25/05/2017, 10.22
CINA
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Ministero cinese delle finanze: I problemi del debito cinese sono sovrastimati

Pechino si difende dopo che l’agenzia Moody’s ha declassato il rating del suo credito. I problemi sono la crescita che scende e l’aumento del debito statale giunto al 260%. Ci vorrebbero delle riforme economiche, ma il Partito frena per timore di perdere potere e far crescere le tensioni sociali. Forse la Cina si prepara a un disastro economico.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - “Il declassamento [del credito] è basato su un metodo inappropriato… Le difficoltà che la Cina deve affrontare sono sovrastimate, come sono invece sottostimate le sue capacità ad affrontare riforme strutturali ed allargare la domanda”. Il ministero cinese delle finanze ha risposto oggi così con una dichiarazione sul suo sito alla mossa dell’agenzia Moody’s che ieri ha retrocesso il rating del credito cinese, per la prima volta dal 1989.

L’agenzia ha abbassato il rating di un punto: da Aa3 ad A1. Con questa mossa piccolissima, Moody’s esprime la preoccupazione che l’economia cinese rallenti ancora di più nei prossimi anni e che sarà più difficile per Pechino poter avere prestiti e coprire le spese del suo debito.

L’agenzia fa notare che nel Paese il tasso di crescita sta scendendo (6,7 nel 2016; 6,9 nel 2015), mentre sta ingigantendo il debito statale giunto al 260% del Prodotto interno lordo.

La fetta maggiore di tale debito è concentrata sulle industrie statali, segnate dalla sovrapproduzione, senza attenzione alla domanda del mercato, i cui deficit vengono coperti ogni anno dalle banche statali.

Da tempo molti economisti domandano alla Cina di riformare tali industrie (“mammuth”) e di potenziare il consumo interno elevando i salari della popolazione lavorativa. Ma tali “mammuth” sono basi di potere economico per membri del Partito e per i loro figli, e bacino di occupazione. Il Partito teme una ristrutturazione che potrebbe provocare perdita di peso finanziario ad alcuni papaveri e alle loro famiglie, come pure tensioni sociali a causa della disoccupazione.

La mossa di Moody’s avviene a pochi mesi dal Congresso del Partito comunista cinese, il prossimo ottobre. Dopo la retorica della liberazione dai giapponesi e il massacro di Tiananmen nel 1989, il Partito ha appoggiato la sua credibilità e legittimità sull’economia e sul diventare tutti ricchi. Lo svelarsi di un’economia “drogata”, tenuta in piedi dai prestiti statali e dalla copertura dei debiti da parte dello Stato depone a sfavore della sua leadership.

Poche ore dopo l’abbassamento del rating del credito, Moody’s ha anche abbassato il rating di 26 imprese statali cinesi in considerazione per il governo di poter coprire i loro debiti.

Fra le imprese colpite vi sono la China Mobile, la China National Offshore Oil Corporation e la China Petrochemical Corporation.

Fra gli economisti sono in molti a credere che la Cina si prepari a un disastro anche peggiore della crisi dei sub-prime negli Usa - che ha diffuso la crisi finanziaria del 2008 – e alla crisi del Giappone negli anni ’90.

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