24/03/2005, 00.00
CINA
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Mantenete l'embargo: la Cina non rispetta i diritti umani

E' quanto affermano 500 dissidenti cinesi in una lettera aperta all'Unione Europea. Essi chiedono che Pechino riabiliti il movimento democratico soppresso a Tiananmen.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Circa 500 attivisti cinesi per la democrazia ed i diritti umani hanno inviato mercoledì 23 una lettera aperta all'Unione Europea in cui denunciano l'alto numero di abusi ai diritti umani che vengono ancora commessi in Cina.

Nella lettera chiedono inoltre con forza ai governi europei di mantenere l'embargo sulla vendita delle armi alla Cina. Una parte della lettera dice: "L'Ue ha imposto il bando 16 anni fa, dopo i fatti di piazza Tiananmen. Allora disse che, se Pechino voleva la rimozione del bando, avrebbe dovuto fare profondi cambiamenti nel campo dei diritti umani. Non c'è stato alcun cambiamento. Eliminare queste sanzioni senza una garanzia di miglioramento delle condizioni dei diritti umani manderebbe un segnale sbagliato al popolo cinese … Specialmente a coloro fra noi che hanno perso persone amate, a coloro che sono perseguitati, a tutti i cinesi che combattono per gli ideali che hanno ispirato il movimento del 1989".

La lettera è indirizzata al capo delle Politiche estere della Ue, Javier Solana, e al presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, ed è firmata da attivisti e dissidenti, incluso il gruppo "Madri di Tiananmen", composto da parenti delle vittime della repressione militare dell'89. Fra i firmatari figurano grandi figure di dissidenti cinesi come Liu Gang, Ding Zilin, Jiang Qisheng, Tong Yi, Liu Binyan, Fang Lizhi e Su Xiaokang.

La lettera elenca una serie di richieste alla Cina, condizioni previe per ottenere un'apertura da parte dell'Europa.

Pechino deve cambiare il verdetto sul movimento democratico di Tiananmen, ufficialmente definito "contro rivoluzionario", e permettere  le dimostrazioni pubbliche in commemorazione di quegli eventi, che al momento sono definite "offese punibili".

Il Partito Comunista dovrebbe istituire una  "commissione per la verità", per investigare sugli omicidi, le torture e le detenzioni arbitrarie che hanno circondato la repressione militare. Inoltre si chiede il rilascio di tutti i prigionieri di coscienza e l'adozione immediata della Convenzione internazionale sui diritti politici e civili delle Nazioni Unite.

Wang Dan, un ex studente leader del movimento, ora in esilio, ha scontato 6 anni di carcere per la sua partecipazione alle manifestazioni dell'89. Sulla proposta di rimozione dell'embargo dice: "Se l'Unione Europea dovesse rimuovere l'embargo, sarebbe come dire che il 4 giugno [giorno della repressione militare sulla piazza contro gli studenti ndr] è finito. Ma per le famiglie delle vittime e per tutti i cinesi costretti all'esilio, il 4 giugno non è finito".

Wang ha aggiunto: "L'Ue guarda alla Cina solo dal punto di vista economico. I governi europei dovrebbero allargare la visuale fino all'area politica, ed allora si renderebbero conto di quanto sia ridicola l'idea di rimuovere il bando".

Il governo cinese e diversi governi europei insistono nel dire che l'embargo è una sanzione ormai superata; ma vari segnali in questi giorni mostrano che l'UE sta pensando di posticiparne la rimozione.

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