, “una cospirazione” orchestrata da alcuni uomini d’affari musulmani che volevano ottenere i terreni di Khan. Questi, infatti, avevano comprato circa cento metri quadri di terreno dal “blasfemo”, pagati 2,5 milioni di rupie [circa 30mila euro]. In un secondo momento, il cristiano aveva messo in vendita il resto dell’appezzamento per 12,4 milioni di rupie. Gli acquirenti precedenti, interessati all’acquisto, ne avevano offerti 8, ma Khan aveva rifiutato.
 
Le testimonianze sono state depositate il 19 maggio scorso presso l’ufficio di polizia locale: i musulmani presenti, che avevano chiesto l’arresto del cristiano, hanno ammesso di “essere stati provocati da alcuni sobillatori” che hanno presentato Khan come “un blasfemo”.
 
Solo in un secondo momento, una volta calmati gli animi, avrebbero capito che si trattava di una montatura tesa da Raja Riaz, autista, che voleva rubare i terreni del suo datore di lavoro. Fra i manifestanti vi erano il presidente dell’Unione commercianti di Samanabad, musulmano, due rappresentanti della Commissione pakistana per i diritti umani e Joseph Francis, direttore del Centro per l’aiuto legale e l’assistenza ai cristiani.Il sovrintendente generale, Pervez Kandhari, ha promesso una nuova indagine sul caso.
 
La polizia sembra invece non voler fare nulla per i cristiani di Charsadda, a pochi chilometri da Islamabad, che continuano a ricevere minacce di morte da parte di fondamentalisti islamici, che chiedono la loro conversione immediata all’islam o l’esilio dal Pakistan.
 
Nel corso di una conferenza stampa nella capitale, il vescovo di Islamabad ed il presidente dell’All Pakistan Minorities Alliance (Apma) hanno ribadito che “nessun cristiano abbandonerà Cristo. Piuttosto, morirà per Lui”.
 
Shahbaz Bhatti, presidente dell’Apma, dice ad AsiaNews: “La minoranza cristiana del Pakistan ha già subito attacchi, minacce ed accuse infondate. Paghiamo per queste cose ogni giorno, da diverso tempo, ma non per questo la daremo vinta a chi ci vuole morti o esuli”.
 
Lo stesso concetto è stato ribadito da mons. Lobo, che ha concluso: “La nostra comunità soffre, ma non demorde. Nessuna religione può essere diffusa con la spada. Ora i cristiani di Charsadda hanno bisogno di sostegno e, soprattutto, di preghiere”.

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