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» 20/11/2007 12:15
BANGLADESH
Lo spettro della fame nel Bangladesh del dopo-Sidr
A cinque giorni dal passaggio del devastante ciclone nel sud, aumentano le promesse di aiuti intenazionali (142 milioni di dollari), ma nel Paese mancano generi alimentari. Al mercato anche un giorno di attesa per comprare riso, il cui prezzo sta lievitando. Testimoni raccontano di aiuti inadeguati dal governo, che non conosce le stime esatte degli abitanti in alcune isole. Anziani non possono assumere medicinali perché sono a stomaco vuoto da troppo tempo. Il PIME incontra la Caritas locale per studiare gli interventi.

Dhaka (AsiaNews) – Il Bangladesh devastato dal ciclone Sidr ha fame. Gli operatori impegnat nei soccorsi testimoniano che, oltre ad acqua potabile, più di ogni altra cosa, la gente ha bisogno di cibo. I prezzi dei beni di prima necessità, che il governo già prima del disastro stava tentando di calmierare, sono saliti alle stelle e al mercato è addirittura difficile trovare il riso. Lo raccontano alcuni missionari del PIME dalle zone colpite da Sidr, che si teme abbia fatto oltre 10mila morti nel sud del Paese.
 
I danni potevano essere ancora maggiori
I militari, secondo quanto risulta alle autorità, hanno raggiunto fino ad ora solo il 70% delle aree interessate dal passaggio del ciclone, che si è abbattuto sul Paese lo scorso 15 novembre. Per questo i bilanci ufficiali in termini di perdite umane e danni economici sono ancora provvisori: oltre 3mila i morti, quasi un milione le famiglie colpite e sfollate; 95 per cento dei campi di riso distrutti, più di 87mial km di strade parzialmente danneggiate, 58 km completamente distrutte, mentre 792 istituti scolastici sono stati spazzati via e 4.393 sono seriamente compromessi. Le perdite economiche gravano ancora di più se si tiene presente che nell’estate scorsa il Bangladesh è stato colpito da pesanti alluvioni. La vastità del disastro è drammatica, dicono esperti locali, ma bisogna riconoscere che alcuni fattori hanno contribuito a contenere il numero di vittime. Primo tra tutti il sistema di rifugi anticiclone costruiti più di 10 anni fa dal governo: le case in muratura dove sono stati trasferiti gli abitanti delle zone a rischio hanno retto l’urto con i venti e l’acqua. L’occhio del ciclone, inoltre, era situato a Sundarbans, una zona prettamente forestale  e non densamente popolata. Infine Sidr è arrivato sulle coste in un momento di bassa marea, creando così onde meno alte.
In fila sperando in un pò di riso
I quotidiani locali, che stanno coprendo il disastro con numerosi reportage, raccontano di gente a Patharghata, Baia del Bengala, in coda per ora in modo “educato e silenzioso” solo con la speranza, nessuna certezza, di avere un po’ di riso. Nel distretto di Bagerhat alcuni giornalisti hanno denunciato che le forniture di cibo messe a disposizione dal governo sono ancora insufficienti. Ma le testimonianze più drammatiche arrivano dall’arcipelago di Dublarchar. Sull’isola di Alor Kol, la più colpita, si vedono file lunghissime intorno alle due tende allestite per la distribuzione di cibo e di medicine: alcuni anziani malati non possono addirittura assumere i medicinali di cui necessitano perché sono a stomaco vuoto da troppo tempo.
Nonostante sugli alberi vi siano numerosi pesci morti, la gente non può prenderli e cucinarli, perché – dicono – “sono proprietà dei commercianti della zona, non ci permetterebbero nemmeno di toccarli”. Il Daily Star denuncia che proprio a Dublarchar, i soccorsi governativi non sono arrivati in modo adeguato perchè le autorità stesse non avevano una stima di quanti abitanti vi fossero su queste isole, che alcuni credevano addirittura spopolate.
 
Aiuti internazionali
Il governo ad interim ha annunciato di aver avuto promesse di donazioni per 142 milioni di dollari. Tra i Paesi donatori, Arabia Saudita, Cina, Usa, Giappone, India, Australia, Gran Bretagna, Svizzera. La Commissione europea, che aveva già stanziato un milione e mezzo di euro, ha deciso di portare lo stanziamento a 6,5 milioni. L'Onu ha messo a disposizione 4,7 milioni di euro, si è messo in moto il Pam, l'Unicef ha iniziato a distribuire aiuti nelle zone più colpite nell’estremo sud.  La Conferenza episcopale italiana ha stanziato 2 milioni di euro dai fondi per l'8 per mille.
PIME
Dal canto suo il Pontificio Istituto Missioni Estere, presente in Bangladesh con diverse missioni, ha lanciato una campagna per gli aiuti. Oggi, riferiscono da Dhaka, si è svolto un incontro per coordinare gli interventi insieme alla Caritas regionale e le altre realtà cattoliche. “Stiamo valutando gli interventi da compiere – spiegano i missionari – e gli aiuti saranno naturalmente rivolti a tutta la popolazione senza distinzioni”. Sidr ha colpito anche alcuni degli ostelli e dei progetti gestiti dall’Istituto nel sud .

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