25/11/2005, 00.00
CINA
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L'inchiesta Onu contro le torture "non ha tempo" per visitare lo Shandong

In questa provincia è fortissima la persecuzione contro milioni di praticanti del Falun Gong.

Pechino (AsiaNews/Scmp) - L'investigatore capo dell'Agenzia Onu sulle torture ha annunciato ieri che non potrà visitare lo Shandong, nelle cui prigioni sono da tempo denunciati casi di torture ed abusi di ogni tipo contro i detenuti, in maggioranza praticanti del Falung Gong.

Manfred Nowak, primo inviato Onu nelle carceri cinesi, ha annunciato ieri di aver cancellato il viaggio previsto a Jinan, capitale dello Shandong, per passare più tempo a Pechino e in Tibet. "Ho dovuto prendere questa decisione perchè ci sono molte persone che vogliono vedermi a Pechino - dice Nowak - desideravo andare nello Shandong, ma penso che questa sia la decisione migliore".

Il Falun Gong è una pratica di meditazione ed esercizi fisici ispirati alle tradizioni buddista e taoista, che usa ginnastica e respirazione come mezzi per la ricerca della salute, dell'immortalità, della pace e dell'armonia. Il 25 aprile del 1999 oltre 10 mila adepti manifestarono pacificamente a Pechino contro la violazione dei loro diritti. Nel luglio 1999 è cominciata – su suggerimento dell'allora presidente Jiang Zemin - una feroce persecuzione contro il gruppo, che allora aveva in Cina circa 100 milioni di seguaci, bollato come "culto malvagio" e "minaccia per la stabilità sociale e politica". Da allora non sono mai cessate le diffamazioni, l'imprigionamento e la tortura (oltre 38.000 casi documentati, secondo Falun Gong)  e perfino assassini.

Dal luglio 1999 all'aprile 2005 la stessa associazione ha constatato oltre 1880 decessi, verificati con nomi e circostanze, spesso a seguito di torture fisiche e psicologiche, ma il numero è certamente superiore (la notizia di una morte viene considerata "segreto di stato" e la sua diffusione punita con il carcere). Centinaia di migliaia di adepti risultano tuttora detenuti (a volte intere famiglie) e oltre 200 mila hanno ricevuto – senza un processo - condanne a campi di rieducazione attraverso il lavoro. Molti vengono internati in istituti per malati mentali e sottoposti a "lavaggi mentali" per ottenere l'abiura e costretti a prendere farmaci dannosi per il sistema nervoso.

Dopo aver rinunciato ad appurare la verità su questa situazione, oggi Nowak arriverà a Lhasa, capitale del Tibet, dove è prevista una sua visita alle prigioni e un incontro con personale del governo e civili. Da Lhasa andrà poi nel Xinjiang: le Nazioni Unite hanno chiesto in maniera esplicita di poter visitare le 2 regioni autonome, note per la violenza con cui la locale pubblica sicurezza tratta i prigionieri, accusati di separatismo.

Il rappresentante Onu dice che la sua permanenza a Pechino si è dovuta prolungare a causa di alcune dichiarazioni, ricevute da diverse fonti, che provano come alcuni individui desiderosi di parlare con lui siano stati rinchiusi nelle loro abitazioni o portati via."Queste dichiarazioni sono difficili da provare - afferma Nowak - sto cercando di risolvere il problema con il ministro per gli Affari esteri". Il ministero, osserva con piacere Nowak, ha cercato in molti modi di collaborare a partire dal 21 novembre, data del suo arrivo a Pechino.

Il viaggio di 2 settimane di Nowak si conclude il 2 dicembre, data in cui egli terrà una conferenza stampa sulla visita. Per il prossimo anno è previsto un reportage scritto, destinato alla Commissione Onu per i diritti umani.

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