12/04/2018, 13.45
CINA

Li Wenzu agli arresti domiciliari: 'Se vieni fuori ti uccidiamo'

Li Wenzu

La moglie dell’avvocato per i diritti umani Wang Quanzhang - detenuto e scomparso da oltre 1000 giorni - scrive dalla sua prigione forzata. La sua marcia per visitare il marito a Tianjin è stata interrotta dalla polizia. “Ora che mio figlio ed io siamo nelle loro mani, ucciderci è facile. Se mio figlio e io siamo saremo scomparsi, se saremo uccisi, per favore, miei tanti amici, aiutate a scrivere questa tragedia nella storia”.

Pechino (AsiaNews) – Li Wenzu (foto) è la moglie dell’avvocato per i diritti umani Wang Quanzhang, detenuto dalle autorità cinesi da oltre 1000 giorni e della cui prigionia non si sa nulla. Wang è uno degli oltre 200 avvocati e attivisti cinesi, la metà dei quali cristiani, che sono stati arrestati o interrogati nell'estate del 2015 nel corso di una feroce campagna di repressione condotta da Pechino, denominata “709” perché iniziata il 9 luglio. Li Wenzu afferma che le autorità le hanno notificato l’arresto del marito, ma né lei né il suo avvocato hanno mai avuto la possibilità di incontrarlo. Accompagnata da Wang Qiaoling, moglie dell’avvocato cristiano Li Heping, condannato lun anno fa, lo scorso 4 aprile Li Wenzu ha cominciato una marcia di 130 km da Pechino a Tianjin per avere notizie su suo marito. La donna è sostenuta dalle mogli di altri avvocati arrestati e, lungo la strada, altri attivisti si sono uniti a loro. Il sesto giorno della marcia, il gruppo è stato disperso da poliziotti in borghese, e Li Wenzu è stata riportato a Pechino con la forza e messa agli arresti domiciliari. Proponiamo di seguito il diario tenuto su Twitter dalla donna nel suo secondo giorno di isolamento, prima che nella mattina di ieri una decina di agenti in borghese ed i loro aiutanti abbandonassero il posto di guardia, consentendo a Li Wenzu di lasciare il suo appartamento e fare una passeggiata con il figlio. (Traduzione a cura di AsiaNews).

11 aprile 2018

Questo è il 1006mo giorno della scomparsa di [mio marito] Wang Quanzhang ed il secondo giorno della mia detenzione in casa. Anche a zietta (la governante) e mio figlio piccolo viene impedito di uscire di casa. La polizia in borghese alla porta ci ha detto che se varchiamo quella soglia, ci uccideranno. È stato solo dopo aver chiamato il 110 [il 112 cinese] che zia e mio figlio sono stati fatti uscire di casa. Mentre uscivano, un gruppo di vecchie donne del comitato di quartiere hanno urlato contro di loro: “Traditori!”. E zia e mio figlio sono scoppiati entrambi in lacrime.

Questo è il 1006mo giorno della scomparsa di Wang Quanzhang ed il secondo giorno della mia detenzione in casa.

Al mattino, Wang Qiaoling (王 峭 岭), Fan Lili (樊丽丽),  fratello maggiore Zhang Shangen (张 善根),  sorella maggiore Guo Shumei (郭树梅),  sorella maggiore Wang Xiuzhen (王秀珍) e sorella Zhu Ling (朱玲 ) sono venuti a trovarmi. Ma sono stati fermati da 40 o 50 persone che erano nel cortile; il gruppo comprendeva il direttore ed il personale del comitato di quartiere, così come agenti di polizia in borghese. Non solo li hanno insultati [i miei amici], ma hanno anche afferrato i loro telefoni e persino rotto gli occhiali di Wang Qiaoling.

Ho aperto la porta e volevo scendere le scale per salutarli, ma la porta non si è spalancata; diverse persone lo stavano spingendo dall'altra parte. I miei amici non potevano salire, ed io non potevo uscire. Tutto quello ho potuto fare è arrampicarmi alla finestra per parlare con i miei amici che erano venuti a trovarmi. Dalla finestra del quinto piano, ho anche parlato con rabbia di "709" e di Wang Quanzhang, cose che ha richiamato spettatori al piano di sotto per assistere al trambusto.

È accaduta un'altra cosa che non mi aspettavo: poco dopo le tre del pomeriggio, la zia voleva portare il bambino a fare una passeggiata, e un uomo in piedi sulla soglia si è voltato verso di noi ed ha gridato: “Se hai il coraggio di venire fuori, ti uccideremo, non ci credi?”. Ho detto: “Ci credo, ci credo molto, perché siete tutti teppisti e canaglie, so che siete capaci di tutto”.

Con la mia chiamata al 110, in cui ho fatto una forte richiesta, mio figlio e zietta sono stati in grado di uscire. Tuttavia, un gruppo di donne del comitato di quartiere che si trovavano all'ingresso dell'edificio hanno scagliato ogni tipo di abuso verbale all’indirizzo della zia e del bambino, dicendo che la zia era una voltagabbana e una traditrice. “Tornate indietro!”, hanno gridato loro. Zietta ha portato il bambino a casa; entrambi stavano piangendo. Queste persone non solo ci hanno bloccato, ma hanno anche affermato più volte che ci avrebbero ucciso. Ora che mio figlio ed io siamo nelle loro mani, ucciderci è facile. Se mio figlio e io siamo saremo scomparsi, se saremo uccisi, per favore, miei tanti amici, aiutate a scrivere questa tragedia nella storia. Grazie amici miei per avermi fatto visita oggi! Grazie, internauti, per la vostra costante attenzione e preoccupazione!

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