25/08/2016, 09.11
RUSSIA - SIRIA - TURCHIA
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Lo ‘Scudo dell’Eufrate’ preoccupa Mosca; a rischio i rapporti con Ankara

di Nina Achmatova

Le operazioni turche in Siria contro lo SI, appoggiate dagli Usa, non piacciono alla Russia che invita a un "ampio coordinamento". Esperti russi: Erdogan ha fatto capire che la priorità rimane il rapporto con gli Usa.

Mosca (AsiaNews) - L’operazione militare di Ankara in Siria "trova il sostegno di Washington, ma non di Mosca”. Così il quotidiano russo Kommersant titola il suo pezzo sull’operazione ‘Scudo dell’Eufrate’, lanciata dalla Turchia nel nord della Siria. Nell'operazione i mezzi blindati turchi e circa 5mila miliziani della Free Syrian Army, opposti al governo di Damasco, hanno strappato allo SI il distretto di Jarablus, al confine con la Turchia. A sostegno della Free Syrian Army, che avrebbe contato appena un caduto negli scontri, si  sono mossi anche cacciabombardieri statunitensi. L’operazione, però, ha creato non poco malcontento in Russia.

Secondo una “fonte militare” di Kommersant, i servizi segreti di Mosca erano in possesso di informazioni circa l’intenzione della Turchia di effettuare l’operazione, “la cui portata però è stata inaspettata”. “Si poteva conquistare questa cittadina con meno forze - ha detto la fonte - non si fermeranno a questo distretto e, con molta probabilità, andranno oltre”.

Il ministero degli Esteri russo ha espresso “profonda preoccupazione” circa la possibilità di un “ulteriore degrado del conflitto, anche per quanto riguarda la possibili vittime tra la popolazione civile e l’inasprirsi dello scontro inter-etnico tra curdi e arabi”. Una fonte diplomatica russa ha poi invitato Ankara a coordinare le sue azioni con Damasco, affinché siano “realmente efficaci”.

L’annuncio dell’avvio delle operazioni in Siria è arrivato nel giorno della visita del vice presidente Usa Joe Biden ad Ankara, dove ha incontrato il premier Binali Yildirim. In conferenza stampa, Biden ha dichiarato che Stati Uniti e Turchia continueranno a colpire lo SI in Siria; dal canto suo, Yildirim ha aggiunto che Ankara non permetterà una nuova formazione curda al suo confine meridionale. Per il premier turco, i curdi del Pyd “sono un'estensione del Pkk" e ha chiesto a Washington di rivedere la sua posizione sulla questione; gli Usa annoverano le forze curde tra gli alleati sul campo in Siria nella lotta allo SI.

Secondo Aleksandr Vasiliev, esperto dell’Istututo di Studi orientali, l’operazione ‘Scudo dell’Eufrate’ è diretta principalmente contro i curdi, anche se si maschera dietro la lotta al terrorismo internazionale. “L’obiettivo principale - ha detto l’analista - è evitare che i cantoni curdi si uniscano in un’unica enclave, al confine tra Siria e Turchia”. Il direttore del Centro per l’analisi strategica, Ruslan Pukhov, ha sottolineato il carattere simbolico dell’avvio dell’operazione, in coincidenza con la visita di Biden. “Dato che il rapporto tra Ankara e Washington, nelle ultime settimane, ha raggiunto il punto più basso, per entrambe le parti questa operazione è diventata l’occasione ideale per distogliere l’attenzione dai problemi legati a Fethullah Gulen (di cui la Turchia chiede l’estradizione agli Usa, perché accusato del tentato golpe del mese scorso) e dimostrare che i due Paesi rimangono alleati strategici”.

Con ‘Scudo dell’Eufrate’, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha mandato un segnale che le relazioni con gli Usa rimangono una priorità e che preferisce agire nel quadro della coalizione antiterrorismo guidata da Washington, che in quella a guida russa. Secondo Kommersant, esercito e diplomazia di Mosca, in caso di un aggravamento della situazione, sono pronti a utilizzare canali non ufficiali di contatti bilaterali con i colleghi turchi e, se necessario, a esprimere le loro preoccupazioni agli Usa.

Le azioni di Ankara in Siria possono compromettere in modo serio il processo di normalizzazione dei rapporti bilaterali con Mosca, sul quale si erano accordati poche settimane fa il presidente Vladimir Putin e Erdogan, nel loro incontro a San Pietroburgo. “Erdogan fa il suo gioco e come sempre si trova dall’altra parte della barricata”, ha dichiarato il diretto del Centro ‘Russia-Oriente-Occidente’, Vladimir Sotnikov. 

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