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    » 06/10/2011, 00.00

    ASIA - ITALIA

    Moody’s, l’instabilità e la moneta unica mondiale

    Maurizio d'Orlando

    Interrogati da AsiaNews, gli estensori del rapporto che declassa il rating italiano, si sono rifiutati di commentare. Pochi mesi fa il capo analista di Moody’s aveva elogiato l’Italia, “Paese non a rischio”. È in atto un piano per varare una moneta mondiale, il “bancor”. Ma prima si deve distruggere l’Italia, l’euro, il dollaro e l’economia mondiale.
    Milano (AsiaNews) - Come AsiaNews aveva preannunciato [1], Moody’s, ha ieri ridotto la sua valutazione relativa ai titoli di Stato italiani di ben tre posizioni, pur in assenza di una reale motivazione [2], dell’emergere, cioè, di nuovi dati negativi sull’andamento dell’indebitamento pubblico del paese. Al contrario, nella motivazione stessa la Moody’s riconosce che ci sono alcuni fattori positivi [3], di cui alcuni intervenuti nel corso degli ultimi mesi e li elenca: la mancanza di significativi sbilanciamenti nell’economia (ad esempio, in Italia la disoccupazione non è così elevata, come negli Usa o in altri Paesi), l’assenza di situazioni acute nei bilanci del settore finanziario e non finanziario [4] (cioè, in Italia il governo non è intervenuto per ripianare, a spese dei cittadini, le perdite di grandi banche o imprese industriali come General Motors), così come le azioni intraprese dal governo durante l’estate (cioè una riduzione del deficit di bilancio pari al 10 % della spesa pubblica, che nessun altro Paese al mondo delle dimensioni dell’Italia ha attuato).

    Per fornire la motivazione del declassamento (the rationale of downgrade) i poveri analisti di Moody’s si devono arrampicare sugli specchi perché una ragione vera non c’è, o meglio, la si può intuire, ma non dire. Alexander Kockerbeck e Bart Oosterveld, gli analisti che hanno firmato il rapporto, scrivono infatti che la ragioni sarebbero tre, tutte prive di un supporto quantitativo e tutte collegate alla prima ragione fornita, cioè il non meglio precisato “sentimento” del mercato.

    Sarebbe facile riportare qui di seguito tutte le interviste e dichiarazioni pubbliche rilasciate dal capo analista di Moody’s, Kockerbeck nel corso di questi ultimi anni. In esse si afferma che l’Italia non è tra i Paesi più a rischio e si esprime plauso per l’opera del governo italiano. L’ultima è un’intervista rilasciata il 13 luglio scorso [5], appena pochi mesi fa, quando la seconda manovra d’aggiustamento dei conti pubblici italiani non era stata nemmeno ipotizzata. In mancanza di riscontri oggettivi e numerici, sarebbe quindi estremamente facile puntare il dito in merito alle vistose contraddizioni nelle valutazioni espresse da Moody’s.

    Ma tutti noi ad AsiaNews proviamo sincera comprensione per le umane esigenze di vita e lavoro degli analisti di Moody’s , molto spesso sottoposti a pressioni insostenibili come rivelato da William J. Harrington, in un esposto alla SEC (l’equivalente americano della Consob) lo scorso 8 agosto 2011 [6]. Harrington, ha rassegnato le dimissioni da Moody’s nel 2010 dopo aver raggiunto la qualifica più alta per un analista, quella di Senior Vice President e nella testimonianza se ne comprende il perché: c’è un inconciliabile conflitto d’interessi tra le esigenze di azionisti e clienti che pagano il servizio e l’indipendenza di giudizio che dovrebbe caratterizzare le valutazioni di merito del credito. Quegli analisti che non si piegano a fornire a clienti ed azionisti ciò che desiderano sia espresso nelle valutazioni da loro firmate sono spesso trasferiti, sottoposti a sanzioni disciplinari, ad angherie o licenziati [7].

    Ad AsiaNews abbiamo perciò tentato di contattare i firmatari della valutazione emessa da Moody’s per avere chiarimenti sui “sentimenti” di cui scrivono, ma purtroppo ci è stato risposto che non sono disponibili a rilasciare commenti ed è più che comprensibile. Harrington non menziona nello specifico quali siano questi “Paymasters” (gli Ufficiali Pagatori) di Moody’s, ma ad AsiaNews l’abbiamo già indicato nel precedente articolo [8]: Moody’s, deve il suo virtuale monopolio mondiale - che si spartisce con Standard & Poor’s e Fitch, le due altre agenzie consorelle – alla ISDA Inc., la International Swaps and Derivatives Association, la società consortile di operatori sul mercato dei derivati che impone una valutazione da esse emessa.

    Il punto è perciò comprendere sulla base dei documenti disponibili quali siano gli obbiettivi dei soci ISDA. È chiaro che nello specifico il “sentimento del mercato” dei soci ISDA è politico ed mirato a rimuovere il governo italiano di Silvio Berlusconi: l’ha chiarito in editoriale il direttore de “Il Corriere della Sera”, il maggiore quotidiano italiano, il cui capitale è detenuto da banche ed interessi finanziari.

