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  • » 25/02/2016, 14.38

    IRAN

    Le elezioni in Iran, un test per Rouhani

    Darius Karimian

    Domani si vota per il parlamento (Majlis) e per il Consiglio degli esperti, che sceglie la Guida suprema. Il confronto fra moderati e conservatori è soprattutto a Teheran. I moderati riformisti vogliono continuare le aperture verso il mondo e trovare soluzioni diplomatiche alle guerre del Medio oriente. Ma i conservatori hanno potere sui media, sulle preghiere del venerdì, sull’esercito e sui pasdaran.

    Teheran (AsiaNews) – Fra dubbi di inutilità e speranze per il futuro, domani 55 milioni di iraniani sono chiamati alle urne. Il voto riguarda l’elezione dei 290 parlamentari della Majlis, il cui mandato dura quattro anni, e quella degli 88 membri del Consiglio degli Esperti, che dura otto anni. Secondo gli analisti, quest’ultima votazione è la più importante. L’Assemblea infatti è incaricata di scegliere la Guida suprema. L’attuale, l’ayatollah Alì Khamenei, ha 79 anni ed è molto malato. Per questo si pensa che la futura assemblea sarà chiamata a designare il suo successore.

    La Guida suprema gioca un’importanza altissima nella politica iraniana, essendo capo delle forze armate, della magistratura, delle comunicazioni, del Consiglio dei guardiani, che vigilano se le leggi del parlamento sono o no secondo l’islam. Mohammed Khatami, presidente dal 1997 al 2005, è stato bloccato per questo nel suo programma di riforme e tuttora è bandito da pubbliche apparizioni e messaggi.

    Il Consiglio dei guardiani, che agisce come longa manus del leader supremo, prima delle elezioni, ha eliminato circa 6mila dei 12mila candidati. La maggioranza degli eliminati a concorrere sono dei riformisti. Fra gli esclusi più eccellenti vi è Hassan Khomeini, nipote del grande ayatollah della Rivoluzione, che milita fra i riformisti. Il motivo ufficiale per la sua eliminazione è stata l’impossibilità di “verificare le sue competenze religiose”. Esclusi anche il figlio dell’ex presidente Hashemi-Rafsanjani, Mohsen e la figlia Fatemeh Hashemi.

    La lotta in queste elezioni è fra i “moderati riformisti – repubblicani”, che fanno capo a Rafsanjani e a Hassan Rouhani, l’attuale presidente, e i “principalisti -conservatori”, guidati da lontano da Alì Khamenei, e da vicino dall’ayatollah Ahmad Janati (capo del Consiglio dei guardiani), dall’ayatollah Mohammad Yazdi (capo del grande consiglio dei dottori coranici dei seminari di Qom), e dall’ayatollah Mesbah Yazdi (uno dei conservatori più duri).

    Una vero e proprio confronto sarà possibile solo a Teheran, dove i moderati sperano di poter ricevere oltre il 40% dei voti. Nel resto del Paese i conservatori sono sempre più forti.

    La lista legata a Rouhani ha molte possibilità, dopo il grande successo da lui ottenuto nell’accordo sul nucleare, che ha eliminato la maggior parte delle sanzioni economiche e finanziarie del Paese. Rouhani spera che con un grande sostegno ai candidati riformisti, si possa continuare a migliorare la situazione economica del Paese, aprendolo ancora di più al resto del mondo e cercando vie diplomatiche ai conflitti regionali in cui l’Iran è implicato (Siria, Iraq, Yemen).

    Ma i conservatori, con Khamenei, hanno il controllo dei media, della preghiera del venerdì, dell’esercito, delle Guardie della rivoluzione (pasdaran), e hanno come scopo di mantenere alto il confronto con il resto del mondo e la guerra in Medio oriente. Ma soprattutto, vogliono mantenere potere e monopoli sull’economia e sono timorosi della voce della popolazione, sempre più stanca del dominio degli ayatollah, guardati come dei “clericali parassiti”.

    Un potere maggiore alla linea di Rouhani nella Majlis e nel Consiglio degli Esperti potrebbe dare maggior fiato alle riforme e permettere un secondo turno alla sua presidenza, che scade fra un anno

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