17/12/2019, 11.47
INDIA
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Mons. Menamparampil: canti e digiuno contro la legge ‘anti-musulmani’

In Assam le linee telefoniche sono interrotte e l’esercito presidia le strade “soffiando un senso di intimidazione nelle persone che escono a fare la spesa”. Le università in rivolta sono sintomo della “paura che regna tra minoranze, tribali e dalit”. Chiese evangeliche: “Abolire la norma, che sta anche rovinando il Natale”.

New Delhi (AsiaNews) – Digiuni e canti: sono le “soluzioni creative adottate dagli studenti in Assam per esprimere la loro protesta in maniera pacifica”. Lo racconta ad AsiaNews mons. Thomas Menamparampil, arcivescovo emerito di Guwahati, che riesce a comunicare con l’esterno per pochi minuti, dato il blocco dei telefoni imposto dalle autorità indiane per tenere sotto controllo le proteste scaturite dalla nuova legge sulla cittadinanza che esclude i musulmani. “La situazione d’irrequietezza – prevede il vescovo – non diminuirà nel breve periodo”.

Intanto in tutta l’India proseguono le manifestazioni contro il Citizenship Amendment Bill (Cab), la norma considerata discriminatoria verso la comunità musulmana. Dopo gli scontri avvenuti nel fine settimana alla Jamia Millia Islamia di Delhi, la polizia ha arrestato 10 persone già note alle autorità. Nessuna di queste è studente del prestigioso ateneo, il primo a scendere in campo a difesa dell’uguaglianza di tutti i cittadini. Agli studenti della capitale, ieri si sono unite altre università in tutto il territorio (v. foto 2).

Mons. Menamparampil spiega che “i musulmani sono scontenti perché sono stati esclusi dalla lista di coloro a cui viene garantita la cittadinanza. La popolazione dell’Assam è angosciata all’idea di venire ridotta a minoranza nella propria patria, se la legge dovesse essere applicata alla lettera. I gruppi etnici più piccoli e le comunità tribali sanno che diventeranno ancora più deboli di fronte a comunità più numerose provenienti dall’esterno”.

Di fronte a tutto questo, la reazione degli studenti dell’Assam è stata più pacifica che altrove. “I giovani – prosegue – l’arcivescovo – hanno digiunato per un giorno, organizzato eventi musicali per manifestare la propria ira e il malcontento. Le autorità riferiscono che la situazione sta migliorando. Ad ogni modo, i militari dell’esercito girano ovunque con le sirene e soffiano un senso d’intimidazione nei cuori delle persone che escono di casa per acquistare il necessario”.

Nei giorni scorsi attivisti e musulmani hanno condannato la legge. Ieri anche le Chiese evangeliche dell’India hanno espresso indignazione e chiesto al governo di Delhi di ritirare la norma che sta distruggendo anche il clima di pace del Natale. La dichiarazione è a firma del rev. Vijayesh Lal, segretario generale della Evangelical Fellowship of India (Efi). Il leader cristiano sostiene che “lo scoppio degli studenti nelle università – che sono l’antenna e la coscienza del popolo e i futuri decision-makers – è indicativo”.

Secondo il rev. Lal, “il pericoloso esperimento del Registro nazionale per i cittadini in Assam [che ha escluso circa due milioni di musulmani, ndr], e la rassicurazione da parte del governo che i migranti illegali saranno perdonati e gli verrà concessa la cittadinanza se professano una religione diversa dall’islam, mostra i motivi e l’agenda politica”.

Per il cristiano, la linea discriminatoria del governo nazionalista indù è iniziata ad agosto con la questione del Kashmir, cui Delhi ha tolto lo status giuridico di territorio semi-autonomo, per poi proseguire con il Registro in Assam e l’attuale legge Cab. Tutto questo, aggiunge, “ha fatto nascere la paura tra tutte le minoranze, i tribali e i dalit sul futuro benessere e sullo status di pieni cittadini”. Il governo, esorta in conclusione, “deve immediatamente ripristinare la pace, rassicurare le persone e adottare misure urgenti per stabilizzare l’economia, ridurre i prezzi e rilanciare l’occupazione”. (A.C.F.)

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