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  • » 26/04/2017, 12.02

    INDIA

    Madhya Pradesh: dopo otto anni, vescovo assolto dall’accusa di conversione forzata

    Nirmala Carvalho

    Mons. Mathew Vaniakizhakkel è il vescovo emerito di Satna. Insieme a cinque cattolici, nel 2009 egli è stato denunciato per conversione, cospirazione e disturbo della pace tra le religioni. L’accusatore poi si è pentito e ha chiesto perdono. Leader cristiano: “La legge anticonversione è uno strumento per molestare i cristiani”.

    Bhopal (AsiaNews) – Dopo un processo durato otto anni, mons. Mathew Vaniakizhakkel, vescovo emerito di Satna, e altri cinque cattolici sono stati assolti dall’accusa di conversione forzata perché il fatto non sussiste. L’Alta corte del Madhya Pradesh ha stabilito che “non esistono prove evidenti a carico degli imputati” che dimostrino una violazione della legge anticonversione in vigore nello Stato indiano. Ad AsiaNews mons. Vaniakizhakkel afferma: “Questo caso era solo una vendetta da parte di una persona, che in seguito si è pentita, ha confessato [il proprio sbaglio] e ha ricevuto la comunione. Egli ha anche offerto una messa per la mia buona salute”. Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), lamenta: “Il Madhya Pradesh Freedom of Religion Act o Freedom of Religious Bill è uno strumento per molestare la vulnerabile comunità cristiana, che viene tormentata attraverso accuse senza fondamento e inventate”.

    La sentenza è stata emessa il 20 aprile. I giudici hanno scagionato con formula piena il vescovo, ritiratosi dall’incarico nel 2014, due sacerdoti, una suora e due laici. Dal 2009 essi erano indagati per conversione forzata, cospirazione e disturbo della pace tra le religioni dopo che Christopher Pavy, un cristiano locale, li aveva denunciati per aver estorto la conversione di una donna indù, Monica Ibrahim, durante le sue nozze. Dopo la denuncia, la polizia ha portato avanti il procedimento, nonostante la donna e suo fratello Nand Kishore avessero testimoniato in favore degli imputati. Il vescovo infatti riporta che “la donna è figlia di genitori cattolici, quindi cristiana di nascita, e il suo matrimonio si è svolto in maniera regolare ed è stato celebrato nella cattedrale”.

    P. Jolly Kannukodan, uno degli assolti, sottolinea che le indagini hanno subito appurato “la falsità dell’accusa di conversione forzata, ma il caso è continuato per quelle di cospirazione e disturbo dell’armonia settaria”. Alla fine, continua, “il tribunale d’appello ha accolto le nostre richieste e ci ha assolto da ogni imputazione”.

    Nonostante le tribolazioni di otto lunghi anni di processo, mons. Vaniakizhakkel riferisce di aver “mantenuto rapporti cordiali con il cristiano che mi ha denunciato, non covo rancore o acredine nei suoi confronti. Noi siamo per la verità, e la verità è libertà. Dio ci dona la grazia di perdonare l’uomo, di essere amico con lui e si servirlo in maniera concreta”. Il vescovo aggiunge che durante il processo, “il cristiano che ci ha accusato si è ammalato, ed è venuto da me a chiedere un aiuto economico. Io sono stato ben contento di fornirglielo. Per me è stata una gioia profonda sapere che egli era pentito di ciò che aveva commesso. Si è confessato prima della morte”.

    Sajan K George dice poi che nei giorni scorsi altri tre cristiani sono stati arrestati nel distretto di Khandwa per presunto coinvolgimento in atti di conversioni religiose. “Queste accuse sono senza fondamento – denuncia –. Le minoranze sono intimidite, rinchiuse e arrestate per la legge anticonversione. Il Gcic ha documentato numerosi casi in cui questa legge è usata per discriminare su linee religiose. Al contrario, le campagne di ghar wapsi [‘ritorno a casa’, cioè all’induismo – ndr] non sono considerate attività di conversione”.

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