18/01/2005, 00.00
INDONESIA
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Mistero sulla sorte di 300 orfani di Banda Aceh

di Mathias Hariyadi

Esponenti di tutte le religioni chiedono di indagare sul traffico di 300 bambini da Banda Aceh a Jakarta, perpetrato da un'associazione protestante americana. Cattolici e protestanti  smentiscono ogni legame con l'associazione e negano di fare "proselitismo".

Banda Aceh (AsiaNews) – Cattolici, protestanti e musulmani chiedono al governo centrale di fare luce sulla vicenda riguardante un gruppo di orfani indonesiani, "vittime" di un traffico di persone tra Banda Aceh e Jakarta.

La denuncia nasce da un articolo del Washington Post, in cui si afferma che 300 bambini di Banda Aceh sono stati trasferiti a Jakarta dall'American christian world help, un'organizzazione americana protestante. Il presidente dell'associazione, Rev. Vernon Brewer, ha dichiarato di aver "trasferito" i bambini con il permesso del governo in alcuni orfanotrofi protestanti di Jakarta. Il ministero degli Esteri ha subito smentito la notizia, ma le organizzazioni musulmane hanno espresso dure critiche paventando il pericolo di "proselitismo" con il pretesto degli aiuti umanitari. Un portavoce del governo ha negato di aver mai ricevuto richieste o di aver concesso permessi ad esponenti del World help. Dopo la smentita ufficiale, l'associazione americana ha fatto un passo indietro, dichiarando di non aver mai ricevuto alcun permesso dalle autorità di Jakarta.

Masdar Farid Mas'udi, membro dell'organizzazione islamica Nadhlatul Ulama (NU), invita il governo centrale a "far luce sull'intera vicenda", sottolineando che queste iniziative potrebbero minare il clima "di armonia e collaborazione fra le diverse religioni".

P. Benny Susetyo, segretario e portavoce della Conferenza dei vescovi indonesiani (KWI), sottolinea che "non è intenzione della Chiesa cattolica far proselitismo fra gli orfani dell'Aceh" e ribadisce che "nessun orfanotrofio e organizzazione umanitaria cattolica ha ospitato alcun bambino" proveniente dalla zona colpita dal maremoto. Per evitare nuove crisi e polemiche, P. Susetyo invita le organizzazioni umanitarie internazionali cristiane ad "usare i canali creati dalle Chiese locali, che collaborano con i musulmani, per portare gli aiuti umanitari nell'Aceh" e accoglie con favore "ogni forma di proibizione governativa per le organizzazioni che cercano di muovere degli orfani da Banda Aceh".

Il Sinodo indonesiano delle Chiese protestanti (PGI) ha avviato un'inchiesta interna per chiarire la situazione e per mezzo di un suo membro, il rev. Andreas A Yewangoe, afferma di "non aver nulla a che fare con l'associazione" della quale mette in dubbio anche l'esistenza.

Il rev. Albertus Patty sottolinea che le voci di proselitismo circolano solo a Jakarta, non a Banda Aceh, dove "persone di diverse culture e religioni collaborano per portare aiuti alle vittime del maremoto" e definisce "un'esagerazione" il caso riguardante il World Help.

Il capo della polizia indonesiana, generale Pranowo, non crede alle affermazioni del gruppo americano e ribadisce che il livello di attenzione sul traffico dei bambini è "ai massimi livelli" in tutti i punti di maggior interesse a Banda Aceh.

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