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» 17/01/2008 11:51
TIBET – CINA
Monaci tibetani “suicidi”, avrebbero dovuto riconoscere il prossimo Dalai Lama
Gyaltsen Tsepa Lobsang e Yangpa Locho, entrambi di 71 anni, sono stati trovati impiccati fra settembre e novembre nel monastero di Tashilhunpo. Avevano riconosciuto l’undicesimo Panchen Lama, poi sequestrato da Pechino, ed avevano educato gli istigatori della grande rivolta anti-Cina avvenuta nella prima metà degli anni ’90.

Dharamsala (AsiaNews) – Due fra i più anziani e rispettati monaci buddisti tibetani sono morti in maniera misteriosa – ufficialmente “si sono suicidati” – nel corso degli ultimi due mesi a Shigatse, la seconda città del Tibet. Entrambi erano strenui sostenitori del Dalai Lama, di cui avrebbero dovuto riconoscere il successore. Lo confermano diverse fonti tibetane ed indiane, anonime per motivi di sicurezza, che spiegano: “La notizia è venuta alla luce soltanto ora perché il governo ha cercato di insabbiarla”.
 
I due anziani monaci- Gyaltsen Tsepa Lobsang e Yangpa Locho, entrambi di 71 anni – sono stati ritrovati impiccati nel monastero di Tashilhunpo, sede ufficiale del Panchen Lama e teatro di una delle più violente manifestazioni anti-cinesi mai avvenute in Tibet. Secondo alcuni lama locali, il governo e gli abati del monastero hanno sempre umiliato ed ostracizzato i due monaci, “colpevoli” di aver educato gli istigatori della rivolta (avvenuta nella prima metà degli anni ’90) e, soprattutto, autori del riconoscimento dell’undicesimo Panchen Lama, sequestrato poi dalle autorità comuniste.
 
Il decimo Panchen Lama, Lobsang Gyatso, morì nel 1995 in maniera del tutto inaspettata proprio a Shigatse, subito dopo aver abiurato le sue posizioni pro-Cina ed aver pronunciato un duro discorso contro le autorità comuniste.
 
Nel maggio del 1995, ascoltato il parere favorevole di alcuni monaci di Tashilhunpo (fra cui i due “suicidi”) il Dalai Lama ha riconosciuto il nuovo Panchen Lama nel piccolo Gedhun Choekyi Nyima, allora bambino di 6 anni. L’Ufficio Affari Religiosi del Partito comunista, per indebolire l’autorità del Dalai Lama, ha scelto invece nel novembre dello stesso anno Gyaincain Norbu, un altro bambino di 6 anni, adducendo ragioni rituali speciali.
 
Dopo il riconoscimento, il piccolo Gedhun è stato sequestrato dalla polizia e da allora non si è più visto. Le ripetute richieste internazionali di poter vedere il bambino, anche da parte delle Nazioni Unite, sono sempre state respinte da Pechino che risponde che il giovane e la sua famiglia “non vogliono essere disturbati da visitatori stranieri perché la cosa potrebbe avere effetti negativi”. Il secondo Panchen Lama, invece, non è amato dalla popolazione tibetana e, per questo, non vive nella regione, ma in Cina.
 
Il Panchen Lama è la seconda figura politico-spirituale più importante di tutto il buddismo tibetano. Egli ha il compito di guidare il giovane Dalai Lama fino alla maggiore età, prendendo in sua vece le decisioni più importanti riguardo al Tibet. Inoltre, dicono alcune antiche tradizioni, i monaci che riconoscono il Panchen Lama – se sono ancora in vita – vengono consultati per il riconoscimento del nuovo Dalai Lama.
 
Secondo alcuni monaci tibetani, la morte di Lobsang e Locho potrebbe essere collegata a questo compito: lo scorso settembre, infatti, Pechino ha emanato una nuova legge che regola le reincarnazioni nel buddismo tibetano, lasciando margine decisionale ai dirigenti politici e non religiosi. In questo modo il governo cinese intende fermare l’influenza della figura del Dalai Lama, garantendosi la fedeltà del suo successore. Pochi giorni dopo l’approvazione della legge, Gyaltsen Tsepa Lobsang è morto;  Yangpa Locho è morto due mesi dopo.

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