28 Aprile 2017
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est


  • » 15/05/2009, 00.00

    CINA

    Le memorie di Zhao Ziyang rivelano fatti “segreti” del massacro di Tiananmen



    Zhao racconta come i “duri” del Partito hanno sfruttato la paranoia del leader Deng Xiaoping per impedire il dialogo con gli studenti e arrivare all’intervento dell’esercito. Silenzio imbarazzato di Pechino.

    Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) – Poteva essere evitato il massacro di piazza Tiananmen a Pechino, dove la notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 l’esercito ha sparato su pacifici dimostranti pro-democrazia uccidendone centinaia, forse migliaia. La Cina avrebbe potuto abbracciare un’evoluzione democratica. Ma nel Partito comunista cinese (Pcc) è prevalsa la paranoia del leader Deng Xiaoping per la paura di perdere il potere, manovrata con abilità dagli ultraconservatori come il premier Li Peng, il vice premier Yao Yilin e il sindaco di Pechino Chen Xitong.

    E’ quanto dice Zhao Ziyang, allora segretario generale del Pcc, nel libro “Prigioniero di Stato” che raccoglie le sue memorie, uscito ieri in inglese a Hong Kong e che sarà pubblicato in cinese mandarino entro il 29 maggio.

    Zhao, sostenitore di uno sviluppo democratico in Cina, dopo il massacro è stato in carcere e poi agli arresti domiciliari fino alla morte nel 2005, solo per avere simpatizzato con gli studenti. Pechino ancor oggi dice che gli studenti e operai massacrati erano pericolosi elementi antirivoluzionari. Ma in realtà la ferita è ancora aperta nel Paese e le autorità rifiutano persino di parlare di quella tragedia e continuano a colpire con la censura e il carcere chiunque ne parli o cerchi la verità.

    Zhao racconta che gli studenti erano scesi in piazza per protestare contro la corruzione e per ottenere riforme democratiche, ma non per rovesciare il sistema di governo. Ma la situazione è stata fatta precipitare da un editoriale del 26 aprile 1989 sul Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Pcc, scritto da Li, nel quale gli studenti erano qualificati come “agitatori contro il partito, contro il socialismo”. Zhao dice che nell’editoriale Li “parafrasò un discorso” privato di Deng, rendendo nota e ufficiale la sua posizione contro i manifestanti. Per reazione, proseguirono le proteste di piazza e diventò impossibile qualsiasi colloquio, rendendo di fatto inevitabile l’impiego della forza militare.

    In quella situazione, Zhao dice che “la chiave della questione è sempre stato lo stesso Deng Xiaoping… se Deng rifiutava di avere una posizione più elastica, io non avevo modo di far cambiare posizione ai due più intransigenti, Li Peng e Yao Yilin”. Comunque, la responsabilità ultima della decisione è stata interamente dello stesso. Aggiunge che “Deng aveva sempre avuto la tendenza a preferire misure dure nel trattare con gli studenti, perché credeva che le loro dimostrazioni minassero la stabilità”. “Deng – continua –tra i leader del Pcc è sempre stato quello favorevole ad agire in modo dittatoriale. Ha sempre insistito come sia utile. Quando ha parlato di stabilità, ha sempre insistito sulla dittatura”.

    Il libro è tratto da 30 ore di interviste a Zhao registrate ed è stato curato nel massimo segreto da suoi stretti amici e collaboratori. Se ne assume la piena responsabilità Bao Tong, ex segretario di Zhao, a sua volta in carcere per 7 anni e ancora agli arresti domiciliari. Egli dice di averne curato la versione sia cinese che inglese (con l’aiuto di suo figlio Bao Pu) e si augura che “induca i membri del Pcc a una profonda riflessione”.

    Nel libro Zhao chiede al Partito di rivedere il giudizio sulle proteste e sul massacro e di riprendere le riforme politiche democratiche, con un sistema multipartitico, libertà di stampa e una magistratura indipendente.

    La stampa cinese ha oggi accolto il libro con un imbarazzato silenzio, né ci sono stati commenti ufficiali.

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    29/05/2009 CINA
    Pechino costretta a rispondere alle memorie di Zhao su Tiananmen
    Dura presa di posizione di media semiufficiali, che dichiarano “inoppugnabile” e “incontestabile” la condanna di Zhao, e con lui del massacro di Tiananmen. Ma esperti osservano che le modalità della risposta fanno pensare a contrasti interni nel Partito. Agli arresti domiciliari i principali dissidenti.

    28/05/2014 CINA
    Wei Jingsheng: Gli eroi di Tiananmen hanno risvegliato la Cina
    Il grande dissidente commemora il 25mo anniversario del Massacro del 4 giugno: "Il Partito e certi intellettuali senza vergogna cercano di sminuire ancora oggi quei coraggiosi giovani, che con il loro sangue hanno rivelato al popolo la verità sul regime e hanno scatenato una richiesta di libertà e democrazia che non sarà mai più incatenata".

    10/06/2014 CINA
    Xi Jinping vuole dimenticare Tiananmen (e tutto ciò che è avvenuto prima)
    Prima del massacro del 4 giugno, Deng Xiaoping e i suoi avevano lanciato una serie di riforme politiche destinate a rimodellare il sistema di poteri fra lo Stato e il Partito comunista, ridimensionando il ruolo dell'esercito e aprendo la porta a una graduale democratizzazione del Paese. Il nuovo presidente ha scelto di invertire la rotta, sostenendo nazionalismo e repressione in nome della sicurezza e della stabilità economica. Un'analisi del grande esperto di Cina, per gentile concessione della Jamestown Foundation. Traduzione a cura di AsiaNews.

    25/05/2009 CINA
    Anniversario di Tiananmen: censura sui media ed epurazione dei liberali
    Con l’approssimarsi del 4 giugno, nel Guangdong ai media è ordinato di non pubblicare notizie negative, non riprenderle da media esteri e seguire le informazioni dei media ufficiali. Oscurato il sito di una rivista liberale, mentre è licenziato un noto studioso che ha firmato Carta 08.

    02/06/2006 cina
    Zhao Ziyang scrisse al Partito chiedendo la libertà

    L'ex segretario generale, che ha subito per 15 anni gli arresti domiciliari per la sua opposizione al massacro di Tiananmen nell'89, ha chiesto diverse volte di essere liberato. Ma non ha mai ottenuto risposta.





    In evidenza

    VATICANO-EGITTO
    Papa Francesco in videomessaggio: Caro popolo d’Egitto…

    Papa Francesco

    In occasione della sua visita al Paese (28-29 aprile), oggi papa Francesco ha trasmesso un videomessaggio al popolo egiziano. “Il nostro mondo, dilaniato dalla violenza cieca – che ha colpito anche il cuore della vostra cara terra – ha bisogno di pace, di amore e di misericordia; ha bisogno di operatori di pace”.


    ISLAM
    Le radici dell’islamismo violento sono nell’islam, parola di musulmano

    Kamel Abderrahmani

    Dopo ogni attentato terrorista si tende a dire: “Questo non è l’islam”. Eppure quegli atti criminali sono giustificati e ispirati dai testi che sono il riferimento dei musulmani e delle istituzioni islamiche nel mondo. È urgente una riforma dell’islam dall’interno, da parte degli stessi musulmani. La convivenza con le altre religioni è la strada per togliere l’islam dalla sclerosi e dalla stagnazione.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®