25/11/2016, 12.06
FILIPPINE
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Missionario Pime e l’appello dei vescovi: Non avere paura di denunciare le ingiustizie

P. Sebastiano D’Ambra commenta le lettera “Il nostro Paese, la nostra fede” scritta dal presidente della Conferenza episcopale. Un invito “a non farci mettere a tacere dalle minacce”. I cristiani tendono ad avere paura, “ma dobbiamo essere coraggiosi”. Gli omicidi extragiudiziali e la sepoltura di Marcos come un eroe, “stanno creando tensione nella società”. La difesa della famiglia e del lavoro.

Manila (AsiaNews) – La lettera di mons. Villegas “è opportuna perché i cristiani tendono ad avere paura in questi momenti difficili. È un periodo in cui bisogna essere coraggiosi e vedere in prospettiva cosa potremo fare. Adesso siamo più nella fase di denuncia delle ingiustizie”. È il commento di p. Sebastiano D’Ambra, missionario del Pime nelle Filippine, al messaggio “Il nostro Paese, la nostra Chiesa” pubblicato lo scorso 22 novembre da mons. Socrates Villegas, presidente della Conferenza episcopale filippina (Cbcp), al temine di un incontro del Consiglio permanente della conferenza.

Nella lettera, lunga cinque pagine, il presule invita tutti i fedeli a non lasciare che le minacce mettano a tacere il messaggio della Chiesa su temi morali importanti per la vita del Paese: “Abbiamo un Vangelo da proclamare – afferma mons. Villegas – e dobbiamo annunciare la persona di Gesù. Lo faremo, nei periodi migliori e nei periodi peggiori. Non siamo nemici di nessuno, ma cerchiamo di essere misericordiosi”.

Le lettera si configura come una risposta alla situazione socio-politica del Paese e analizza le questioni della povertà, del lavoro, della legislazione sulla famiglia e della lotta del governo alla droga. Dall’elezione di Rodrigo Duterte a presidente sono stati uccisi più di 5mila spacciatori o presunti tali, senza un adeguato processo. Gli autori della mattanza sono membri della polizia o membri di gruppi armati.

Le notizie quotidiane degli omicidi extragiudiziari, continua Villegas, “sono inquietanti e angoscianti. In nessun modo un governo può affermare con credibilità che questa guerra alla droga serve a preservare la vita, mentre favorisce, incoraggia e fomenta la distruzione della vita che viene considerata – sbagliando – indegna”. Mentre alcune delle uccisioni sono state investigate, aggiunge il vescovo, “nessuno è stato incriminato, evidenziando quella che appare come una completa impunità”.

Nella direzione della denuncia degli omicidi extragiudiziari, afferma p. D’Ambra, “va anche un attestato di un sacerdote redentorista, mio amico, che ha accusato in modo diretto Duterte per gli ‘squadroni della morte’ che ha organizzato quando era indaco di Davao. Più di 1000 persone sono state assassinate per suo volere. Con lo stesso stile sta uccidendo ora gli spacciatori a livello nazionale”.

Altro elemento di tensione è la sepoltura del defunto dittatore Marcos nel cimitero degli eroi di Manila, avvenuta il 18 novembre scorso: “Oggi a Manila c’è una grande manifestazione contro questa decisione – aggiunge il missionario – e anche a Zamboanga [sull’isola di Mindanao ndr] sono previste proteste”.

Sul tema della famiglia e delle difficoltà economiche, mons. Villegas ha invitato “gli uomini d’affari filippini e gli investitori dall’estero a rendere possibile per ogni filippino aspirare ad un futuro soddisfacente per se stessi e per la propria famiglia, nella propria terra”. Già lo scorso settembre i vescovi si erano scagliati contro tutti gli attacchi alla vita, compreso l’aborto, “che gridano al cielo per la giustizia divina”.

Durante il suo viaggio nelle Filippine, papa Francesco aveva messo in guardia contro “le colonizzazioni ideologiche che cercano di distruggere la famiglia”.

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