20/02/2016, 12.25
CINA - VIETNAM
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Mar Cinese: Hanoi all’Onu per i missili cinesi. Pechino contro Usa: militarizzano l’area

Il Vietnam ha sollevato una protesta formale contro la Cina e si dice “profondamente preoccupato”. Hanoi denuncia “gravi infrazioni” alla sovranità territoriale e una “minaccia per la pace”. Pechino ignora la protesta e lancia accuse agli Stati Uniti: sono loro il “vero motivo” di preoccupazione per la regione.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Il Vietnam ha sollevato una protesta formale contro la Cina e alle Nazioni Unite, dicendosi “profondamente preoccupato” per la decisione di Pechino di installare missili terra aria sulle isole contese nel mar Cinese meridionale. In una nota diffusa ieri il portavoce del ministero degli Esteri di Hanoi Le Hai Binh parla di “gravi infrazioni” alla sovranità territoriale del Vietnam sulle Paracels, che costituiscono “una minaccia per la pace e la stabilità della regione”. A rischio la “sicurezza, la tutela e la libertà” di navigazione e di sorvolo dell’area. 

La protesta è stata sollevata presso l’ambasciata cinese di Hanoi e al segretario generale Onu Ban Ki-moon. La questione dei mari è stata al centro dei colloqui nei giorni scorsi fra Vietnam e Stati Uniti, con il Paese asiatico che ha chiesto “azioni più incisive” al presidente Usa Barack Obama per contenere l’espansionismo cinese. 

Intanto il governo cinese glissa sulla protesta vietnamita e lancia a sua volta accuse agli Stati Uniti di voler “militarizzare” i mari dell’Asia-Pacifico, stanziando navi pattuglia, portaerei e incrociatori nelle acque contese, e promuovendo esercitazioni congiunte con gli alleati. Per Pechino sarebbe questo un “vero motivo” di preoccupazione, perché porta a una “escalation della tensione” nel mar Cinese meridionale. 

Il governo cinese rivendica una fetta consistente di oceano, che comprende le Spratly e le Paracel, isole contese da Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia (quasi l'85% dei territori); nelle acque contese del mar Cinese meridionale Pechino ha inoltre avviato la costruzione di una serie di isole artificiali, con impianti militari, che ha fatto infuriare Vietnam e Filippine le quali hanno promosso proteste ufficiali.

In risposta Hanoi e Manila - che per prima ha promosso una vertenza internazionale al tribunale Onu - hanno rinsaldato i legami bilaterali, formando un fronte comune in chiave anti-cinese. A sostenere i Paesi del Sud-Est asiatico vi sono anche gli Stati Uniti, che hanno giudicato “illegale” e "irrazionale" la cosiddetta “lingua di bue” usata da Pechino per marcare il territorio, fino a comprenderne quasi l'80% dei 3,5 milioni di kmq.

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