21/03/2013, 00.00
MYANMAR
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Meikhtila: due morti, una moschea devastata negli scontri fra buddisti e musulmani

All’origine delle violenze un banale alterco fra un musulmano venditore di oro e un cliente buddista. Centinaia le persone coinvolte; accuse alla polizia che non sarebbe intervenuta per arginare l’assalto. Allerta del governo centrale, nel timore di un’escalation. Delegazioni di buddisti e attivisti cercano di riportare la calma.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) - Le autorità birmane hanno imposto il coprifuoco nella cittadina di Meikhtila, sulle sponde dell'omonimo lago nella divisione di Mandalay, al centro del Myanmar, teatro di violenze interreligiose fra la maggioranza buddista e la minoranza musulmana. Il bilancio degli scontri divampati ieri è di due morti e di almeno una ventina di feriti; molte le attività commerciali della zona danneggiate o andate a fuoco. A scatenare la battaglia fra le due fazioni, alla quale hanno partecipato centinaia di persone, un banale alterco all'interno di un'oreficeria situata nel bazar principale della città.

Secondo le prime informazioni fornite dalla polizia, le vittime sarebbero il 26enne Than Myint Naing, un autista, e un monaco buddista le cui generalità non sono ancora state fornite. Nelle violenze, divampate alle 10 del mattino di ieri, sono andate distrutte anche una moschea e una scuola islamica.

All'origine degli scontri un banale alterco fra il proprietario di un "compro oro" di religione musulmana e un birmano buddista, entrato nel negozio assieme alla moglie per vendere una spilla in oro. I due uomini hanno iniziato a discutere sul prezzo dell'oggetto, attirando l'attenzione della folla. Il diverbio è degenerato innescando un vero e proprio scontro di piazza, che ha seminato morte e distruzione. Testimoni riferiscono che sul luogo erano presenti agenti in tenuta anti-sommossa, ma non sarebbero intervenuti per cercare di contenere le violenze.

Intanto l'amministrazione centrale guidata dal presidente Thein Sein ha chiesto ai responsabili della polizia di rafforzare le misure di sicurezza e ripristinare l'ordine, scongiurando un'escalation della tensione. Il timore è che il focolaio di odio interconfessionale si possa espandere ad altre aree del Paese. Per questo gruppi di monaci e attivisti di Mandalay e Sagain, oltre a organizzazioni non governative di Yangon, si sono dirette nella zona.

Gli scontri di ieri fra buddisti e musulmani confermano il clima di tensione fra le diverse etnie e confessioni religiose che sta montando in Myanmar, teatro lo scorso anno di violenti scontri nello Stato occidentale di Rakhine fra buddisti Arakanesi e Rohingya musulmani. Lo stupro e l'uccisione di una giovane buddista ha scatenato una spirale di terrore, che ha causato centinaia di morti e di case distrutte, assieme a migliaia di profughi che hanno cercato riparo all'estero. Secondo le stime delle Nazioni Unite in Myanmar vi sono almeno 800mila musulmani Rohingya, che il governo considera immigrati irregolari e per questo sono vittime di abusi e persecuzioni. 

 

 

 

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