    A questo punto tutto ciò potrebbe sembrare una vicenda marginale, di ordinaria indebita interferenza politica del potere finanziario, che sulla forza di fuoco della moneta “creata” dal nulla mira a sostituirsi, in Italia, come altrove nel mondo, alla sovranità popolare. Sarebbe grave, ma non sarebbe una novità.

    In realtà vi è molto di più in ballo e ce lo chiarisce un documento ufficiale del Fondo Monetario Internazionale . È qualcosa che non riguarda solo l’Italia, ma tutto il mondo e perciò anche i Paesi asiatici. In questo documento si chiarisce subito dalle prime pagine che l’obbiettivo di lungo termine è quello di arrivare ad una moneta unica mondiale (denominata “bancor” in omaggio a Keynes che per primo ne aveva fatto proposta) emessa da un’unica banca centrale mondiale. Al capoverso 50, a pagina 27 si chiarisce che “in mancanza di una significativa instabilità monetaria o di un ingiunzione [letterale!] per l’utilizzo di “bancor” per effettuare un importante categoria di pagamenti (ad esempio il pagamento delle tasse), superare le barriere ad un’ampia accettazione (di bancor, ndA) sarà una sfida chiave e forse proibitiva.

    Tradotto dal linguaggio per iniziati significa che non si potrà raggiungere l’obbiettivo della moneta unica mondiale senza un grande sconquasso monetario. Occorre perciò porre le premesse per l’instabilità e questo conferma quanto già esposto in precedenza: l’attacco all’economia italiana non si basa su considerazioni oggettive, ma sono lo strumento per provocare la destabilizzazione dell’Italia prima, dell’euro poi ed infine il dissolvimento del dollaro. L’obbiettivo è di rendere nullo ogni residuo brandello di sovranità ed indipendenza dei popoli, come s’è visto di recente con l’indecente guerra di Libia e con le menzogne sparse a piene mani dalla stampa internazionale [9].

    Insomma, l’obbiettivo è di sottomettere tutti i popoli ad un’unica banca centrale controllata dalla grande finanza internazionale, quella che accentra la quasi totalità dell’emissione dei derivati e che ci ha regalato la bolla dei derivati.


    [1] Vedi: MdO, 20/09/2011, AsiaNews, Crisi economica: una demolizione controllata
    [2] Vedi http://www.moodys.com/research/Moodys-downgrades-Italys-government-bond-ratings-to-A2-with-a--PR_227333
    [3] Scrive Moody’s : “some positive credit attributes”
    [4] Scrive Moody’s : "These include a lack of significant imbalances in the economy or severe pressure on private financial and non-financial sector  balance sheets, as well as the actions undertaken by the government over the summer.”
    [5] Vedi: Il Messaggero, 13/07/2011 L’Italia è un paese relativamente stabile e non è a rischio di contagio. Vedi anche : 13/01/2010, “L’Italia non è tra i paesi più a rischio”, in cui lo stesso Kockerbeck afferma che l’Italia "non presenta squilibri importanti come quelli che si stanno verificando in altre economie europee", l’esatto contrario di quanto affermato nella motivazione pubblicata martedì sera a firma della stesso Kockerbeck, di cui alla nota 2 precedente.
    [6] Vedi: William J. Harrington, http://www.sec.gov/comments/s7-18-11/s71811-33.pdf . Ad esempio, si veda la seguente affermazione contenuta nel documento: “The salient conflict of interest confronting Moody’s employees is that which arises simply from being employed by Moody’s.” (“Il principale conflitto d’interessi che devono affrontare i dipendenti di Moody’s è semplicemente quello che deriva dall’essere dipendenti di Moody’s”) ed il seguente capitolo dell’esposto: “Pre-2008: External Paymeisters Come First, Last and Always. Analysts to be Seen, Not Heard”. (“Pre-2008: Ufficiali Pagatori esterni vengono prima di tutto, in istanza definitiva ed in ogni momento. Gli analisti devono essere visti, ma non ascoltati”).
    [7] “Moody's analysts whose conclusions prevent Moody's clients from getting what they want, Harrington says, are viewed as "impeding deals"   and, thus, harming Moody's business. These analysts are often transferred, disciplined, "harassed," or fired.” Vedi un riassunto della vicenda pubblicato da Business Insider: http://www.businessinsider.com/moodys-analyst-conflicts-corruption-and-greed-2011-8#ixzz1ZudL9uFi. Per coloro che non avessero il tempo di leggere tutto l’esposto, lungo 78 pagine, di Harrington, suggeriamo di leggere un estratto delle sue dichiarazioni estrapolato da Business Insider : http://www.businessinsider.com/moodys-analyst-conflicts-corruption-and-greed-2011-8#the-analyst-bill-harrington-worked-at-moodys-for-11-years-most-recently-he-was-a-senior-vice-president-1
    [8] Vedi: MdO, 20/09/2011, AsiaNews, nota 1
    [9] Vedi: IMF, 13 aprile 2010, Reserve Accumulation and International Monetary Stability http://www.imf.org/external/np/pp/eng/2010/041310.pdf



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