10/05/2017, 08.13
COREA
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Moon Jae-in è il 19mo presidente della Corea del Sud

Il candidato democratico ha vinto con il 41,1% dei voti. Promette la fine dello stile “imperiale” della presidenza. Le sfide della disoccupazione e della crescita economica. Una politica di distensione con la Corea del Nord. Gli auguri dagli Stati Uniti, dal Giappone, dalla Cina.

Seoul (AsiaNews) – Di primo mattino, il democratico Moon Jae-in ha giurato come 19mo presidente del Paese promettendo una nazione più unita, dopo gli scandali che hanno travolto il suo predecessore Park Geun-hye, e di aprire un maggior dialogo con la popolazione e con la Corea del Nord.

Moon è stato eletto con il 41,1% dei voti. Il conservatore Hong Joon-pyo, del partito della presidente dimessa, ha preso il 23,3; il centrista Ahn Cheol-soo il 21,8%.

Alla cerimonia di inaugurazione davanti all’Assemblea nazionale, egli ha detto che vuole essere il presidente anche di coloro che non lo hanno votato.

Nel suo primo messaggio alla nazione, egli ha detto che vuole lavorare per “un nuovo mondo di unità e di coesistenza” con “un cuore timoroso e umile davanti alla storia e al popolo”.

Moon ha anche promesso che trasferirà la sede della presidenza a Gwanghwamun, nel centro di Seoul, per concludere uno stile “imperiale” e isolato nell’esercizio del potere. “Qualche volta – ha aggiunto – terrò dei vasti dibattiti in piazza Gwanghwamun e condividerò i poteri presidenziali il più possibile”. “Se necessario, volerò subito a Washington – ha detto -; andrò a Pechino e a Tokyo e in certe circostanze anche a Pyongyang”.

Moon, 64 anni, figlio di un rifugiato della Corea del Nord, cattolico, è stato in prigione e avvocato per i diritti umani sotto la dittatura del generale Park. È stato anche stretto collaboratore del presidente democratico Roh Moo-hyun in un periodo (2003-2008), in cui il Paese ha raddoppiato il Pil e ha tenuto una politica distensiva con i suoi vicini del Nord.

Moon si trova ad affrontare una situazione sociale con la popolazione frustrata dagli scandali della corruzione, segnata dalla disoccupazione soprattutto giovanile e dal rallentamento della crescita. Allo stesso tempo egli vuole riaprire la cosiddetta politica del “sole splendente”, attuata dal presidente democratico Kim Dae Jung, di collaborazione economica e di rapporti con la Corea del Nord.

Durante la campagna elettorale egli ha criticato l’atteggiamento bellicoso degli Stati Uniti e ha detto che vuole ridiscutere l’istallazione del sistema antimissile Thaad ferocemente criticato da Pyongyang e dalla Cina.

Fra le prime congratulazioni alla sua elezioni vi sono quelle del portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, che si augura di continuare a “rafforzare l’alleanza” e “approfondire la lunga amicizia e collaborazione”.

Il premier giapponese Shinzo Abe, ricordando che le due nazioni si trovano davanti a sfide comuni, come “il problema della Nordcorea”, si è augurato che essi possano insieme “contribuire ancora di più alla pace e alla prosperità della regione lavorando insieme”.

In un messaggio di congratulazioni, il presidente Xi Jinping ha detto che egli “ha sempre attribuito grande importanza alle relazioni fra Cina e Corea del Sud” e che “desidera lavorare con diligenza” insieme a Moon per assicurare comuni benefici ai due Paesi.

Qualche giorno fa il giornale nordcoreano Rodong Sinmun si è augurato la vittoria di una persona che aprisse alla distensione fra Nord e Sud, intendendo forse fra le righe proprio Moon. Ma finora non ha pubblicato alcuna risposta ufficiale alla sua vittoria.

 

 

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