08/10/2019, 12.15
TERRA SANTA
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Mons. Pizzaballa: contemplare la Parola di Dio, origine della missione

L’amministratore apostolico ha celebrato ieri la messa di apertura dell’anno accademico allo Studium Biblicum Franciscanum. Un istituto che “ha fatto la storia” imponendosi “per le sue scoperte”. Nel “piegarsi sui libri”, avverte, troviamo “la prima risposta al grido del mondo”.

 

Gerusalemme (AsiaNews) - Papa Francesco “ha istituito una domenica dedicata alla Parola di Dio”, un modo per “ricordarci che la vita della Chiesa, il sevizio al mondo […] deve scaturire da lì, dall’Eucarestia e dalla contemplazione della Parola di Dio”. È quanto ha affermato ieri mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato di Gerusalemme dei latini, nell’omelia della messa d’apertura dell’anno accademico allo Studium Biblicum Franciscanum. Sottolinenando il valore dello studio, il prelato ha ricordato l’opera della Ecole Biblique, del Pontifical Biblical Institute e dello Studium Biblicum Franciscanum; a questi tre istituti maggiori si affiancano “centri di studi minori” ma “non meno importanti, che si dedicano all’aggiornamento teologico e biblico di sacerdoti e laici che trascorrono qui periodi sabbatici”.

Lo Studium Biblicum Franciscanum (Sbf) è un’istituzione scientifica di ricerca e insegnamento accademico della Sacra Scrittura e dell’archeologia dei Paesi biblici. Fu ideato dalla Custodia di Terra Santa nel 1901 e opera dal 1924. Dal 1960 fa parte della Pontificia Universitas Antonianum di Roma. I due cicli di specializzazione, Licenza e Dottorato in Scienze bibliche e Archeologia, hanno sede presso il convento della Flagellazione, a Gerusalemme.

Lo Sbf rilascia i gradi accademici pontifici di Licenza e Dottorato in Scienze bibliche e Archeologia. Conferisce inoltre tre diplomi: Superiore di Scienze biblico-orientali e Archeologia; in Lingue bibliche; di Formazione biblica. Nell’attività didattica dà particolare importanza alle lingue bibliche e al contatto con il mondo biblico-orientale. Organizza convegni e giornate di studio, corsi di aggiornamento biblico e di formazione per gli animatori di pellegrinaggi in Terra Santa.

Salutando il decano fra Rosario Pierri, i docenti, il personale ausiliario, studenti e amici, mons. Pizzaballa ricorda che lo Sbf “ha letteralmente fatto la storia” imponendosi “per le sue scoperte archeologiche e gli studi” e gettando “nuova luce” sulla storia cristiana di Terra Santa. Le numerose istituzioni religiose, ha aggiunto, “più numerose” del “numero reale dei cristiani” sono “un segno evidente di vitalità”. “Nella nostra piccola comunità ecclesiale - prosegue - abbiamo una presenza religiosa che è espressione della pluralità delle lingue e dei carismi […] della Chiesa universale”. “Sono tanti - afferma l’ amministratore apostolico - i bisogni e le attività a cui siamo chiamati, il grido di chi attende la nostra attenzione, ma tutto deve essere ricondotto a partire da un centro”. “Non è facile e neanche possibile” avverte, capire una realtà della vita e del mondo “complessa” senza “uno spazio dentro di noi; uno spazio che è una presenza”. “Se manca questa presenza, manca il nucleo capace di accogliere, vagliare, discernere, ascoltare la realtà”, ovvero “il criterio di lettura di quello che accade attorno a noi”.

Per questo lo studio della teologia e dell’esegesi o grammatica accadica, del greco o siriaco, di Platone o Duns Scoto, “non sono un tempo rubato all’ascolto del grido del mondo” ma, al contrario, “la prima risposta necessaria, indispensabile” per dare al mondo “la risposta di cui ha bisogno”. “Lo studio serve - osserva il prelato - per dare forma e consistenza a quel centro unificante che nel nostro cuore si deve formare intorno alla Parola di Dio e alla conoscenza teologica di Cristo”. A quanti vogliono affrettare la conclusione del percorso di studi, conclude mons. Pizzaballa, “che sentono lontano dalla loro sensibilità e inutile” egli chiede invece di “piegarci sui libri” dove si trova la prima risposta, seria, solida, radicale al grido del mondo. Significa portare a Dio quel grido, ma anche ascoltarlo e rispondere secondo il progetto di Dio e non il nostro”.

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