22/09/2010, 00.00
NEPAL
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Millennium Goal: in Nepal cala la mortalità materna, ma non si sa come affrontare la siccità

di Kalpit Parajuli
Ai Millennium Development Goal Award, il Nepal è primo su 49 Paesi in via di sviluppo per gli sforzi a favore della salute delle donne. Nel nord del Paese migliaia di persone abbandonano i villaggi a causa dei cambiamenti climatici e lamentano l’assenza delle autorità.

Kathmandu (AsiaNews) - Al Summitt sulla povertà dell’Onu in corso a New York, il Nepal vince il Millennium Development Goal Award per i suoi sforzi contro la mortalità materna, arrivando primo su una lista di altri 49 Paesi in via di sviluppo. La premiazione è avvenuta il 19 settembre scorso. Essa ha portato nuove speranze nel Paese, che oltre alla profonda crisi politica di questi mesi deve affrontare anche i danni prodotti dai cambiamenti climatici nella regione Himalayana.    

Negli ultimi 10 anni in Nepal, i casi di mortalità durante il parto sono diminuiti di circa il 55%, passando da 415 decessi su 100mila parti nel 2000 a 229 nel 2010. Il risultato è dovuto soprattutto ai programmi educativi per le donne sviluppati dal governo, che in questi anni ha formato oltre 50mila volontari in collaborazione con l’organizzazione Usa World Vision e altre ong straniere. Altri fattori di successo sono il miglioramento delle strade e l’aumento dell’età media delle nozze.  

La mortalità materna è però solo uno dei problemi che affliggono la popolazione del Nepal. Dall’inizio dell’anno l’alternanza di forti siccità e alluvioni nel nord del Paese ha costretto la popolazione ad abbandonare le proprie terre. Secondo fonti locali i profughi sono già 10mila.

In questi mesi nel distretto di Dhankuta (Nepal nord orientale), a causa della siccità oltre 200 persone dei villaggi montani hanno lasciato le proprie case per raggiungere le pianure della regione del Terai. Ganesh Karky, del villaggio di Keruletenu, afferma: “Come possiamo vivere senza acqua? La scomparsa delle riserve idriche e le poche piogge ha costretto molti di noi a fuggire”. “Per mesi – continua - abbiamo lavorato con solo un litro d’acqua al giorno, ma per quanto potremo sopportare ancora la mancanza di acqua potabile?”. Come altri abitanti delle aree colpite Karky chiede l’intervento del governo, che a tutt’oggi non fa nulla per soccorrere la popolazione.

Arpana Karki, coordinatrice della Caritas di Kathmandu, sottolinea che non ci sono risorse sufficienti per soccorrere la popolazione, colpita dalla siccità nel Nord e dalle alluvioni nel resto del Paese. "Per prima cosa – afferma - vogliamo che il governo si prenda le sue responsabilità, invece di affidarsi solo a noi e inizi a sostenere in modo concreto i nostri programmi di aiuto”. “Al momento  - aggiunge – noi non abbiamo sufficienti risorse per aiutare queste persone, perché siamo troppo concentrati a soccorrere le vittime delle inondazioni. Ma possiamo iniziare a pianificare dei programmi solo se il governo ci concederà maggiori fondi per lavorare”. 

Il problema dei cambiamenti climatici nell’Himalaya ha spinto i governi di Nepal e Bhutan ha organizzare per il prossimo 27 settembre l’incontro dell’Alleanza dei Paesi montani (Alliance of Mountain Countries). L’evento durerà fino al 28 settembre e vedrà la partecipazione di equipe di climatologi e agronomi che tenteranno di studiare le misure necessarie ad affrontare il disgelo dei ghiacci himalayani.

 

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