26/06/2019, 12.18
RUSSIA-UCRAINA
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Lo scisma di Filaret nello scisma dell’Ucraina

di Vladimir Rozanskij

L’anziano patriarca, da decenni in rottura con il Patriarcato di Mosca, ha ordinato due vescovi e si è opposto a Epifanyj. La censura sulle cerimonie di ordinazione. Ministranti e ipodiaconi non hanno voluto partecipare al rito “scismatico”. Epifanyj ha tolto a Filaret solo gli incarichi di governo, senza scomunicarlo.

Mosca (AsiaNews) - Il patriarca emerito di Kiev, Filaret (Denisenko), ha deciso di procedere con le azioni di rottura nei confronti della nuova Chiesa ucraina autocefala, guidata dal metropolita Epifanyj (Dumenko). Come si sa, questa nuova Chiesa, nata dal desiderio di Filaret, approvata dal Patriarcato di Costantinopoli, e stata scomunicata dalla Chiesa ortodossa russa.

Ora, l’anziano patriarca (92 anni), che 25 anni fa ruppe le relazioni con il Patriarcato di Mosca, ha ordinato vescovi due sacerdoti espulsi dalla Chiesa autocefala. Il 22 giugno nella cattedrale di S. Sofia di Kiev, ha consacrato lo ieromonaco Ilja (Zelensky) a vescovo di Kharkiv e Bogodusk. Il giorno dopo, Filaret ha consacrato l’archimadrita Antonij (Matsurak) a vescovo di Vasilkovsk e vicario della diocesi di Kiev, da lui stesso presieduta in rottura con Epifanyj. Con lui hanno celebrato il metropolita di Belgorod Ioasaf (Shibaev) e il vescovo di Valujsk Petr (Moskalev), a loro volta espulsi dalla Chiesa autocefala (il monaco Petr era già stato allontanato dal convento di San Feodosij).

Una curiosità: alla cerimonia erano assenti ministranti e ipodiaconi, che non hanno voluto partecipare a un rito “scismatico”.

Le parole dell’omelia di Filaret non sono note: dopo l’annuncio della “restaurazione” del Patriarcato di Kiev a scapito della nuova Chiesa autocefala, le autorità hanno bloccato tutte le risorse internet collegate alla cerimonia di ordinazione.

Il Sinodo della Chiesa autocefala, presieduto il 24 giugno da Epifanyj, non ha voluto infierire troppo sull’anziano e indomito patriarca, al di là delle inevitabili espulsioni dei chierici che si sono schierati con lui. Il comunicato del Sinodo informa che “Il patriarca emerito Filaret rimane membro dell’episcopato della Chiesa ortodossa dell’Ucraina, ma senza godere di alcun diritto canonico o incarico di governo nella diocesi di Kiev”. L’assise si è svolta nella stessa cattedrale di S. Sofia, dove il giorno prima erano avvenute le consacrazioni proibite, e l’unico assente era proprio Filaret.

Si è deciso di mettere tutte le chiese e i monasteri di Kiev in dipendenza diretta del metropolita Epifanyj, togliendo a Filaret la gestione di alcuni di essi, che gli erano stati riservati. A Filaret è stato concesso il diritto di appello allo stesso Sinodo, mentre i due nuovi vescovi potranno tornare nella comunione canonica solo come semplici monaci, sempre che facciano pubblica ammenda del sostegno dato allo scisma patriarcale. Il Sinodo ha poi istituito una nuova commissione per la catechesi, e si è occupato delle iniziative ecclesiastiche per la salvaguardia dell’ambiente.

È evidente la volontà di Epifanyj di minimizzare la portata dei gesti di rottura del suo anziano mentore e predecessore, e di offrire all’esterno l’immagine di una Chiesa in salute e in crescita. La speranza è che non vi siano ripercussioni dal Patriarcato di Costantinopoli, che controlla la situazione in Ucraina con i suoi due esarchi. Questa ulteriore confusione potrebbe aumentare l’influsso del Patriarcato di Mosca sull’opinione pubblica in Ucraina.

 

 

 

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