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    » 17/01/2012, 00.00

    CINA – VATICANO

    Mons. Savio Hon: Libertà per i vescovi e i sacerdoti arrestati, fa bene anche alla Cina

    Bernardo Cervellera

    Anche se il governo non dà risposte né alla Santa Sede, né ai diplomatici, né ad amici del Vaticano e della Cina, è importante che “nessuno li dimentichi”. La risposta ufficiale del governo cinese quando si chiedono notizie è sempre: “Non sappiamo”. “Occorre anzitutto pregare”, “ma occorre anche appellarsi a coloro che li detengono”.
    Città del Vaticano (AsiaNews) – “La Cina dovrebbe liberare i vescovi e i sacerdoti arrestati perché farebbe del bene anche all’immagine internazionale della Cina”. Mons. Savio Hon Tai-fai, segretario della Congregazione dell’evangelizzazione dei popoli, ha commentato così la campagna di AsiaNews per la liberazione dei vescovi e sacerdoti scomparsi nelle mani della polizia o rinchiusi nei lager. Egli ha sottolineato che anche se il governo non dà risposte né alla Santa Sede, né ai diplomatici, né ad amici del Vaticano e della Cina, è importante che “nessuno li dimentichi”.
    Mons. Hon, cinese di Hong Kong, ha detto di essere “fiero della loro testimonianza. Io sono cinese e vedere questa testimonianza di fratelli miei vescovi mi riempie di gioia e di conforto”. “Questi martiri – ha aggiunto - rendono feconda la nostra evangelizzazione. Queste figure rimangono sempre come modelli di eroismo davanti a tutti i fedeli nel mondo”.
    Ecco l’intervista che ci ha rilasciato mons. Hon Tai-fai:

    Eccellenza, cosa pensa della richiesta di liberare questi vescovi e sacerdoti, o almeno conoscere il loro destino?

    Voler conoscere la loro situazione, presuppone che vi sia una forma di sistema che non lascia trapelare notizie sfavorevoli alla nazione. La risposta ufficiale del governo cinese è sempre: “Non sappiamo” , ed è quella che anche la Santa Sede ha ricevuto diverse volte. Ma quando si risponde così, si sa che queste persone essendo vescovi, uomini di fede e di fedeltà alla loro Signore, sono scomparsi per motivi religiosi. I loro familiari e i loro vicini ci danno notizie.

    Cosa si può fare per questi prigionieri della fede?

    Occorre anzitutto pregare per questi vescovi e sacerdoti scomparsi. Devo dire che io sono davvero fiero della loro testimonianza. Io sono cinese e vedere questa testimonianza di fratelli miei vescovi mi riempie di gioia e di conforto.
    Ma occorre anche appellarsi a coloro che detengono questi vescovi. Le autorità dovrebbero cercare di risolvere questo problema, non solo per le difficoltà che provocano nella comunità cristiana, ma per anche per quelle che provocano sulla nazione cinese. Le notizie di arresti, sparizioni, detenzioni nei lager o in domicilio coatto di vescovi o sacerdoti, suonano molto male per la Cina. Se queste persone hanno fatto qualcosa di male, li si mandi in tribunale, non in prigione o in isolamento. Questo modo non risolve alcun problema e danneggia l’immagine internazionale della Cina.

    Ha senso tutta questa sofferenza?

    Secondo la nostra fede, queste sofferenze hanno un grande valore mistico di salvezza. Questi martiri rendono feconda la nostra evangelizzazione. Queste figure rimangono sempre come modelli di eroismo davanti a tutti i fedeli nel mondo.

    Il Vaticano continua a chiedere la loro liberazione?

    Ci sono due canali attraverso cui chiediamo la loro liberazione. Il primo è quello di amici, che anche se non sono cattolici, presentano richieste sui presuli scomparsi a qualche autorità.
    Ma la risposta è sempre quella: “Non sappiamo, non sappiamo dove siano”.
    La stessa risposta la ricevono i diplomatici dall’estero, il canale ufficiale. Ma anche se non si riceve risposta, chiedere è sempre buono perché stimola i dipartimenti cinesi, della sicurezza nazionale, a non chiudere il conto, facendo scadere l’immagine della Cina nella comunità mondiale.
    I canali sembrano essere non molto efficaci, ma ripetere la richiesta è fondamentale, perché nessuno li dimentichi.
    Poi è importante per esprimere l’amore della Santa Sede verso le comunità clandestine.

    Qualcuno dice che il Vaticano ha dimenticato le comunità sotterranee…

    Si dice spesso che il Vaticano si è dimenticato di loro, ma non è vero. E’ che la Santa Sede non può pubblicizzare tutto l’aiuto e la vicinanza verso di loro.
    Noi aiutiamo tutta la Chiesa e non distinguiamo fra ufficiali e sotterranei, e teniamo conto di ciò che è importante per l’evangelizzazione.
    È pure importante che le comunità clandestine imparino a perdonare: il martire, come santo Stefano, è anche uno che perdona.
    Per esempio, nel caso delle ordinazioni episcopali illecite di mesi fa, diversi vescovi ufficiali sono stati obbligati a parteciparvi. Dopo di questo molti di loro hanno chiesto perdono al Santo Padre. E il papa lo ha concesso. Anche loro devono essere magnanimi e ricostruire l’unità nella riconciliazione.
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