04/02/2019, 13.02
EMIRATI-VATICANO
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Mons. Machado: Il viaggio del papa ad Abu Dhabi, segno che l’islam sta cambiando

Secondo l’arcivescovo di Vasai (India), invitato ad Abu Dhabi, “i musulmani si stanno muovendo verso la tolleranza”. All’incontro sulla “Fraternità umana” invitati il grande imam di Al Azhar, il patriarca libanese Beshara Rai, i mufti sunnita e sciita Abdellatif Deriane e Ahmad Kabalan. L’influsso della globalizzazione. I punti neri dello Yemen, dove vi sono quattro chiese chiuse e dell’Arabia saudita. Membro del Consiglio musulmano degli anziani: In futuro il papa a Riyadh.

Abu Dhabi (AsiaNews) – La visita di papa Francesco ad Abu Dhabi è un segno che l’islam sta cambiando, che si “sta muovendo” verso la tolleranza. È quanto afferma mons. Felix Machado, arcivescovo di Vasai (India) e responsabile per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale indiana. Mons. Machado, che ha lavorato in Vaticano nel Pontificio consiglio per il dialogo fra le religioni, è stato invitato dalle autorità dell’emirato a partecipare all’incontro che si terrà nel pomeriggio sul tema della “Fraternità umana”, in cui interverrà anche il pontefice.

All’incontro, voluto dall’emiro Mohammad Bin Zayed Al Nahyan, sono invitati oltre 600 personalità religiose da tutto il mondo. “Io vedo un segno di speranza per il futuro del dialogo interreligioso”, commenta mons. Machado. “Forse i cristiani possono iniziare a vedere i frutti del dialogo. Le mentalità stanno cambiando e questo è un risultato. I musulmani si stanno muovendo verso la ‘tolleranza’, sebbene questa parola possa essere interpretata in modo negativo. Ma questo fa parte del cammino dei musulmani in generale e dei Paesi a predominanza islamica. Ci vorrà del tempo e il papa è qui per aiutare a nome dei cristiani”.

L’incontro sulla Fraternità e la stessa visita del pontefice avvengono in un anno che l’emirato dedica alla tolleranza. Al raduno internazionale sono presenti il grande imam di Al Azhar, Mohammad Tayyeb, come pure il patriarca del Libano Beshara Rai, insieme ai mufti libanesi sunnita e sciita Abdellatif Deriane e Ahmad Kabalan.

L’elemento tolleranza è molto presente negli emirati: vi sono nove chiese aperte e altre quattro nell’Oman, dove si celebra la messa nelle lingue dei cattolici migranti: inglese, tagalog, arabo, malayalam, konkani, tamil, urdu, tedesco, italiano, francese, spagnolo e coreano. Ad Abu Dhabi vi sono anche templi indù e buddisti.

Alcuni commentatori sui giornali locali, come il Khaleej Times, fanno notare che la tolleranza è una necessità a causa della globalizzazione che ha portato milioni di persone di diverse religioni ed etnie a vivere negli emirati e lancia l’economia degli emiri nel mondo intero.

Rimangono certo dei punti neri. Anzitutto la situazione dello Yemen, dove dal 2015 è in atto una guerra etnica e religiosa (fra sciiti e sunniti), che ha dolorose conseguenze anche per i cristiani. Oltre al martirio delle suore di Madre Teresa ad Aden nel 2016, e il rapimento del sacerdote salesiano Tom Uzhunnalil, liberato dopo un anno e mezzo, bisogna ricordare la situazione delle quattro chiese presenti in Yemen a Sanaa, Aden, Hodeida e Taez, che al presente sono tutte chiuse e inutilizzate per proibizione dei governanti o perché in zone di guerra.

Alla distruzione dello Yemen non sono estranei gli emirati, che partecipano a una coalizione a guida saudita che combatte contro gli Houthi yemeniti.

Un altro punto nero è la situazione dei cristiani e delle altre religioni in Arabia saudita, che non hanno libertà di culto nemmeno in privato.

Forse la visita del papa ad Abu Dhabi potrà fare da catalizzatore: quest’oggi su Arab News, giornale di Riyadh, Sultan Faisal Al-Remeithi, del Consiglio musulmano degli anziani, si augura che una prossima visita del pontefice alla penisola araba potrà includere anche una sosta in Arabia saudita.

(Ha collaborato Nirmala Carvalho)

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