10/01/2014, 00.00
CINA - STATI UNITI
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Washington: "Provocatori e pericolosi" i programmi di Pechino sul mar Cinese meridionale

Il governo statunitense critica le nuove norme del governo cinese, che impongono limiti e restrizioni alle imbarcazioni straniere nelle acque contese. Non vi sono giustificazioni nel diritto internazionale e rischiano di inasprire rapporti già tesi nell’area. Nella controversia interviene Hanoi.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Gli Stati Uniti bollano come "provocatorie e potenzialmente pericolose" le nuove norme, volute da Pechino, che impongono limiti e restrizioni alla navigazione di pescherecci e imbarcazioni straniere nelle acque contese del mar Cinese meridionale. Per Washington esse rischiano di inasprire relazioni già tese nell'area Asia-Pacifico, in particolare fra Cina, Vietnam e Filippine. Il governo di Manila, attraverso la propria rappresentanza diplomatica, ha già chiesto ulteriori chiarimenti a Pechino, mentre analisti ed esperti di politica internazionale sottolineano il timore crescente di uno scontro armato nella regione. 

Secondo quanto dispone una norma approvata nel novembre scorso dall'amministrazione provinciale dell'Hainan, nell'estremo sud della Cina, e in vigore dal primo gennaio, le navi dovranno chiedere un "permesso preventivo" per il transito. Si tratta di un'area che comprende circa due dei 3,5 milioni di km2 che formano il mar Cinese meridionale, zona strategica tanto per i commerci quanto per la presenza di risorse naturali (gas e petrolio) nel sottosuolo.

Le disposizioni, oltre a creare preoccupazioni fra i governi dell'area, rischiano di inasprire i già tesi riporti fra Pechino e Washington che, nelle scorse settimane, aveva criticato con forza il proposito cinese di creare una zona aerea di controllo nel mar Cinese orientale.

Il Dipartimento di Stato americano afferma che le nuove regole sulla navigazione non avrebbero delle giustificazioni concrete "nelle norme internazionali"; e senza chiare legittimazioni fondate sul diritto, il governo Usa invita a "evitare quelle azioni unilaterali che rischiano solo di innalzare la tensione e minare a fondo le prospettive di una risoluzione diplomatica e pacifica delle differenze". 

Intanto nella controversia interviene anche il governo vietnamita, che rivendica la sovranità territoriale di ampie porzioni delle isole Paracel e Spratlys. "Qualsiasi attività straniera in queste zone senza il consenso del governo vietnamita - ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Luong Thanh Nghi - sono illegali e prive di fondamento giuridico". Una dura condanna arriva anche dall'Associazione pescatori vietnamita, che teme pesanti ripercussioni nella propria attività. 

Nel Mar cinese orientale la Cina lotta da tempo col Giappone per la sovranità sulle isole Senkaku/Diaoyu; con le Filippine lotta per le Scarborough Shoal. Nel Mar Cinese meridionale Pechino rivendica la sovranità delle Spratly e delle isole Paracel, rivendicate anche da Vietnam, Brunei, Filippine, Malaysia e Taiwan. Le isole, quasi disabitate, sono assai ricche di risorse e materie prime. L'egemonia riveste un carattere strategico per il commercio e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale nel fondo marino, in un'area strategica per il passaggio dei due terzi dei commerci marittimi mondiali. 

 

 

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